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Fassino e la Madonna: “Le tangenti del PCI” di ieri e oggi (PD)

Posted maggio 14th, 2014 by marcomachiavelli and filed in Criminalità organizzata, Delinquenza politica, Lobby e malaffare, Politica

Fassino (Piero, nda), quando si tocca il tema tangenti al PCI, sembra Sant’Ignazio di Loyola davanti al saraceno che mette in dubbio la verginità della Madonna”. Cit. Saverio Vertone, editorialista, risalente al periodo di Tangentopoli

Fonte: Il compagno Q

Patronati esteri/Pd: voto pilotato? Ascolta le telefonate (VIDEO)

Posted febbraio 18th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Politica

Cinque telefonate a quattro patronati diversi con un obbiettivo comune: sponsorizzare all’estero i candidati del Pd. Questi istituti, per legge, non possono fare campagna elettorale, anche se, stando a quanto emerge dalle registrazioni, sembra vero il contrario.

La scena è questa: gli attori telefonano a cinque sedi dei patronati esteri Acli, Inas (Cisl), Inca (Cgl), Ital (Uil). La domanda è sempre la stessa: “Ma il vostro patronato sostiene qualche candidato?”; la risposta pure: “Sì certo, quelli del Pd”. Nel primo caso un dipendente del patronato francese Acli si propone addirittura di “guidare” nella scelta di voto un nonnetto un po’ rintronato che l’attore dice essere suo nonno. Negli altri casi invece si nota un po’ più di ritrosia nell’indicare palesemente i candidati del Pd; tuttavia messi alle strette dagli interlocutori tutti gli operatori ammettono che i loro patronati, sebbene di estrazione politica diversa, appoggiano il partito di Pierluigi Bersani.

Questo in barba alla legge che vuole questi istituti, che dipendono dal Ministero del Lavoro, a servizio dei cittadini al fine “di tutelare i diritti individuali di qualsiasi cittadino presente sul territorio nazionale (*)” e internazionale. Oltre al ruolo dettatogli dal legislatore, hanno quello, soprattutto all’estero, di assistere pensionati e anziani nelle operazioni di voto che avvengono per posta previa compilazione dei documenti necessari a identificare l’elettore. Le registrazioni telefoniche qui in calce sembrano confermare i sospetti che circolano a proposito della propaganda elettorale a favore del Partito Democratico.

(*) Fonte: Wikipedia

Video:

TELEFONATE SHOCK! VOTO ESTERO, PATRONATI E PD

http://www.youtube.com/watch?v=ZVTxCnVHedY

“Fuori l’elenco dei mutui del Pd con Mps”, l’appello dalla rete

È quanto chiede Claudio Messora dalle pagine del suo blog Byoblu.com. L’appello è stato anche rilanciato dallo stesso Messora durante la trasmissione televisiva L’Ultima Parola (VIDEO).

Ci sono stati due chiari avvertimenti che hanno segnato la storia del ménage à trois Monte Paschi-Pd-Pdl. Il primo è stato quello di Pier Luigi Bersani quando poche settimane fa disse riferendosi ai Berluscones: “Se ci attaccano li sbraniamo”. Alla boutade si agganciò subito Beppe Grillo replicando dai palchi del suo tour elettorale: “Gargamella – Bersani, nda –, con cosa vorresti sbranare? Ti sono rimaste solo le gengive“. Il messaggio implicito del segretario del Partito Democratico era inequivocabile: se voi del Pdl ci attaccate, innescate una guerra senza quartiere dove cadremo entrambi visto il coinvolgimento del vostro coordinatore nazionale Denis Verdini nell’inchiesta su Monte Paschi.

