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M5s: raccolte le firme per candidarsi nelle circoscrizioni estere

Posted gennaio 23rd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Il tempo stringente ha reso l’impresa ardua, ma il numero di firme necessarie per presentarsi nelle circoscrizioni estere è stato raggiunto. Il simbolo del M5s sarà dunque presente anche sulle schede elettorali di chi vota oltre confine.

È di oggi la notizia che per molti italiani temporaneamente all’estero per motivi di studio o di lavoro o di altra natura non sarà possibile votare, per lo meno agevolmente. Lo conferma il governo con un comunicato tranchant del Consiglio dei Ministri, escludendo di fatto ogni procedura di voto telematico riservata invece ai militari o agli iscritti all’Aire. Secondo stime ufficiose le persone in questa condizione disagevole sarebbero poco sotto il milione e difficilmente riusciranno a tornare in Italia per votare dovendosi sobbarcare le spese di viaggio senza alcuno sconto.

Ma una buona notizia c’è – almeno per la democrazia – e arriva dal ministero dell’interno dove da poco gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno depositato le firme per le candidature al parlamento. A quanto dicono la raccolta delle firme è stata tutt’altro che una passeggiata: scarsa collaborazione dei consolati, tempi stringenti e la difficoltà di pubblicizzare la loro iniziativa a causa della scarsa solidarietà degli italiani all’estero. Il Viminale, sempre secondo gli attivisti del M5s, si sarebbe complimentato con loro per la perizia con cui sono stati presentati i documenti. Se la raccolta firme non fosse andata a buon fine, il movimento di Grillo non avrebbe potuto usufruire della frangia di voti all’estero, talvolta capace di condizionare fortemente l’esito delle urne.

M5s. Piazze Vs sondaggi: le prime sono piene i secondi in calo (VIDEO)

Movimento 5 Stelle in calo secondo i sondaggi, ma l’affluenza di gente ai comizi di Beppe Grillo non trova un riscontro congruo. Ieri a Lecce la piazza gremita ha accolto il comico genovese con un boato di approvazione.

Subito dopo il successo elettorale in Sicilia, dove il Movimento 5 Stelle si è affermato quale prima forza politica dell’isola col 15% dei voti, i sondaggisti ne hanno man mano registrato un calo. Le possibili cause, spiegano, sarebbero imputabili ad alcune aspre sortite di Beppe Grillo, dalle espulsioni di alcuni esponenti del MoVimento, a certi suoi exploit pubblici poco apprezzabili sotto il profilo del bon ton. Ma il comico, si sa, è un’istrione che difficilmente riesce a contenere sarcasmo e satira, risultando indigesto a quel giornalismo che fa dell’etichetta la propria ragion d’essere. Chi s’indigna delle sue parole, tuttavia, evita di criticarlo nel merito delle sue affermazioni, dipingendolo come un demagogo, populista, qualunquista, tribuno della plebe, arruffa-popolo, pifferaio magico etc.

Beppe Grillo, come ha fatto ieri a Lecce in una piazza gremita di folla, risponde a tono sia alle critiche che ai sondaggisti, chiedendo alla platea di gridargli alcuni dei citati epiteti. Prima dell’affermazione elettorale in Sicilia le maggiori agenzie di sondaggi accreditavano al M5s una percentuale intorno all’8%, poi rivelatasi la metà dei voti effettivamente ottenuti. Ora danno il MoVimento al 15%, ma c’è da sperare, per i partiti, che le previsioni di voto non si rivelino di nuovo errate; almeno non nella misura delle scorse elezioni regionali in Sicilia. A giudicare dalle foto dei comizi, opportunamente ignorate dalla stampa di regime, sembrerebbe in realtà profilarsi un’altra ondata di consensi.

Video:

Beppe Grillo a Taranto. 19/01/2013. 1/3

Elezioni, Grillo parte con lo Tsunami Tuor: piazze e non talkshow

Posted gennaio 16th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica, Riscatto civile

Partenza a scoppio ritardato per la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle chiamata “Tsunami Tuor”. La causa è stata il contenzioso sul contrassegno elettorale vinto poi da Beppe Grillo. Il comico girerà per le piazze di tutta Italia presentando i candidati al parlamento di ogni circoscrizione.

