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Anonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzato

Posted gennaio 13th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento, Delinquenza politica, Politica

Un boicottaggio architettato in tandem da Andrea Massimiliano Danilo Foti, fan deluso di Beppe Grillo, e da Marco Manuel Marsili, fondatore di un partitAnonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzatoo fantasma. Sembra però difficile che i due sprovveduti abbiamo messo in piedi un piano così ben congegnato senza l’aiuto di qualche potente organizzazione.

Dietro il simbolo scopiazzato “Movimento 5 Stelle” non c’è nulla di serio. Solo un’associazione fantasma cui è stata inibita la diffusione del proprio simbolo (LEGGI L’ORDINANZA DEL TRIBUNALE) perché rubato, insieme al nome, a un’altra associazione che tuttora ne detiene la proprietà. Si chiama Partito Pirata ed è stata fondata nel 2011, mentre quella originale e omonima è stata fondata nel 2006. I finti Pirati guidati da un certo Marco Manuel Marsili hanno collaborato con Danilo Foti, il fan deluso di Beppe Grillo, per depositare il simbolo fittizio del Movimento 5 Stelle ieri al Viminale.

Nel dispaccio degli hacker di Anonymous Italia, divulgato dal sito byoblu.com, si legge una conversazione via Facebook (GUARDA LE IMMAGINI NELLA GALLERY) dove il mezzo pirata Marsili suggerisce a Foti di raccontare una storiella falsa da propinare ai giornalisti interessati alla notizia. E cioè che lo stesso Foti, anni prima, avrebbe fondato un Movimento 5 Stelle parallelo, con cui avrebbe partecipato in Sicilia alle elezioni comunali di paesini sotto i 1000 abitanti. Ora il vero Movimento 5 Stelle, il cui unico fondatore e ispiratore è il comico genovese Beppe Grillo, ha presentato un ricorso all’ufficio competente del Viminale per chiedere l’estromissione dalla scheda elettorale del simbolo scopiazzato del duo pirata Marsili-Foti. Grillo anticipa inoltre dal suo blog che, qualora non venisse ritirato il simbolo fasullo, non intende partecipare alle prossime elezioni di febbraio.

Guarda le immagini che immortalano il complotto Marsili-Foti su Facebook:

Anonimous: golpe contro Grillo

Stasera Berlusconi ospite di Santoro a La7: scontro annunciato

Posted gennaio 10th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento, Politica

Berlusconi questa sera sarà ospite del salotto buono di Michele Santoro. La trasmissione in onda su La7 e in streaming sul sito ilfattoquodiano.it promette una scintillante tenzone: sul ring, oltre al Cav e al conduttore, Marco Travaglio, Luisella Costamagna e Gianni Dragoni.

È da più di dieci anni che gli allibratori di tutto il mondo aspettano questo evento: finalmente oggi avrà luogo lo scontro. Sul ring saliranno Michele Santoro, in veste di arbitro-conduttore, Berlusconi, detto il Cav, lo schiaccianoci Marco Travaglio, la puntigliosa giornalista Luisella Costamagna e l’apparentemente innocuo Gianni Dragoni con le sue domande tacitiane. Sarà un incontro tutti contro uno, in una fossa dove il Cav reciterà la parte del gladiatore e i giornalisti quella dei leoni inferociti. Il Fatto Quotidiano rivela che la puntata di stasera è già andata in onda, privatamente. Berlusconi l’otto dicembre avrebbe infatti allestito ad Arcore un simulacro dello studio di Santoro, come palestra d’allenamento. Chiamati a sé i suoi giornalisti più fidati, avrebbe poi messo in scena lo scontro in programma questa sera di fronte a milioni di spettatori, con tanto di domande al fulmicotone sui suoi scandali, dai processi alle sue dubbie alleanze per le prossime elezioni. Secondo il Fatto pullulano le scommesse sull’abbandono dello studio da parte del Cav: l’eventualità è quotata 5 dai bookmakers, cioè paghi 1 e vinci 5 se Berlusconi fugge.

