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Il de profundis di Michele Santoro

COMMENTO ALL’INTERVISTA DI PETER GOMEZ A SANTORO DI CUI AL LINK:

RACAZZ!… Michele Santino mette in mostra tutto il suo dualismo con Grillo. Il conduttore è in realtà un istrione che si autoclebra a ogni trasmissione, con un ego tanto smisurato quanto miope: gli rode che Grillo bissi il suo successo di comico con quello di politico spazzando via insulse categorie politiche del passato quali la sinistra e la destra e mettendone in campo altre come onestà e delinquenza. Con Travaglio sclera quando questi gli ricorda la fedina penale dei suoi ospiti: “Dai Marco! piantala!… Non vedi che me li smonti” sembra pensare prima di stopparlo bruscamente. Francamente non vedo come Travaglio possa sopportarlo ancora a lungo. Santoro, la verità è che non hai più nulla da dire: vai a fare l’associato in qualche ateneo rosso o in qualche università privata, magari insegnando ‘storia dei talk all’italiana’, meglio se in una di quelle inutili facoltà di scienze della comunicazione.

Comunque RISPONDETE sotto in discussione alla seguente domanda: come farà Santoro a non chiudere se continua, nell’ordine, a:

1) fare vacui sermoni a inizio trasmissione che nessuno si fila (è assodato che tutti si sintonizzano sul canale appena finisce di parlare);

2) concedere spazio al suo compagno cariatide (ormai relegato a quando nessuno più guarda la trasmissione!… Suggerimento: dato che sono amici può illuderlo che le macchine lo stanno ancora riprendendo quando invece i cameramen le hanno già spente e aspettano di andarsene quando lui ha finito di mostrare le sue patetiche vignette);

3) invitare costantemente in studio ignobili iene come Sgarbi, Santanchè, Brunetta, etc. senza metterle alla berlina (dovere morale di ogni buon giornalista, ma ancor prima di ogni buon cittadino);

4) lasciarsi scappare la possibilità di mettere in fuga Berlusconi dalla postazione di ospite, rompendo anche le condizioni concordate per la sua partecipazione al programma, mediante una raffica di domande al vetriolo del tipo: “Di cosa chiaccheravate Lei, Cinà, Bontade e Dell’Utri seduti attorno a un tavolo negli anni ’70?”, “Quali benefici ha ottenuto come imprenditore e come politico dalla collaborazione con Cosa Nostra?”, “Si rende conto che la trattativa che lei avrebbe instaurato a partire dal ’93 con la mafia potrebbe aver scatenato le stragi successive a quelle di Capaci e via D’Amelio?”, e ancora, “Ha mai esaudito qualche desiderata della mafia attraverso le sue aziende, e in particolare attraverso le sue reti televisive?”, “Come spiega il suo successo elettorale del 2001 di 61 seggi su 61 in Sicilia?”, “Si sente ancora con qualche mafioso?… E Marcello?… come sta?”, etc.;

5) speculare sulle disgrazie della gente quali lutti familiari, disoccupazione, suicidi, etc. con del banale sentimentalismo, per esempio domandando a una fresca vedova: “Si è sentita abbandonata dopo la morte di suo marito?”, e cose simili degne di una qualsiasi BARBARA D’URSO;

6) zittire Travaglio quando ricorda carichi pendenti e condanne dei presenti in studio e dei loro compagni di partito;

7) non prendere atto che il suoi collaboratori (Ruotolo e Travaglio su tutti) sono l’unico valore aggiunto della trasmissione, il cui genere è ormai inflazionato su tutte le reti, e che non è il format che va riformato ma il conduttore (che forse dovrebbe anche andare in pensione);

8) distorcere notizie per perorare le sue teatrali filippiche contro il nemico di turno, non importa quale, basta che sia funzionale a dare una parvenza di credibilità al suo discorso. Insomma, comodo per lui fare il giornalista a mezzo servizio: metà cronista e metà attore. Purtroppo per lui questo gioco è stato scoperto e la gente ha già cominciato ad abbandonarlo.

9) non capire che se dovesse ripetere l’esperimento della prima stagione di Servizio Pub(bl)ico non riuscirebbe nemmeno a comprare i fogli per le vignette di Vauro. “Con un Deca non si può andar via…” E chi glielo darebbe più!

Elezioni Europee: sondaggi Ipsos di Ballarò Taroccati?