Il secondo monito proviene da Giorgio Napolitano che esorta stampa e magistratura a non diffondere notizie destabilizzanti per il sistema bancario italiano. A godere di questa cappa di silenzio ci sarebbe un ammucchiata di interessi: dagli organi di vigilanza (Consob e Bankitalia), poco solerti nell’intervenire, ai due partiti che con l’istituto senese andavano a nozze, Pd e Pdl. Ora l’appello alla trasparenza, forse l’unico di buon senso, lanciato dal blogger Claudio Messora ai vertici del Partito Democratico: “Se il Pd vuole almeno provare ad avere titolo per rivendicare un po’ di credibilità, deve fornire l’elenco di tutti i mutui a tasso agevolato, di tutti i finanziamenti e i prestiti in sofferenza ottenuti da nominati, dirigenti ed eletti, unitamente all’elenco di tutte le contribuzioni di nominati e dirigenti del Monte dei Paschi di Siena, insieme alle donazioni degli stessi, spontanee o meno. In fondo, tutto questo ci è costato 4 miliardi di euro almeno: abbiamo il diritto di sapere e il diritto di mandarli tutti a casa”.

Video:

Caro PD, fuori tutti i nomi di chi ha preso mutui agevolati da Monte dei Paschi

Processo Mediaset: legittimo impedimento negato al cittadino B.

Posted febbraio 2nd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia, Politica, Spaventapasseri

L’avvocato Ghedini avanza la richiesta di legittimo impedimento a causa della campagna elettorale. Il giudice di appello la respinge e il processo Mediaset non si ferma.

Il cittadino B. si sente diverso dagli altri davanti alla legge. Un po’ perché dice di essere perseguitato dalle toghe rosse, un po’ perché si arroga diritti che i comuni mortali non hanno. Dopo il lodo Alfano, bocciato dal referendum del giugno 2011 per volontà di 27 milioni di italiani, il lupo sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Ieri al processo d’appello sulla truffa dei diritti televisivi Mediaset gli avvocati del Cav, Niccolò Ghedini e Piero Longo, si sono visti respingere la richiesta di legittimo impedimento per il loro assistito dai giudici della corte di appello di Milano.

Accogliere l’istanza, dato che B. è il principale imputato, avrebbe significato mandare a monte il processo fino alla fine della campagna elettorale. L’effetto desiderato da parte dei legali sarebbe ancora una volta quello di allungare i tempi processuali, favorendo così l’avvento della prescrizione. Un leitmotiv che Ghedini e Longo conoscono bene e che vorrebbero utilizzare per scongiurare la pesante spada di Damocle che pende sulla testa del Cav: una condanna a quattro anni di reclusione più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque; quest’ultima se confermata in appello comporterebbe per B. la perdita dell’immunità sostanziale riservata ai parlamentari.

I giudici, dal canto loro, definiscono “generiche” le motivazioni addotte alla richiesta di legittimo impedimento perché il processo d’appello arriverà a sentenza dopo le elezioni, senza dunque condizionarne l’esito. I sodali di B., come al solito, si stracciano le vesti e parlano velatamente di sentenza politica, a cominciare da Ghedini: “Questo processo (…) impedisce al cittadino Silvio Berlusconi di poter essere al pari con i suoi contendenti (elettorali, nda)”; finendo poi col leaderino Alfano: “Come Pdl riteniamo scandalosa la decisione della corte di appello di Milano. Vogliono impedire al Capo della coalizione di centrodestra di fare campagna elettorale”.

Monte dei Paschi: Pd nell’imbarazzo, ma risparmiato da Berlusconi

Posted gennaio 31st, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Lobby e malaffare, Politica

La dirigenza del Pd afferma di non avere responsabilità sullo scandalo di Monte Paschi. Il Pdl decide di non infierire, sebbene potrebbe assestare il colpo del KO sul ring della campagna elettorale. Quale arcano si nasconde dietro a questo omertoso armistizio?

Ogni giorno emergono nuovi filoni d’inchiesta alla procura senese, già impegnata sul fronte dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Mps. L’ipotesi dei magistrati verte su un filo rosso che legherebbe tutte le operazioni illecite all’unico reato di associazione a delinquere. Indagata la dirigenza che ha favorito l’acquisto di Banca Antonveneta dall’istituto di credito spagnolo Santander: al patibolo finisce in testa a tutti Giuseppe Mussari. L’ex presidente di Mps è destinato a essere immolato come capro espiatorio da chi conosceva il circuito di latrocini della banca. Le inchieste della magistratura accetteranno eventuali responsabilità penali, ma non certo quelle sul piano politico.