Posticipata di un giorno parte la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle chiamata “Tsunami Tour”. Il ritardo è dovuto all’attesa per l’esito del ricorso presentato dal MoVimento contro una lista che ne ha copiato il contrassegno elettorale. Esito favorevole a Beppe Grillo che aveva minacciato di revocare la partecipazione alle elezioni in caso fosse stato confermato il contrassegno ingannevole alla lista civetta. Il comico già da ieri calca i palchi delle piazze per dare visibilità ai candidati del suo movimento, volti nuovi passati al setaccio delle primarie online indette a dicembre dal M5s. Non ci sono mestieranti della politica, ma cittadini con un tenore di vita nella media ben consci del fatto che non potranno fare carriera politica all’interno del MoVimento.

Due mandati è il limite massimo che il loro regolamento prevede, poi si passa il testimone. Alcuni partiti hanno cercato di appropriarsi di questa regola con risultati infausti. Silvio Berlusconi (in lizza per la sesta legislatura) dice, con sprezzo del ridicolo, di voler abolire “la politica fatta per mestiere”; mentre il Pd chiede continue deroghe al proprio statuto, che prevede un massimo di di tre legislature, per poter candidare sempre gli stessi. Beppe Grillo non può che trovare gioco facile grazie a queste continue gaffe dei politicanti, canzonandoli a ruota libera dal palco. La battuta tormentone del comico in questo suo Tsunami Tour riguarda il faccia a faccia televisivo tra Santoro e Berlusconi della scorsa settimana, così dipinto da Grillo: “Ho visto Santoro andare ospite a una trasmissione di Berlusconi”. Infine una delle sue immancabili tiratine d’orecchie ai giornalisti: “Ci chiedono continuamente il programma, ma l’abbiamo messo in rete da tre anni: basta un click! Organizzeremo per la stampa dei corsi di ‘cliccaggio’“.

Per seguire in diretta lo Tsunami Tour è stata creata una web-tv chiamata “La Cosa”. Ecco il link:

http://www.beppegrillo.it/lacosa/

Qui invece le tappe del tour:

http://www.beppegrillo.it/2013/01/tsunami_tour.html#commenti

Qui il video della tappa di ieri:

Beppe Grillo – Tsunami Tour a Pisa – 15.01.2013

Consolati contro il M5S: firmare diventa una mission impossible

La raccolta firme del Movimento 5 Stelle per presentarsi alle prossime elezioni trova un grosso ostacolo nella scarsa collaborazione dei consolati. Fra lungaggini dei funzionari e l’inerzia delle procedure burocratiche sta per sfumare la possibilità degli italiani all’estero di votare il movimento di Grillo. Ecco alcune testimonianze.

La consegna delle firme necessarie per partecipare alle elezioni è prevista per il 20 gennaio. Un onere che riguarda soltanto quelle forze politiche che stanno fuori dal parlamento. Un vero e proprio handicap se si considera che il tempo per raccoglierle si è ridotto notevolmente dopo le dimissioni del governo Monti. Da aprile si è passati a febbraio, e per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana si vota in pieno inverno. Il Movimento 5 Stelle ha dunque intensificato la propria raccolta firme durante le festività natalizie e conta di partecipare alle votazione in tutte le circoscrizioni del territorio nazionale. Qualche problema è sorto invece per le quattro circoscrizioni degli italiani all’estero: Europa, America del Nord e Centro America, America del Sud e Asia/Oceania/Africa.

Il numero delle firme è stato abbattuto da un decreto legge estemporaneo del governo, passando da 1.000 per circoscrizione estera a 100. Il compito degli attivisti del M5S residenti all’estero avrebbe dovuto a quel punto risultare in discesa, ma la lentezza della macchina burocratica italiana si è messa loro di traverso. Non solo, a ostacolare il libero esercizio democratico di candidarsi al parlamento ci hanno pensato pure dei consoli che si sono negati quali funzionari autorizzati dalla legge italiana per autenticare le firme degli italiani all’estero. Il colmo della beffa è stato la scoperta da parte degli attivisti esteri del M5S che i moduli per raccogliere le firme dovevano essere stampati in formato A3 o simile, con il simbolo di rappresentanza non più largo di tre centimetri. Insomma, se Formigoni alle ultime elezioni regionali lombarde ha potuto partecipare presentando firme false, il M5S ha dovuto al contrario svenarsi fra bizantinismi burocratici per tentare di presentare la propria candidatura.