Posted maggio 7th, 2014 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Giornalettismo & disinformazione, Politica

Link sondaggio Ipsos di ballarò (M5S 10 punti percentuali sotto al PD: 33% contro 23%)

Scusate… RISPONDETE sotto in discussione:
alle ultime politiche (febbraio 2013) il PD prese il 25% dei voti… Come fa OGGI ad essere al 33-35% dopo aver, nell’ordine:
1) governato con Silvio Berlusconi, senza aver tra l’altro caldeggiato il voto palese per la sua decadenza al senato;
2) votato per la riconferma del programma F35;
3) regalato alle banche 7,5 miliardi;
4) abbassato le pene per il voto di scambio politico mafioso;
5) aumentato il carico dell’imposizione fiscale;
6) approntato riforme costituzionali dal vago sapore dittatoriale (abrogazione art 138, monocameralismo con premio di maggioranza antidemocratico etc.);
7) presentato una riforma di legge elettorale peggiore della precedente (ed era VERAMENTE difficile!);
8) regalato nel DEF centinaia di milioni, se non miliardi, di euro a clientele di partito e grandi lobby (tipo Sorgenia, Lottomatica etc.);
9) dimostrato negligenza, quand’anche non incompetenza, nella mancata emanazione di centinaia di decreti attuativi.

E QUI veniamo al punto: un ESECUTIVO per essere efficiente dovrebbe riuscire ad applicare nel più breve tempo possibile le leggi del parlamento. Questo, in continuità con quello LETTA, sempre PD più Berlusconi, annuncia decreti legge, ne emana alcuni, spesso incostituzionali per disomogeneità e pone la fiducia abusandone, privando il parlamento della sua funzione legislativa. Il tutto con la piena approvazione delle più alte cariche dello Stato.

Augias chi?…

Posted febbraio 3rd, 2014 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Giornalettismo & disinformazione

http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2014/02/AUGIASLIBRO.jpg?adf349

Cari (e)lettori del Fattoquotidiano.it: disquisire su GIUSTO/SBAGLIATO bruciare un libro A CASA e PUBBLICARNE su FACEBOOK la foto è come parlare del sesso degli angeli. SERVE a dare un’IDENTITÀ a chi NON CE L’HA o a DISTRARRE l’attenzione dai FATTI come:
1) l’ORGANICITÀ di intellettuali come AUGIAS alla PARTITOCRAZIA;
2) il REGALO alle BANCHE dei PARTITI di MAGGIORANZA;
3) uso ILLEGITTIMO della GHIGLIOTTINA calato sui legittimi diritti di OPPOSIZIONE parlamentare.
E più in generale l’IPOCRISIA di una sinistra che si professa PROLETARIA e ingrassa quella viscida matassa di banchieri, politici e affini.

I consigli degli opinionisti al M5s hanno rotto ‘li coioni’

Manco tre mesi d’attività parlamentare e una pioggia incessante di critiche si riversa addosso agli eletti del Movimento 5 Stelle. Critiche sterili scatenate da improbabili giornalisti e/o opinionisti (ma che cazzo di mestiere è?!) che piuttosto di raccontare fatti s’attaccano a pettegolezzi degni del peggior rotocalco scandalistico. Come direbbe il buon Marco Travaglio, si opina un fatto per poi trasformare l’opinione nel fatto stesso: abbiamo così titoli che impazzano nei media del tipo ‘Grillo epura’, ‘Grillo espelle’, ‘Grillo tiranneggia’, che affondano le radici al tempo della campagna elettorale di inizio anno, quando il terrore che il M5s allignasse alle urne era poco più che un presentimento. Vi ricordate i titoli anche allora? ‘Grillo fascista, despota’ e chi più ne ha più ne metta. Ora è il turno dei ben pensanti, quelli che vogliono dare ossessivamente buoni consigli. Ci hanno già provato nelle loro lunghe carriere di cronisti politici; hanno ‘consigliato’ i girotondini e il Movimento Viola contro Berlusconi, le varie correnti del Pd e varie formazioni della sinistra più o meno radicale, gli Arancioni di sindaci arrivisti e tutti quei movimenti che prima di fregiarsi dell’attributo ‘civile’ dovrebbero sciacquarsi la bocca con l’etanolo.