E qui la nota dolente si apre con le parole di Bersani rivolte recentemente al centrodestra: “Se ci attaccano – sullo scandalo Mps, nda – li sbraniamo”. Il Pdl sembra aver recepito il messaggio dal sapore marcatamente intimidatorio e si adegua cucendosi la bocca. D’altra parte Berlusconi nutre un sodalizio decennale con Monte Paschi, risalente addirittura ai primi anni ’80 quando cercava finanziatori per costruire Milano 2. Secondo un’inchiesta del sindacato ispettivo della banca datata 9 ottobre 1981, il Cavaliere godeva di particolari privilegi all’interno dell’istituto, non concessi ai normali clienti. Insomma, tra Pd e Pdl sembra implicito l’accordo “se cado io, cadi anche tu”: la campagna elettorale di entrambi può così continuare senza grandi turbolenze.

Elezioni: scoperta “fabbrica” di firme false. Coinvolta La Destra

Una lista di firme, un pubblico ufficiale che autenticasse, i timbri di alcuni tribunali: tutto falsificato. Sono le armi del delitto elettorale perfetto. Un’organizzazione che, secondo la Procura di Lodi, forniva firme false ai partiti per partecipare alle elezioni; fra i clienti ci sarebbe La Destra di Storace.

Potrebbe rivelarsi lo scoperchiamento di un vaso di Pandora. Una “fabbrica” di firme false che, come affermano gli inquirenti, funziona analogalmente a quegli uffici occulti che compilano false fatture per taroccare i bilanci di grandi aziende. L’indagine è partita da un elenco di 500 sottoscrizioni de La Destra – attuale partito di Francesco Storace – autenticate da un giudice di pace che in realtà non ne sapeva niente. Le firme sono relative alla presentazione delle liste per le candidature al parlamento (Camera, collegio Lombardia 3) e per quelle delle elezioni regionali lombarde. L’ex governatore del Lazio si dichiara “parte lesa” e dice di aver già sporto una denuncia (ma contro chi?).

C’è forse qualcuno che si divertirebbe a falsificare le firme per sostenere le candidature de La Destra? Storace, Storace… Forse è più plausibile che una formazione politica locale come la sua chieda aiutini per le sottoscrizioni in regioni distanti come la Lombardia. Parliamoci chiaro, chi firmerebbe a Sondrio o a Bergamo per mandare in parlamento o nella propria regione candidati di un movimento politico laziale? Storace, Storace… Nel frattempo la lista de La Destra è stata esclusa dalla corsa elettorale nella circoscrizione che comprende le province di Mantova, Lodi, Pavia e Cremona.

La procura lodigiana, titolare dell’inchiesta, fa sapere inoltre che anche le liste “Lega lombardo-veneta” e “Movimento Italia Giusta” sono coinvolte nella vicenda. In diversi appartamenti e in uno studio legale di Milano sono stati rinvenuti 83 timbri con i nomi di giudici di pace di diverse regioni (Lombardia, Liguria, Piemonte, Molise e Lazio), timbri dei Comuni di Monza e Pavia e del tribunale di Milano, elenchi di firme e moduli in bianco. Insomma, tutto l’occorrente per poter compilare i documenti necessari alla presentazione delle liste; alla faccia di chi si è fatto un mazzo tanto per produrre onestamente cotanta documentazione. Incombe infine una domanda: quanti e quali sono i clienti nell’agone politico italiano della fabbrica di firme false?

Monti boccia referendum contro inceneritore, Grillo s’infuria

Il governo boccia il referendum della Valle d’Aosta contro la costruzione di un inceneritore impugnandolo davanti alla Consulta. Beppe Grillo, grande sostenitore di questa consultazione popolare, si dice amareggiato, ma i promotori del referendum sono sicuri che nella loro regione non si costruiranno più inceneritori.