L’ex premier ha dichiarato di aver accettato l’invito perché nessun altro gli vuole offrire uno spazio televisivo in prima serata. Le condizioni per la sua partecipazione sono state al centro di un’accesa trattativa, in cui il faccendiere del Cav, Paolo Bonaiuti, ha cercato di ottenere informazioni sulla scaletta della puntata ricevendo da Santoro un bel due di picche. Alla fine è riuscito ugualmente a strappare al conduttore il nullaosta per riservare dei posti in platea, che presumibilmente saranno occupati da tifosi del Cav. Proprio come in una finalissima di coppa campioni la trasmissione rischia di trasfrmarsi in una bolgia, dove invece di una chiara e approfondita analisi giornalistica avremo l’ennesimo scontro tra Guelfi e Ghibellini, senza esclusione di colpi. E l’informazione che fine farà? Forse sarà relegata a quei dieci minuti in cui Marco Travaglio è solito leggere il suo lucido monologo. Ma anche lì c’è il rischio che il Cav si alzi dal cadreghino per andarsene via offeso da quelle che lui definirebbe delle accuse infondate di un giornalista schierato, ma che in realtà non sono altro che la cronistoria delle sue malefatte.

Bonolis vs Bonolis: “Berlusconi rimbambisce gli italiani”, e lui?

Paolo Bonolis ha uno sdoppiamento di personalità o cavalca l’onda di protesta contro il suo datore di lavoro?

Troppo facile sparare a babbo morto: Bonolis prende le distanze dal suo padrone troppo tardi. Ha capito che il regno del Biscione sta per finire, e soprattutto ha in tasca – per sua stessa ammissione al settimanale “A” – altre proposte di lavoro. Che Berlusconi abbia rincitrullito le folle con dei programmi televisivi osceni, è un pensiero che oggi ha perso ogni valore. Chi lo affermava in passato veniva prima deriso, poi offeso – in tv, come in famiglia – e oggi bisogna saper distinguere da quale pulpito provenga la predica. Se è quello di Bonolis, non c’è che da rispondere: “Caro Paolo ci ha fatto divertire con Bim Bum Bam, ma ora non ci prendere in giro!” Tutti sanno che il conduttore di Mediaset è stato uno dei bracci operativi che veicolavano i messaggi del nano da strapazzo, riassumibili nel motto imperiale “Panem et circenses”. Certo, Bonolis non sarà stato il personaggio più demente che il Biscione abbia partorito, ma è proprio per questo che andrebbe annoverato fra i più pericolosi. È grazie a lui e ad altri come Antonio Ricci che il partito unico – mediatico e televisivo – è nato e ha prosperato, lobotomizzando le menti inerti di milioni di italiani.

Per il semplice motivo – declinato inflazionatamente in svariati manuali di Pnl e nel libro “Psicologia delle folle*” di Gustave Le Bon (1895) – che per manipolare l’opinione pubblica bisogna avere la compitezza di un Bonolis o di un Mike Bongiorno. La mercificazione del corpo della donna è un’aberrazione più digeribile se presentata da uomini in giacca e cravatta, che ungono con salamelecchi le “coscienze di Zeno” dei telespettatori. E così pure le verità distorte, quand’anche sconfinano nell’assurdità, si spacciano meglio se a dirtele sono persone “travestite” da ridicoli soloni (Emilio Fede, Vittorio Sgarbi) o da vicino della porta accanto (Maria De Filippi, Barbara D’Urso). Dunque la faccia buona del Biscione ha coperto le ingiustizie di una classe politica guidata da un editore televisivo in palese conflitto d’interessi, che, con una mano, governava tre reti televisive nazionali e con l’altra il parlamento italiano. Per non parlare dell’influenza di B. sulle nomine della dirigenza Rai, che fruttavano il controllo della quasi totalità dell’etere. Bonolis ha fatto la classica caduta di stile dei generali di regime che, abbattuto il dittatore, si convertono alla rivoluzione.