E non è detto che ci riesca, visto che la data della consegna delle firme stabilita dal Viminale cade di domenica, quando gli uffici sono chiusi. Se chi ha raccolto le firme all’altro capo del mondo dovesse consegnarle di lunedì, come logica vuole, potrebbe incorrere nella sorpresa di trovarsi un bel cartello affisso sulla porta del ministero con scritto: “Spiacenti ma abbiamo deciso che l’ultimo giorno utile era venerdì 18, riprovate alle prossime elezioni“. Il rischio concreto è che se non si raggiungono le 100 firme in ciascuna delle quattro circoscrizioni estere, gli italiani residenti oltre confine potrebbero non avere diritto a votare il movimento di Grillo. E all’estero si sa, i nostri connazionali guardano la politica italiana con occhi molto attenti.

Leggi le testimonianze degli attivisti sulla scarsa collaborazione ottenuta dai consolati per raccogliere le firme:

I consolati contro il Movimento 5 Stelle

Elezioni: presentata falsa lista del M5S. Grillo furibondo (VIDEO)

Posted gennaio 11th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica, Profeti moderni

In fila da parecchi giorni per depositare il simbolo elettorale, gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono stati anticipati da uno sconosciuto che ne ha presentato uno identico. Chi c’è dietro questa misteriosa persona?

ROMA – Piazza del Viminale. Gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono stati in coda per tre giorni per riuscire a depositare in tempo il loro simbolo da presentare alle prossime elezioni politiche. Ieri in serata sono stati raggiunti da Beppe Grillo che ne ha condiviso le sorti fino a oggi. Sicuri di essere gli unici, tra i primi della fila, con in mano un simbolo identificativo del loro movimento, sono stati beffati al traguardo. Un uomo fra i trenta e i quaranta mischiato nella coda (VIDEO) è riuscito a entrare negli uffici ministeriali prima di loro registrando un logo perfettamente identico a quello del comico genovese.

L’unica differenza è che sotto le cinque stelle manca la scritta “BEPPEGRILLO.IT”. Secondo il fondatore del MoVimento “la democrazia è finita” se ci si riduce a fare una fila da far west per autenticare il simbolo di una lista: tre giorni di attesa accampati per strada notte e giorno (VIDEO), dandosi il cambio per non svenire e cercando di resistere ad atti di prepotenza dei gruppi più riottosi. Gli attivisti insieme a Beppe Grillo intendono verificare la legittimità del simbolo scopiazzato, e se sarà il caso contestarne l’ammissione alle elezioni di febbraio.

Confronta i due simboli nell’immagine in alto.

Video:

Grillo: “Oggi la democrazia è finita”

Politiche, Grillo al Viminale per la consegna del simbolo 5 Stelle: “Stiamo attenti agli abusivi”

Sicilia, i deputati 5 Stelle restituiscono parte dello stipendio

Lo hanno chiamato Restitution Day; è il giorno in cui gli eletti del Movimento 5 Stelle hanno annunciato di aver restituito parte del loro stipendio da consiglieri all’Assemblea Regionale Siciliana.

Era scritto nel loro programma elettorale e lo hanno fatto. Hanno rinunciato alla maggior parte del loro compenso da consiglieri restituendolo direttamente alla regione Sicilia. Un’operazione che secondo il capogruppo Giancarlo Cancelleri ha una duplice valenza: dimostrare che si può fare politica con meno soldi, e allo stesso tempo cercare di convincere, con l’esempio, altri politici a fare altrettanto. Ma l’iniziativa dei 5 Stelle non si ferma qui, perché coi soldi restituiti verrà creato un fondo di microcredito per aiutare economicamente le piccole imprese siciliane. Non solo quelle già esistenti, ma anche quelle che devono ancora nascere: l’iniziativa intende promuovere lo sviluppo della piccola e piccolissima impresa sostenendo tutte quelle aziende che, avendo pochi dipendenti, non godono di aiuti come la cassa integrazione e a cui viene negato il credito dalle banche. Oggi alla conferenza stampa, intitolata Restitution Day, sono state spiegate le ragioni della rinuncia a circa il 70% dell’emolumento. Cancelleri ha inoltre ricordato che la creazione del fondo per il microcredito è stata approvata con la legge di bilancio 2013.