Di rado succede che un governo nazionale si occupi di questioni relative alle regioni e, in particolare, di casi così specifici. A novembre in Valle d’Aosta si è tenuto un referendum propositivo storico: per la prima volta dall’introduzione di quest’istituto si è raggiunto il quorum, dando così immediata applicazione ai relativi quesiti. Si trattava di ratificare una legge di iniziativa popolare, bocciata dal consiglio regionale, ma che grazie al referendum è stata approvata immantinente. La legge vieta la costruzione di inceneritori in Valle d’Aosta perché costituirebbero un pericolo per la salute pubblica. Così, venerdì scorso, il consiglio dei ministri presieduto da Mario Monti ha annunciato di voler impugnare la legge valdostana contro l’incenerimento dei rifiuti.

Il contenzioso sarà portato davanti alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla liceità della norma. Certo è che una fretta simile da parte di un governo nazionale non si era mai vista. Neppure rispetto a questioni analoghe ma decisamente più importanti, come è successo in Emilia e in Lombardia durante le ultime elezioni regionali. Una legge nazionale prevede infatti che i presidenti di regione non possano candidarsi per più di due mandati consecutivi, al fine di evitare un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di una singola persona. Ebbene, sia in Emilia Romagna che in Lombardia i due governatori sono rispettivamente al terzo e al quarto mandato consecutivo. Nel caso della Lombardia, l’incompatibilità del presidente Formigoni è stata segnalata con un esposto alla procura di Milano da parte degli attivisti locali del Movimento 5 Stelle.

Ma il giudice, pur condividendo i motivi della denuncia, non ha potuto procedere contro il governatore lombardo perché la regione “non ha recepito le disposizioni della legge nazionale”, nonostante i tempi per ratificarla fossero già scaduti da un pezzo. Perché in quell’occasione il governo nazionale non ebbe nulla da eccepire? Forse che Roberto Formigoni conta più di 130.000 valdostani? “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo”. In realtà il referendum contro l’incenerimento dei rifiuti era già stato contestato davanti al Tar di Aosta da un’associazione di imprese interessate all’opera, ma il giudice ne aveva confermato la legittimità perché pertinente alla tutela della salute. Tuttavia Monti e ministri sostengono che si tratti di materia ambientale e quindi impugnabile.

Comunque vada sarà un insuccesso per la democrazia; la volontà popolare, si sa, è un optional per questi politici. Scontate, inoltre, le reazioni del comitato promotore del referendum che chiede il rispetto di quanto deliberato direttamente dai cittadini valdostani. A sostegno dell’iniziativa, più che mai osteggiata dalla classe politica locale con intimidazioni e manifesti indecenti, si sono spesi l’associazione Valle Virtuosa, la Società Internazionale di Medici per l’Ambiente (Isde) e il Movimento 5 Stelle col suo fondatore Beppe Grillo, ospite di una serata di propaganda referendaria. Si attendono ora nuovi sviluppi giudiziari sulla vicenda, che ad ogni modo ha acclarato il netto rifiuto dei cittadini valdostani alla costruzione di inceneritori nel loro territorio.

Sull’argomento:

Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Video:

Beppe Grillo ad Aosta 16 Novembre 2012 ore 21.00

Movimento 5 Stelle denuncia “i pianisti” al parlamento siciliano

Da poco entrati nell’Assemblea Regionale Siciliana, i portavoce del Movimento 5 Stelle s’inimicano già i loro colleghi deputati. Giancarlo Cancelleri, capogruppo dei 5 Stelle, denuncia la presenza di “pianisti” durante la votazione di un’importante mozione parlamentare.

I politici italiani non sono nuovi a questo tipo di pratiche. “I pianisti” si aggirano per le camere di tutte le più importanti assise italiane. Un voto per me e uno per il mio compagno assente, ma c’è anche chi vota per interi gruppi! In pochi nella storia hanno avuto il coraggio di denunciarli, un po’ per codardia, un po’ per connivenza. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Giancarlo Cancelleri, in una regione dove vigono omertà e sudditanza, è riuscito a farlo. Il 17 gennaio, durante la seduta numero 15 dell’Assemblea Regionale Siciliana, è intervenuto a seguito della votazione di una mozione contro il ponte sullo Stretto di Messina.