Non mi riferisco ai venduti per definizione ma ai più miti dispensatori di buone novelle come Paolo Flores D’Arcais, Antonio Padellaro, Milena Gabanelli, Michele Santoro, Corrado Formigli, Andrea Scanzi, Stefano Rodotà e tanti altri che credono ingenuamente al mito britannico del giornalista obiettivo. Alcuni lo fanno solo per marcare le distanze da un movimento diventato grande forza politica e affermarsi come indipendenti, altri (la maggior parte) perché sono omini dell’audience, legati alla volatilità degli ascolti. Parlare di Grillo e dei dissensi interni al M5s, si sa, alletta gli inserzionisti pubblicitari. Ma parlare o scrivere di quello che fanno i ‘cittadini’ (stesso nome con cui si facevano chiamare i parlamentari giacobini) parlamentari del M5s è sacrilego, un fuor d’opera, meglio caldeggiare false scissioni o raccontare gli screzi che nascono anche nelle migliori famiglie, magari dipingendoli come irremovibili frondisti. Questo è anche il gioco dell’ancien régime che s’infila come un cuneo per spaccare una forza  politica fatta da (alcuni) cittadini per (tutti) i cittadini: chi vi si presta o è stupido o è in malafede.

Consiglio a tutte le penne e le voci rosse che intendono perseguire realmente il bene collettivo attraverso i loro pulpiti cartacei, televisivi e digitali: narrate, sull’esempio di Marco Travaglio, un po’ quello che i 5 stelle stanno facendo (e hanno già fatto!) in parlamento.

“Sappiamo che i neoeletti (del M5s, nda)… hanno presentato una ventina di disegni di legge e altri ne stanno preparando; le loro presenze in aula e in commissione superano largamente quelle degli altri gruppi; hanno rinunciato (unici nella storia) al finanziamento pubblico di 42 milioni di euro; hanno avviato (unici nella storia) le pratiche per dichiarare ineleggibile B.; han fatto approvare una mozione per consentire a chi avanza crediti dallo Stato di scalarli dalle caselle esattoriali; hanno appoggiato la proposta del Pd Giachetti per tornare al Mattarellum, ovviamente sabotata dal partito unico Pd-Pdl-Monti; hanno contestato assieme a Sel il golpetto del governo in Senato per aggirare l’articolo 138 della Costituzione. Ma tutto questo i milioni di italiani che s’informano (si fa per dire) dai camerieri del potere non lo sanno. Da quando gli usurpatori hanno osato metter piede nel Palazzo, le guardie del corpo dei partiti e dei loro padroni dipingono M5S come un covo d’incompetenti sfaccendati e teleguidati che passano il tempo a litigare, epurare, espellere, o a parlare di scontrini, mentre Grillo e Casaleggio fanno soldi a palate”. Marco Travaglio, dall’editoriale de il Fatto Quotidino del 15/06/2013

Floris sul M5S: “Un errore tagliare gli stipendi dei politici”

Il conduttore di Ballarò, ospitato da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’, afferma che la riduzione dello stipendio dei parlamentari, propugnata dal M5S, è “un adeguamento alla sofferenza”.

Sabato sera durante la puntata di ‘Che tempo che fa’ Giovanni Floris, ospite della trasmissione, inanella una serie di valutazioni disarmanti – almeno per chi vive con uno stipendio medio – sulle istanze propugnate dal Movimento 5 Stelle. La più grave è sicuramente quella relativa alla riduzione dello stipendio dei parlamentari; secondo il celebre conduttore di Ballarò bisognerebbe piuttosto auspicare un miglioramento della professionalità della classe politica presente in parlamento, e non certo abbassarle lo stipendio. Floris asserisce con tono gentile che il M5S con questa richiesta vorrebbe un “adeguamento della società alla sofferenza” e non un sacrificio simbolico di solidarietà verso chi non ce la fa più – e in Italia sono in tanti –, come i più avevano inteso.

Ma il conduttore vicino al Partito Democratico non pago, sempre in tono garbato, afferma che il M5S per rispondere al problema dei parlamentari incompetenti avrebbe presentato dei “trentenni fuori corso”. Forse Floris non sa che l’88% degli eletti 5 Stelle è laureato – certo ci vuole pazienza a spulciare tutti i curricula pubblicati sul web di questi signori –, e che questa percentuale è la più alta tra tutte le forze politiche parlamentari; e che questa percentuale ha avuto il merito di alzare il grado generale di ‘professionalità-credibilità’ del parlamento, che altrimenti si sarebbe attestato come al solito al livello Pi(i)gs. Forse Floris lo sa e disinforma apposta.