Solo questo mese il MoVimento 5 Stelle ha restituito 123.000 euro; ogni deputato ha percepito uno stipendio netto di 2.500 euro, più un rimborso di circa 700 euro per le spese di trasporto e pernottamento (il rimborso è diverso per ogni singolo deputato in ragione delle spese effettivamente sostenute per recarsi in regione). Questa rinuncia va ad aggiungersi alle altre già affrontate dal Movimento 5 nell’ottica di una campagna nazionale contro i privilegi della politica. Nelle altre regioni in cui è presente il Movimento, infatti, sono state depositate svariate proposte di legge per la riduzione degli stipendi dei consiglieri, che tuttavia sono state bocciate. In Sicilia si è potuto al contrario dare grande risalto alla lotta contro la casta, poiché la rinuncia dei 5 Stelle ha riguardato anche le indennità di carica spettanti ad alcuni degli eletti. Insomma, dopo aver rifiutato i rimborsi elettorali il movimento di Beppe Grillo non si è più fermato tracciando la via per un rinnovamento etico della politica. Ora vedremo quanti saranno i partiti disposti a seguirne le orme.

Debito pubblico oltre i 2000 mrd ma nessuno parla di “cifra nera”

Posted dicembre 17th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Economia

L’aumento del debito anche quest’anno è stato inarrestabile, sforata quota 2000 è destinato ancora a crescere. Tuttavia nei dati comunemente presi in considerazione non figura la zavorra della cifra nera: ecco spiegato che cos’è.

A Natale molleremo in regalo ai nostri nipotini un po’ di debito in più: btp e obbligazioni, invece di giocattoli e dolci. L’Italia ha finalmente raggiunto il traguardo dei 2000 miliardi, potremo dunque smetterla di recitare l’antifona dei “quasi” 2000 miliardi: ora sono proprio 2000. Una cifra ragguardevole che ci mette in coda soltanto alla Grecia nella speciale classifica dei paesi europei più indebitati (*). Monti non è riuscito a frenare la corsa inarrestabile del debito, nonostante l’ingente applicazione di tagli alla spesa pubblica, dalla sanità agli stanziamenti per gli enti locali. Negli ultimi tempi, grazie anche all’innalzamento della pressione fiscale, il bilancio dello Stato ha sempre chiuso in avanzo primario, purtroppo però non siamo mai riusciti a ripagare per intero gli interessi sul debito. E così ogni anno l’economia italiana è stata sempre più schiacciata dallo spread e dall’estenuante impegno di piazzare i nostri titoli sul mercato. E la crescita che fine ha fatto? Orfani della cosiddetta “fase due” del governo, quella ipoteticamente portatrice di sviluppo economico, ora ci troviamo a fronteggiare la crisi soltanto con qualche chilo di debito in più sul groppone.

Eppure qualche misura per risparmiare senza aumentare di troppo le tasse la si sarebbe trovata comunque. Sono anni ormai che comitati cittadini di ogni genere suggeriscono a una classe dirigente con orecchie da mercante dove andare a incidere col bisturi. Qualche esempio? Rinunciare all’acquisto di cacciabombardieri, di treni ad alta velocità, a progetti al limite dell’assurdo come il ponte sullo Stretto di Messina o al Corridoio 5 in Val di Susa, alle “missioni di pace” internazionali etc. Oppure a quella zavorra che azzoppa la nostra economia che si potrebbe chiamare, mutuando l’espressione dagli studi in ambito giuridico del magistrato Piercamillo Davigo, la cifra nera del debito. Ieri il programma televisivo Report ha fornito un ottimo esempio di quello che si può a tutti gli effetti considerare un debito sommerso. Si tratta dei contratti che Eni ha stipulato con la russa Gazprom per l’acquisto di gas naturale. Un accordo commerciale che prevede l’acquisto forfettario di gas anche se l’Italia non ne avrà bisogno. E il costo di questo surplus, dato che il maggiore azionista di Eni è lo Stato, dove pensate verrà scaricato? Ma sulle bollette naturalmente! Non si chiamerà debito, però è salato lo stesso.

* Il riferimento è al rapporto debito/pil e non a cifre assolute, dove tra l’altro l’Italia primeggia.

Palestina riconosciuta Stato. L’Onu diviso fra delusi e contenti

Posted dicembre 4th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Guerra e imperialismo

La Palestina entra a far parte dell’Onu in qualità di “Stato osservatore non membro”: un riconoscimento che non piace né agli Usa né a Israele, ma ancor più contrari sono gli stessi palestinesi sottoposti a un governo non più riconosciuto dal popolo.