“In questo momento in aula siamo in 27, compreso il presidente. I tesserini inseriti negli appositi spazi davanti agli scranni sono però 56. Chiediamo rispetto verso quei colleghi che lavorano e proporremo al consiglio di Presidenza di affrontare la questione, perché non è corretto che la diaria venga assegnata in funzione di presenze che non sono tali”. Ben 29 deputati assenti si sono avvalsi della complicità di qualche collega pianista per ottenere il gettone di presenza pari a 224 euro (emolumento che si aggiunge alla già cospicua indennità fissa). Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone – il deputato dell’Udc che il giorno del suo insediamento predicava massima trasparenza – ha cercato di smorzare i toni.

“La vicenda verrà valutata in uno dei prossimi consigli di Presidenza” ha detto, auspicando che “dell’accaduto non si faccia però un caso”. E te credo, non vorremo mica disturbare la nuova giunta Pd-Udc (sic!) di Rosario Crocetta, colui che voleva fare del Palazzo dei Normanni una cattedrale di vetro?! Intanto il capogruppo del M5s ha chiesto formalmente agli uffici della presidenza della regione di fornire l’elenco ufficiale dei deputati presenti alla seduta incriminata. Ma da Palazzo d’Orleans rispondono che ci vuole tempo assai… È forse questa la trasparenza tanto decantata dal presidente della regione in campagna elettorale?

Video:

Onorevoli Assenteisti “Giancarlo Cancelleri Interviene nella seduta dell’ARS del 17-01-2013″

Elezioni. Verona: no del sindaco leghista al comizio di Grillo

Lo Tsunami Tour del Movimento 5 Stelle procede a singhiozzo. Il primo intoppo capita a Verona, dove il sindaco leghista Tosi si attarda a concedere piazza Brà – quella intorno all’Arena – per il comizio di Beppe Grillo.

Che il Movimento 5 Stelle fosse inviso a tutti i partiti è cosa nota, ma che i politici si nascondessero dietro al dito della burocrazia per mettergli i bastoni fra le ruote è una scorrettezza da basso impero. Non bastassero i tentativi di boicottaggio da parte dei consolati e dei falsari del contrassegno elettorale, ora gli attivisti del M5s devono confrontarsi con l’ostilità delle amministrazioni locali. A Verona il nove febbraio farà tappa la campagna elettorale di Beppe Grillo, chiamata evocativamente Tsunami Tour.

Gli attivisti veronesi del M5s, per l’occasione hanno chiesto formalmente alla giunta del sindaco leghista Flavio Tosi l’autorizzazione per poter organizzare l’evento in piazza Brà, quella dell’Arena per intenderci. La risposta è stata un bel deferimento alla “disciplina elettorale” con cui la prefettura si riserva di regolare la propaganda delle formazioni politiche. Un prassi consolidata, secondo gli attivisti veronesi del M5s, “per ritardare l’inizio legale della campagna elettorale”. Gli organizzatori prevedono inoltre la presenza di una folla numerosa, motivo per cui necessitano della piazza più grande della città.

Video:

Beppe Grillo – Tsunami Tour a Pisa – 15.01.2013

Elezioni, governo nega il voto a 25.000 studenti all’estero

Il presidente Giorgio Napolitano emana un decreto per agevolare il voto degli italiani all’estero. Nel provvedimento si dimenticano però gli studenti del progetto Erasmus, circa 25.000 ragazzi sparsi in tutto il mondo. Lo stesso numero di elettori fu determinante nel 2006 per la vittoria del centrosinistra.