*”Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre l’aspetto di un Cesare”

 

“Diaz”, docu-film sul G8 di Genova: Polizia? Un boia moderno

Posted maggio 1st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento

Foto diazilfilm.it ©

MACCHIE INDELEBILI – Poche settimane non sono bastate a cancellare le macchie di sangue impresse nella memoria dal film di Daniele Vicari. “Diaz” è un’accurata ricostruzione di quel che successe all’interno della scuola genovese dove vennero torturati inermi innocenti; “Don’t clean up this blood” è invece il sottotitolo, o meglio, la vera essenza di un lungometraggio che immortala le sevizie perpetrate da un Polizia deviata. Una testimonianza a uso e consumo della storia, di fronte alla quale si sgretola ogni puerile tentativo di smarcamento da parte dei vertici istituzionali. Il regista utilizza diversi punti di vista con l’arduo intento di dare al film un carattere universale con una duplice chiave interpretativa: ognuno dei protagonisti si trova a Genova per i motivi più disparati, ma finisce inesorabilmente per essere schiacciato dai manganelli della Polizia, fatta eccezione per un gruppetto di manifestanti che si rifugiano all’interno di un bar nei pressi della scuola. L’irruzione dei poliziotti suona quindi come un pestaggio indiscriminato nato da un perverso sadismo che abita negli apparati dello Stato; una punizione inflitta per la sola colpa di aver manifestato il proprio dissenso o più semplicemente per essere capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Insomma molti occhi – quelli delle vittime – che colgono insieme un unico fotogramma di insensata violenza. In secondo luogo dalla pellicola traspare il tema universale della cecità della violenza. Durante il blitz infatti i celerini non si fermano neppure di fronte a un anziano colpendolo brutalmente, ripetendo il vile gesto su centinaia di altre persone – fra cui molte giovani donne – che arrendevolmente alzavano le mani in alto chiedendo pietà.

FORZE DEL DISORDINE – La trama del film, basata sulle verità processuali che hanno portato alla condanna di alcuni agenti, si dipana fra riprese reali dei fatti ed elementi di fiction che temperano l’altrimenti insostenibile crudezza di certe scene. Questa dicotomia rispecchia alla perfezione l’idea che sottende l’intero sviluppo del progetto, ovvero quella di offrire una realistica cronaca di ciò che avvenne fra le mura della Diaz, dove alla fine del film una ragazza scrive su una finestra della scuola: “Don’t clean up this blood”. “Non cancellate questo sangue” sembra inoltre un invito per lo spettatore a ricordare e a divulgare i crimini di cui le forze dell’ordine si sono barbaramente macchiate, troppo spesso taciuti e mistificati unanimemente dagli organi d’informazione. Una stampa che il regista lascia impietosamente descrivere alle immagini originali dell’allora premier Berlusconi che dichiara che alla Diaz erano state ritrovate armi; oppure a quelle dell’agente che davanti alle telecamere afferma di essere stato ferito da un attivista durante il blitz alla scuola. Tutte circostanze smentite nel processo che minano ulteriormente la credibilità di uno Stato che tuttora si ostina a non prendere posizione sulla vicenda, e anzi fa di tutto per insabbiarla: in concomitanza al lancio nelle sale di “Diaz” infatti il Ministero dell’Interno ha diffuso una circolare dove si intima agli agenti di Polizia di chiedere l’autorizzazione prima di rilasciare interviste o partecipare a dibattiti sul film*. Segnali di decadenza?

IPSE DIXIT – “Mi dispiace moltissimo non averlo potuto girare in Italia, perché un film così porta ricchezza: 10mila comparse, 200 persone di troupe, 120 attori, con tutto l’indotto. Abbiamo ricostruito tutto a Bucarest, solo per costruire la strada di duecento metri, un mese e mezzo di lavoro di artigiani*”, Daniele Vicari.

*Fonte Wikipedia