Video:

Che tempo che fa: Giovanni Floris a “Che tempo che fa”

Grillo/giornali: l’onda di critiche verso un movimento non eletto

Nell’articolo una lista di critiche uscite sui giornali che segnano le tappe della campagna elettorale del comico genovese: da Grillo fascista a Grillo terrorista, fino all’ultima secondo cui Grillo sarebbe stato contestato ieri durante il comizio a Parma.

In cima alla lista dei giornali che criticano aspramente, e spesso in malafede, il Movimento 5 Stelle troviamo paradossalmente il Fatto Quotidiano. Per ammissione del suo stesso vice direttore, Marco Travaglio, i giornalisti che ci lavorano sono in maggioranza detrattori di Grillo e del suo movimento. In seconda posizione di questa speciale classifica si piazza Repubblica che, tra versione on line e cartacea, pubblica quasi quotidianamente editoriali o articoli di vilipendio nei confronti del M5S. Ma andiamo con ordine:

1) Grillo viene ripreso a parlare con attivisti di Casa Pound, titolo a reti e giornali unificati: “Grillo apre ai fascisti di casa Pound”;

2) dopo la liaison fascista, gruppi  dei centri sociali contestano Grillo nelle sue tappe di campagna elettorale, lui li invita puntualmente sul palco per esprimere le loro idee, titolo a reti e giornali unificati: “Grillo contestato da antifascisti”, dove l’equazione centro sociale = antifascismo suona alquanto stridente;

3) Grillo dal palco fa una battuta (sic!) invitando i francesi a puntare i missili anziché sul Mali sul nostro parlamento, Repubblica mistifica titolando: «Grillo: “Al Qaeda bombardi Roma”», ma l’equzione Grillo = terrorista sembra questa volta improponibile;

4) ieri a Parma per l’ultimo comizio emiliano, Grillo viene accolto calorosamente da una folla immensa, ma il titolo del Fatto non gli lascia scampo: «Beppe Grillo contestato a Parma. I genitori: “Rette troppo alte negli asili”».

L’elenco potrebbe continuare all’infinito, ma le critiche strumentali selezionate sono quelle di maggior spessore e si limitano al periodo di campagna elettorale iniziato 15 giorni fa. Illazioni alla persona e poche obiezioni ai contenuti dei comizi, rivolte al fondatore di un movimento che non è mai entrato in parlamento. Marco Travaglio chiamerebbe questo tipo di giornalismo “La scomparsa dei fatti” – dal titolo di un suo celebre libro – evidenziando come ormai i fatti lascino sempre più il posto alle opinioni che diventano esse stesse oggetto di cronaca.

Secondo Repubblica Grillo invita Al Qaeda a bombardarci: un falso

Posted febbraio 3rd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Giornalettismo & disinformazione, Politica

Desta scandalo sui giornali l’invito (ironico) di Grillo a bombardare il parlamento italiano. La Repubblica ad esempio gioca sull’equivoco nato dalla battuta del comico e titola: «Grillo: “Al Qaeda bombardi Roma”». In realtà, come spiegato dallo stesso interessato, il riferimento era ai francesi.

BOLOGNA – Ieri Beppe Grillo, in marcia elettorale col suo Tsunami Tour, ha fatto tappa a Bologna in una piazza Maggiore gremita di folla. Dal palco ha lanciato i soliti strali contro l’attuale classe politica, in particolare riguardo al recente scandalo di Monte Paschi richiamando il Partito Democratico alle proprie responsabilità. Tuttavia un quotidiano di vaglia come La Repubblica ha preferito parlare d’altro, estrapolando dal comizio una battuta per costruirci attorno un articolo fuorviante dal titolo «Grillo: “Al Qaeda bombardi Roma”».

In realtà il comico ha precisato, a scanso di equivoci, che l’invito era rivolto al governo francese che attualmente sta bombardando il Mali. Dal palco Grillo aveva evidenziato come l’Italia stia per offrire supporto logistico alla Francia per il lancio dei missili. Di qui la battuta di indirizzare la rotta verso il parlamento italiano. Dunque non si tratta di Al Qaeda, ma il giornale di Eugenio Scalfari ha preferito accostare ugualmente Grillo all’organizzazione terroristica islamica. Dal suo blog Grillo comunica inoltre che quanto affermato a Bologna serve a sottolineare la violazione dell’articolo 11 della Costituzione.