Prodi ci vinse le elezioni con 25.000 voti, ma l’attuale governo sembra non curarsene. Nemmeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – lo stesso, per intenderci, che firmava le “leggi vergogna” di berlusconiana memoria e che la Consulta ha recentemente incoronato re al di sopra delle legge con una sentenza scontata, criticata aspramente persino dai più grandi costituzionalisti italiani come Zagrebelsky e Cordero – ha mosso un dito per difendere il diritto di quei 25.000 studenti all’estero di esprimere democraticamente il voto alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Parliamoci chiaro, questi per la maggior parte sono studenti meritevoli che hanno ottenuto la possibilità di andare a studiare all’estero sulla base dei crediti universitari conseguiti, facendo domanda di adesione al progetto di scambio culturale denominato Erasmus.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili dal Rapporto Annuale Erasmus, nell’anno accademico 2010/2011 gli studenti italiani che hanno deciso di andare a studiare temporaneamente all’estero sono stati più di 22.000. Ma la tendenza è in forte crescita e si contano circa 1.000 studenti in più all’anno (*), circostanza presumibilmente dovuta alla volontà dei ragazzi di trovare dei solidi agganci per un futuro lavoro appagante, che in italia è stato loro negato. Negato, proprio come il diritto al voto che hanno perso a causa di un decreto legge – il numero 223 del 18 dicembre 2012 – approvato dal Consiglio dei Ministri di concerto col Quirinale. Il provvedimento, pubblicato alla chetichella sulla Gazzetta Ufficiale la vigilia di Natale, dispone una serie di agevolazioni per gli italiani temporaneamente all’estero – ma non ivi residenti – per “motivi di servizio o di missioni internazionali”, al fine di garantire il libero accesso alle prossime votazioni politiche.

Non sono dunque contemplati gli studenti Erasmus – vedi art. 2 del testo –, che per votare dovrebbero recarsi in Italia a loro spese, senza il benché minimo rimborso. Il problema, tuttavia, non è ignoto ai vertici istituzionali, dato che già nelle scorse due legislature – una presieduta dalla sinistra e l’altra dalla destra – si scatenarono petizioni di studenti che chiedevano di poter esercitare il proprio diritto di voto al pari dei loro compagni di università spagnoli, inglesi, tedeschi e persino messicani, i cui rispettivi paesi hanno attivato comode procedure di voto telematico. Cos’hanno da dire a proposito i signori Monti Mario e Napolitano Giorgio, che si sono trincerati dietro un decreto legge discriminatorio e platealmente in contrasto con l’articolo 48 della Carta Costituzionale? Il sospetto, più che fondato, è che si voglia impedire a una frangia di persone colte e ben orientate verso il rinnovamento di una classe politica in declino, di poter influire sull’esito delle urne di lunedì 25 febbraio.

Mario! Giorgio!… Paura eh?!

(*) Fonte: byoblu.com, Non faranno votare 25mila studenti

Consolati contro il M5S: firmare diventa una mission impossible

La raccolta firme del Movimento 5 Stelle per presentarsi alle prossime elezioni trova un grosso ostacolo nella scarsa collaborazione dei consolati. Fra lungaggini dei funzionari e l’inerzia delle procedure burocratiche sta per sfumare la possibilità degli italiani all’estero di votare il movimento di Grillo. Ecco alcune testimonianze.

La consegna delle firme necessarie per partecipare alle elezioni è prevista per il 20 gennaio. Un onere che riguarda soltanto quelle forze politiche che stanno fuori dal parlamento. Un vero e proprio handicap se si considera che il tempo per raccoglierle si è ridotto notevolmente dopo le dimissioni del governo Monti. Da aprile si è passati a febbraio, e per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana si vota in pieno inverno. Il Movimento 5 Stelle ha dunque intensificato la propria raccolta firme durante le festività natalizie e conta di partecipare alle votazione in tutte le circoscrizioni del territorio nazionale. Qualche problema è sorto invece per le quattro circoscrizioni degli italiani all’estero: Europa, America del Nord e Centro America, America del Sud e Asia/Oceania/Africa.