Se la Palestina che siederà ai prossimi consessi delle Nazioni Unite sarà ancora quella di Abu Mazen, allora il termine del conflitto israelo-palestinese è rimandato sine die. Ammesso che l’elezione dell’attuale presidente, in carica dal 2005, sia avvenuta regolarmente – cosa assai improbabile, dato che si trattava della prima votazione ufficiale per i palestinesi delusi dai trascorsi con Arafat –, egli è più un interlocutore per Israele e l’occidente che per il suo popolo. Hamas ha soppiantato in parlamento il vecchio partito conservatore di Al-Fatah che cerca di non sparire attraverso il suo esponente più importante. Abu Mazen, appunto, che, nonostante il suo mandato sia arci-scaduto nel 2009, continua imperterrito a occupare lo scranno più alto dell’Autorità Nazionale Palestinese. Lo scorso 29 novembre le Nazioni Unite hanno ufficialmente riconosciuto la Palestina come “Stato osservatore non membro”, degno dunque di sedere nell’Assemblea generale senza tuttavia facoltà di voto. Un riconoscimento a metà, un “foglio rosa” per affiancare i paesi membri, depositari esclusivi di democrazia,  e carpirne le regole di civiltà.

Secondo Usa e Israele la risoluzione Onu 67/19 non favorirà la pace, bensì un ulteriore inasprimento dei conflitti a Gaza e in Cisgiordania. Paradossalmente tale posizione è condivisa da buona parte dei palestinesi che si sentono presi in giro dalle manfrine delle Nazioni Unite: riconoscere lo Stato palestinese in sede internazionale significa interfacciarsi col governo che ha vinto le elezioni e non con un presidente illegittimo che ha superato i limiti del suo mandato. Sebbene Hamas nel 2006 abbia ottenuto la maggioranza in parlamento e insediato il proprio esecutivo, nessuno vuole interloquire con i suoi esponenti. Anzi, sono osteggiati da Ue, Usa e Israele che vedono la prima forza politica della Palestina soltanto come un’organizzazione terroristica. Se la posizione di Tel Aviv resta irremovibile, l’Europa, quantomeno, potrebbe assumere il ruolo di mediatore per la risoluzione di un conflitto che miete vittime da più di mezzo secolo. Chissà che il premier Monti, dopo l’incontro colle autorità della Lega Araba – molto legate ad Hamas –, non decida di spendersi per la causa palestinese: fanta-politica?

Ucciso a 5 anni dal fucile del padre, l’appello ai cacciatori

Posted novembre 27th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, Cronaca e opinioni, L'industria della morte

L’ultima vittima si chiamava Manuel Belviso, cinque anni. Ucciso da un colpo esploso accidentalmente dal fucile da caccia del padre. L’Associazione Vittime della Caccia lancia un appello-grido di dolore per sensibilizzare le coscienze.

Ogni anno, a fine novembre, si fa un primo bilancio delle vittime della caccia. Un bollettino di guerra che non fa distinzioni di sesso, razza, estrazione sociale ed età. L’ultimo in ordine cronologico è un bambino di soli cinque anni, impallinato da un colpo esploso dal fucile da caccia del padre, partito accidentalmente in circostanze ancora da chiarire. Il tragico episodio ha inevitabilmente suscitato un’ondata d’indignazione convogliatasi nell’appello lanciato dall’Associazione Vittime della Caccia, che invita ogni genitore a tenere i bambini alla larga da questa pratica arcaica. Non solo in senso fisico rinunciando a passeggiare nei pressi delle zone di caccia, ma anche rispetto al culto dell’arte venatoria. Si legge infatti: “Ci rivolgiamo alle madri e alle donne tutte, affinchè preservino i propri bambini da questo ambiente evidentemente causa di morte, dolore e di sopraffazione del forte sul debole. Non è più tempo di indugiare. Lasciate che i bambini giochino a pallone e fate in modo che non si avvicinino alle armi, che sviluppino empatia e compassione per gli animali invece di massacrarli”.