Video:

Battuta di Grillo sui missili al parlamento italiano, Bologna

M5s. Piazze Vs sondaggi: le prime sono piene i secondi in calo (VIDEO)

Movimento 5 Stelle in calo secondo i sondaggi, ma l’affluenza di gente ai comizi di Beppe Grillo non trova un riscontro congruo. Ieri a Lecce la piazza gremita ha accolto il comico genovese con un boato di approvazione.

Subito dopo il successo elettorale in Sicilia, dove il Movimento 5 Stelle si è affermato quale prima forza politica dell’isola col 15% dei voti, i sondaggisti ne hanno man mano registrato un calo. Le possibili cause, spiegano, sarebbero imputabili ad alcune aspre sortite di Beppe Grillo, dalle espulsioni di alcuni esponenti del MoVimento, a certi suoi exploit pubblici poco apprezzabili sotto il profilo del bon ton. Ma il comico, si sa, è un’istrione che difficilmente riesce a contenere sarcasmo e satira, risultando indigesto a quel giornalismo che fa dell’etichetta la propria ragion d’essere. Chi s’indigna delle sue parole, tuttavia, evita di criticarlo nel merito delle sue affermazioni, dipingendolo come un demagogo, populista, qualunquista, tribuno della plebe, arruffa-popolo, pifferaio magico etc.

Beppe Grillo, come ha fatto ieri a Lecce in una piazza gremita di folla, risponde a tono sia alle critiche che ai sondaggisti, chiedendo alla platea di gridargli alcuni dei citati epiteti. Prima dell’affermazione elettorale in Sicilia le maggiori agenzie di sondaggi accreditavano al M5s una percentuale intorno all’8%, poi rivelatasi la metà dei voti effettivamente ottenuti. Ora danno il MoVimento al 15%, ma c’è da sperare, per i partiti, che le previsioni di voto non si rivelino di nuovo errate; almeno non nella misura delle scorse elezioni regionali in Sicilia. A giudicare dalle foto dei comizi, opportunamente ignorate dalla stampa di regime, sembrerebbe in realtà profilarsi un’altra ondata di consensi.

Video:

Beppe Grillo a Taranto. 19/01/2013. 1/3

Beppe Grillo/Casa Pound: finta liaison manipolata dai media (VIDEO)

Titoli di fuoco hanno subito tacciato Grillo di affinità col movimento di estrema destra Casa Pound. Nel filmato in calce, riportato senza manipolazioni, si vede però un’altra scena: un dialogo accidentale, per strada, dove ognuno spiega le proprie ragioni. “Se mi dici – spiega Grillo a un ragazzo di Casa Pound – andiamo contro la Polizia e diamo delle manganellate, io non ci sto”.

Non bastasse la fregatura del simbolo scopiazzato, il Movimento 5 Stelle subisce l’ennesimo attacco a mezzo stampa riguardo a una presunta liaison dangereuses fra Beppe Grillo e Casa Pound. I titoli più sensazionalistici si omologano nella locuzione “Beppe Grillo apre ai neofascisti di Casa Pound”, mentre i giornali più sobri (?!) come Repubblica titolano “Grillo ai fascisti di Casa Pound: – se volete benvenuti nel M5S”. Se questa è informazione… Nel filmato in calce ci si può tranquillamente fare un opinione senza mediazioni taroccate. Non si vedrà altro che il comico genovese parlare con dei ragazzi del movimento d’ispirazione fascista su temi d’interesse comune.

“Il nostro – spiega Grillo agli militanti di Casa Pound – è un movimento ecumenico (…) se un ragazzo di Casa Pound ha i requisiti per entrarci, ci entra”. Quali saranno mai questi requisiti? Fedina penale pulita, non essere iscritti a partiti, non avere due legislature alle spalle (a qualsiasi livello istituzionale: comune, provincia, regione, parlamento) e fare politica per spirito di servizio civile, senza velleità di carriera. Quest’ultimo principio è quello che ha ispirato i più grandi uomini di stato che l’Italia abbia mai conosciuto; uno su tutti Giovanni Falcone (VIDEO). Qualche simpatizzante del Movimento 5 Stelle, tuttavia, si è risentito delle parole che Grillo ha scambiato con Casa Pound. È il caso di un consigliere comunale di Carpi, eletto come indipendente grazie al sostegno di Grillo e iscritto all’Anpi, che ha deciso di tagliare i ponti col MoVimento, forse fuorviato dall’ingannevole battage mediatico riservato alla vicenda.