Il numero delle firme è stato abbattuto da un decreto legge estemporaneo del governo, passando da 1.000 per circoscrizione estera a 100. Il compito degli attivisti del M5S residenti all’estero avrebbe dovuto a quel punto risultare in discesa, ma la lentezza della macchina burocratica italiana si è messa loro di traverso. Non solo, a ostacolare il libero esercizio democratico di candidarsi al parlamento ci hanno pensato pure dei consoli che si sono negati quali funzionari autorizzati dalla legge italiana per autenticare le firme degli italiani all’estero. Il colmo della beffa è stato la scoperta da parte degli attivisti esteri del M5S che i moduli per raccogliere le firme dovevano essere stampati in formato A3 o simile, con il simbolo di rappresentanza non più largo di tre centimetri. Insomma, se Formigoni alle ultime elezioni regionali lombarde ha potuto partecipare presentando firme false, il M5S ha dovuto al contrario svenarsi fra bizantinismi burocratici per tentare di presentare la propria candidatura.

E non è detto che ci riesca, visto che la data della consegna delle firme stabilita dal Viminale cade di domenica, quando gli uffici sono chiusi. Se chi ha raccolto le firme all’altro capo del mondo dovesse consegnarle di lunedì, come logica vuole, potrebbe incorrere nella sorpresa di trovarsi un bel cartello affisso sulla porta del ministero con scritto: “Spiacenti ma abbiamo deciso che l’ultimo giorno utile era venerdì 18, riprovate alle prossime elezioni“. Il rischio concreto è che se non si raggiungono le 100 firme in ciascuna delle quattro circoscrizioni estere, gli italiani residenti oltre confine potrebbero non avere diritto a votare il movimento di Grillo. E all’estero si sa, i nostri connazionali guardano la politica italiana con occhi molto attenti.

Leggi le testimonianze degli attivisti sulla scarsa collaborazione ottenuta dai consolati per raccogliere le firme:

I consolati contro il Movimento 5 Stelle

Anonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzato

Posted gennaio 13th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento, Delinquenza politica, Politica

Un boicottaggio architettato in tandem da Andrea Massimiliano Danilo Foti, fan deluso di Beppe Grillo, e da Marco Manuel Marsili, fondatore di un partitAnonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzatoo fantasma. Sembra però difficile che i due sprovveduti abbiamo messo in piedi un piano così ben congegnato senza l’aiuto di qualche potente organizzazione.

Dietro il simbolo scopiazzato “Movimento 5 Stelle” non c’è nulla di serio. Solo un’associazione fantasma cui è stata inibita la diffusione del proprio simbolo (LEGGI L’ORDINANZA DEL TRIBUNALE) perché rubato, insieme al nome, a un’altra associazione che tuttora ne detiene la proprietà. Si chiama Partito Pirata ed è stata fondata nel 2011, mentre quella originale e omonima è stata fondata nel 2006. I finti Pirati guidati da un certo Marco Manuel Marsili hanno collaborato con Danilo Foti, il fan deluso di Beppe Grillo, per depositare il simbolo fittizio del Movimento 5 Stelle ieri al Viminale.

Nel dispaccio degli hacker di Anonymous Italia, divulgato dal sito byoblu.com, si legge una conversazione via Facebook (GUARDA LE IMMAGINI NELLA GALLERY) dove il mezzo pirata Marsili suggerisce a Foti di raccontare una storiella falsa da propinare ai giornalisti interessati alla notizia. E cioè che lo stesso Foti, anni prima, avrebbe fondato un Movimento 5 Stelle parallelo, con cui avrebbe partecipato in Sicilia alle elezioni comunali di paesini sotto i 1000 abitanti. Ora il vero Movimento 5 Stelle, il cui unico fondatore e ispiratore è il comico genovese Beppe Grillo, ha presentato un ricorso all’ufficio competente del Viminale per chiedere l’estromissione dalla scheda elettorale del simbolo scopiazzato del duo pirata Marsili-Foti. Grillo anticipa inoltre dal suo blog che, qualora non venisse ritirato il simbolo fasullo, non intende partecipare alle prossime elezioni di febbraio.

Guarda le immagini che immortalano il complotto Marsili-Foti su Facebook:

Anonimous: golpe contro Grillo