Non è inusuale, per chi ama concedersi passeggiate fra le selve italiane, d’imbattersi in trasgressori delle regole che disciplinano l’attività venatoria; così come nel bracconaggio che, oltre al rischio d’incidenti, danneggia sensibilmente specie faunistiche protette già a rischio estinzione. Udire spari fuori dagli orari stabiliti per legge, ad esempio, sta diventando consuetudine, e i cacciatori, sicuri della loro impunità, perseverano minacciando le altrui incolumità e libertà. L’appello, lanciato ieri sul sito www.vittimedellacaccia.org, si apre con un crudo stillicidio di dati da sgranare come un rosario perché non succeda mai più: “Manuel Belviso il piccolo di 5 anni morto per un colpo accidentale partito dal fucile da caccia del padre è la settima vittima minore di età falcidiata dalle armi da caccia, dal 1 settembre al 24 novembre (4 i bambini morti e 3 i feriti). In questo breve arco temporale, sono 97 le vittime della caccia di cui si ha notizia: 22 morti e 75 feriti di cui 6 morti e 16 feriti tra la gente comune. Ovvero chi non imbracciava alcuna arma e ignaro faceva i fatti propri”.

Leggi l’appello:

CACCIA: UN ALTRO BAMBINO VITTIMA. APPELLO ALLE MADRI

Lecce: poliziotto maltratta immigrato, la Cassazione lo condanna

Maltrattato e condotto forzatamente in questura perché aveva con sé solo una copia del permesso di soggiorno. Il poliziotto responsabile condannato per abuso d’ufficio e lesioni.

LECCE – I legali del poliziotto speravano in un esito favorevole della Cassazione. Invece, questa volta, “il Porto delle Nebbie” respinge il ricorso contro la sentenza d’appello, confermando in pieno le condanne precedentemente irrogate. Secondo la sesta sezione penale di Piazza Cavour sussistono i reati di abuso d’ufficio e lesioni, in quanto il “prelievo” coatto dello straniero non è giustificabile dal fatto che esibiva una fotocopia del permesso di soggiorno anziché l’originale. In realtà la sentenza di appello condannava altri tre colleghi del reo, che però hanno più avvedutamente rinunciato a ricorrere in cassazione. Con la sentenza 42182 del 30 ottobre la Corte Suprema stabilisce fra l’altro che lo straniero, vittima del “prelievo abusivo” delle vessazioni e delle violenze, ha diritto a un risarcimento economico a carico degli agenti condannati. Questo pronunciamento tuttavia va oltre il caso particolare, perché segna inesorabilmente un precedente storico contro gli incessanti abusi perpetrati dalle forze dell’ordine nei confronti degli emarginati.

Nelle motivazioni della sentenza, rispetto alla prepotenza del poliziotto, si legge: “ai fini della configurabilità del reato di abuso d’ufficio, sussiste il requisito della violazione di legge non solo quando la condotta del pubblico ufficiale sia svolta in contrasto con le norme che regolano l’esercizio del potere, ma anche quando la stessa risulti orientata alla sola realizzazione di un interesse collidente con quello per il quale il potere è attribuito, configurandosi in tale ipotesi il vizio dello sviamento di potere, che integra la violazione di legge poiché lo stesso non viene esercitato secondo lo schema normativa che ne legittima l’attribuzione”. In altre parole significa che l’abuso è ravvisabile in senso lato, anche quando la polizia per far rispettare la legge usa la violenza – verbale o fisica – anche quando non serve. In questo caso però sussiste l’aggravante di una condotta palesemente irragionevole, dato che la vittima è stata coercitivamente trasportata – e vessata! – in questura senza alcun valido motivo. Ora tocca agli organi di stampa dare opportuno risalto a questa sentenza, in modo da dissuadere ulteriori abusi.

Milano: muore massacrato a calci e pugni, nessuno lo aiuta VIDEO

Posted novembre 5th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni

A pochi passi dal centro un giovane viene trucidato a mani nude fuori dal bingo di viale Zara. Un passante riprende tutto, ma non interviene in soccorso.

MILANO – Novembre, 2. Topacio Anthony Edinson viene ucciso sul marciapiede davanti al bingo di viale Zara. Anthony era un uomo di 34 anni originario delle Filippine. I tre assassini, suoi connazionali, lo hanno freddato a mani nude, dopo averlo immobilizzato prono colla faccia sull’asfalto. Le ripetute percosse sul corpo inerme ne hanno causato l’arresto cardiaco. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo da parte dei soccorritori dell’ambulanza; poco dopo infatti, trasportato all’ospedale Fatebenefratelli, Anthony si è spento. Gli autori del delitto sono stati prontamente arrestati dai Carabinieri della compagnia del Duomo, secondo cui la vittima è stata “massacrata a calci e pugni con violenza inaudita”. Gli investigatori sono stati informati da alcuni testimoni oculari, uno in particolare – tal Marzio Ferrario, consigliere comunale – ha ripreso il pestaggio (guarda) con un telefonino. Il filmato è servito agli agenti per identificare gli aggressori, due dei quali hanno dei precedenti per rissa e lesioni. Il giovane sarebbe stato ucciso per questioni di droga, forse una piccola partita non pagata.