Video:

Beppe Grillo & Casapound al Viminale 10.1.2013 – VIDEO INTEGRALE NON MANIPOLATO

Ballarò mente sullo stipendio degli eletti del Movimento 5 Stelle

Posted dicembre 10th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Giornalettismo & disinformazione

Nel servizio di Ballarò si afferma che i futuri parlamentari 5 Stelle verseranno una quota del loro stipendio al Movimento: una menzogna spudorata, confezionata in maniera grossolana, ennesima cartuccia esplosa dalla macchina del fango.

Quest’articolo è dedicato a tutti coloro che pensano che Ballarò sia una trasmissione democratica, votata al socialismo e, financo, al comunismo. A tutti i benpensanti che credono nella lealtà della sinistra e che le regole del galateo coincidano con quelle della democrazia. Nella puntata dello scorso 4 dicembre è andato in onda il servizio “Le tavole di Grillo”, in cui si ironizzava sul presunto dispotismo del fondatore del Movimento 5 Stelle. L’autore del filmato, il giornalista Enzo Miglino, ha mostrato uno stralcio del documento che i militanti 5 Stelle hanno dovuto obbligatoriamente sottoscrivere per potersi candidare nelle liste da presentare alle prossime elezioni politiche. Si tratta del “Codice di comportamento degli eletti in Parlamento”, da cui è stata estrapolata la frase “L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili”, omettendo di giungere fino al punto dove si legge: “il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà”. Al posto dell’omissis il giornalista ha concluso arbitrariamente che il residuo dovrà essere versato nelle casse del Movimento.

Una menzogna in piena regola, per di più abborracciata da mani rozze. L’astuzia non ha certo aiutato il povero giornalista, quando, proprio mentre pronunciava le parole “il resto va dato al Movimento”, il fermo immagine indugiava sul testo originale. Insomma un tentativo grossolano di disinformare che non ha certo mancato di suscitare reazioni: “ll Movimento Cinque Stelle Campania chiede la rettifica di quanto affermato dal giornalista Enzo Miglino nell’illustrare il Codice di comportamento degli eletti in Parlamento”. È quanto è stato notificato alla redazione di Ballarò in seguito alla messa in onda del servizio in questione. In realtà, in Rai, non è la prima volta che si manipolano notizie per nascondere la verità; celebre fu il tentativo da parte del Tg1 di spacciare la prescrizione di David Mills per una piena assoluzione. Mills, lo ricordiamo, è stato il consulente Fininvest condannato dal tribunale di Milano a 4 anni e 6 mesi – fino al secondo grado – per aver ricevuto 600.000 dollari versati sul suo conto da Silvio Berlusconi per testimoniare due volte il falso nell’ambito di due processi in cui il Cavaliere era imputato. Rai: di tutto, di più.

Video:

Ballarò: la menzogna sulla quota di indennità al MoVimento

Al Tg1 Mills assolto due volte

Grecia, assediato il parlamento per i tagli: silenzio dei media

Circa 100.000 persone assediavano il parlamento ieri notte ad Atene. Una protesta contro il terzo pacchetto di tagli alla spesa pubblica imposto dai creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi): nonostante l’eccezionalità, la notizia non trova il giusto spazio sui media.

ATENE – Piazza Syntagma, 100.000 persone circa a ridosso di un parlamento blindato da schiere di agenti in tenuta antisommossa (*). Parte del personale della Camera sciopera tra le file della protesta rallentando di fatto i lavori dell’Aula. Il deputato del Syriza (coalizione di sinistra) Lafarizis si è chiesto come potrà funzionare regolarmente il parlamento ad onta di tali ingenti defezioni. Ciononostante il pacchetto di tagli alla spesa pubblica è stato approvato: un iter sofferto che ha goduto di una maggioranza risicata (153 sì, contro 128 no e 18 astensioni). La finanziaria appena ratificata riguarda il triennio 2013-2016 e va ad aggiungersi alle precedenti due manovre di austerità di quest’anno, già avvilenti per il welfare. Nell’ordine sono previsti: 1) abolizione dei bonus su pensioni e stipendi degli statali; 2) riduzione del 25% delle pensioni del settore pubblico e privato, con innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni; 3) tetto massimo salariale di 1.900 euro per dipendenti della pubblica amministrazione; 4) riduzione sino al 27% dei cosiddetti “stipendi speciali” (polizia, magistratura, forze armate, personale medico degli ospedali statali, docenti universitari, diplomatici).