In effetti gli agenti intervenuti sul posto avrebbero rinvenuto alcune dosi di shaboo, una metanfetamina diffusa in alcuni Paesi asiatici, ma non si escludono altri moventi. Al di là degli aspetti marcatamente investigativi, resta però la nuda cronaca di una barbarie consumata nell’indifferenza. L’ora tarda non può far certamente pensare a un luogo affollato, eppure, come si evince dal filmato, diverse persone passano vicino al feroce pestaggio ingessate dalla paura. Nessuno interviene nel centralissimo viale che conduce nel cuore della civilissima Milano, nonostante un discreto viavai dovuto in parte alla sala bingo, in parte ad altri esercizi limitrofi. Solo alla fine, quando ormai il povero Anthony giace a terra inerme, un gruppo di astanti si fa coraggio e interviene; compreso il consigliere comunale che assisteva all’aggressione a debita distanza, nel sicuro e confortevole abitacolo della sua macchina. L’esitazione degli intempestivi soccorritori risulterà essere fatale per il giovane. Forse, prima che l’aggressione degenerasse, sarebbe bastata una telefonata alla polizia per salvarlo.

Video:

Milano, ucciso a calci e pugni. In un video le fasi finali del pestaggio

Costi politica, la truffa del millennio: SpA a capitale pubblico

Una prassi medievale: i nominati nelle società a capitale pubblico-privato evocano tempi bui, dove il re eleggeva i suoi fidi ministri.

Non rientra nelle statistiche dei giornali della Confindustria, né in quelli controllati dalle altre lobby politico-finanziarie. Si chiama furto di Stato, ed è stato perpetrato a mani giunte da tutti i partiti. È quello che quotidianamente viene erroneamente scambiato per un processo democratico di nomina: in Rai, ad esempio, i consigliere d’amministrazione sono scelti direttamente dai partiti. Ognuno incarica un proprio generale che tutela gli interessi della lobby di riferimento. Una lottizzazione bella e buona, non registrata a bilancio come costo della politica ed esclusa da ogni calcolo di revisione della spesa. Sono i veri ministri del potere, drammatico retaggio del passato che ci riporta al tempo delle baronie. Tronchetti Provera, Guarguaglini, Orsi, Moretti, Scaroni, hanno guidato aziende lottizzate, trasformate dal parlamento in stipendifici per i trombati alle elezioni. Le chiamano con un ossimoro: S.p.A. pubbliche, ma di pubblico non hanno nulla se non tutto o parte del capitale sociale. In realtà le S.p.A. sono enti di diritto privato, e in quanto tali si comportano come una qualsiasi impresa commerciale.

L’aspetto più interessante che differenzia un’azienda pubblica da una privata con capitale pubblico è quello, appunto, della nomina. Nella azienda pubblica (lo dice il nome) l’affidamento degli incarichi è subordinato al bando di un concorso pubblico, nonché al possedimento di determinati requisiti. Nessuna discriminazione vieta, a chiunque disponga dei requisiti, di parteciparvi: questa dinamica rappresenta un filtro di selezione dei migliori, o, se volete, un ostacolo per la lottizzazione. Anche se un lobbista cercasse di infiltrarsi dovrebbe comunque misurarsi con gli altri concorrenti. Certo esistono i concorsi truccati, ma per quelli ci si rivolge al Tar. Al contrario in una S.p.A. non esiste questa prassi, che lascia spazio ai potenti trust e alla loro influenza sulle nomine. Solo che questi soggetti gestiscono beni comuni e servizi sociali che non dovrebbero avere rilevanza economica, come è stato ribadito dal referendum sull’acqua pubblica lo scorso anno. Solo che, affidiamo in questo modo un monopolio, prima appannaggio escusivo dello Stato, a un privato. Che aspettarsi di più, che si inventino “Sanità S.p.A.” per vendere gli ospedali più periferici, e quindi “meno redditizi”, a qualche sceicco degli Emirati Arabi?!