La manovra, presentata sotto forma di disegno di legge, modifica inoltre i termini contrattuali dei dipendenti statali, che potranno essere licenziati qualora l’ente cui appartengono venga abolito. In cambio di questi sacrifici – pari a un risparmio per l’erario di circa 18 miliardi di euro entro il 2016 – i creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi), meglio conosciuti come “la troika”, concederanno un prestito alla Grecia di 31,5 miliardi. In occasione delle dichiarazioni di voto alla Camera, il deputato Panos Kammenos – leader del partito Greci Indipendenti – ha definito il ministro delle Finanze Iannis Stournaras “un dipendente della Goldman Sachs con il compito di svendere la Grecia”. Il clima da guerriglia che circondava il palazzo a causa degli scontri fra polizia e manifestanti, si è inesorabilmente riverberato all’interno dell’Aula che per l’occasione si è trasformata in un opulento suk. La partita che si sta giocando sul piano economico fra troika e Repubblica Ellenica vede, dunque, in vantaggio la prima di un netto 4 a 0 (un referendum bocciato, più tre finanziarie lacrime e sangue). Insomma, dopo la “Primavera Araba” un nuovo contagio rivoluzionario si sta diffondendo in Europa; sarà forse per questo che i media evitano di parlare della nuova “presa della bastiglia” di piazza Syntagma?

*fonte: Guardian

Bonolis vs Bonolis: “Berlusconi rimbambisce gli italiani”, e lui?

Paolo Bonolis ha uno sdoppiamento di personalità o cavalca l’onda di protesta contro il suo datore di lavoro?

Troppo facile sparare a babbo morto: Bonolis prende le distanze dal suo padrone troppo tardi. Ha capito che il regno del Biscione sta per finire, e soprattutto ha in tasca – per sua stessa ammissione al settimanale “A” – altre proposte di lavoro. Che Berlusconi abbia rincitrullito le folle con dei programmi televisivi osceni, è un pensiero che oggi ha perso ogni valore. Chi lo affermava in passato veniva prima deriso, poi offeso – in tv, come in famiglia – e oggi bisogna saper distinguere da quale pulpito provenga la predica. Se è quello di Bonolis, non c’è che da rispondere: “Caro Paolo ci ha fatto divertire con Bim Bum Bam, ma ora non ci prendere in giro!” Tutti sanno che il conduttore di Mediaset è stato uno dei bracci operativi che veicolavano i messaggi del nano da strapazzo, riassumibili nel motto imperiale “Panem et circenses”. Certo, Bonolis non sarà stato il personaggio più demente che il Biscione abbia partorito, ma è proprio per questo che andrebbe annoverato fra i più pericolosi. È grazie a lui e ad altri come Antonio Ricci che il partito unico – mediatico e televisivo – è nato e ha prosperato, lobotomizzando le menti inerti di milioni di italiani.

Per il semplice motivo – declinato inflazionatamente in svariati manuali di Pnl e nel libro “Psicologia delle folle*” di Gustave Le Bon (1895) – che per manipolare l’opinione pubblica bisogna avere la compitezza di un Bonolis o di un Mike Bongiorno. La mercificazione del corpo della donna è un’aberrazione più digeribile se presentata da uomini in giacca e cravatta, che ungono con salamelecchi le “coscienze di Zeno” dei telespettatori. E così pure le verità distorte, quand’anche sconfinano nell’assurdità, si spacciano meglio se a dirtele sono persone “travestite” da ridicoli soloni (Emilio Fede, Vittorio Sgarbi) o da vicino della porta accanto (Maria De Filippi, Barbara D’Urso). Dunque la faccia buona del Biscione ha coperto le ingiustizie di una classe politica guidata da un editore televisivo in palese conflitto d’interessi, che, con una mano, governava tre reti televisive nazionali e con l’altra il parlamento italiano. Per non parlare dell’influenza di B. sulle nomine della dirigenza Rai, che fruttavano il controllo della quasi totalità dell’etere. Bonolis ha fatto la classica caduta di stile dei generali di regime che, abbattuto il dittatore, si convertono alla rivoluzione.

*”Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre l’aspetto di un Cesare”