Crea sito

Trattativa Stato-mafia for dummies

Posted giugno 8th, 2014 by marcomachiavelli and filed in Criminalità organizzata, Cronaca e opinioni

Immagine da ilfattoquodidiano.it

Riporto il commento di tale Francesco Pirrone all’articolo “La ‘trattativa Stato-mafia’ tra ricerca storica, inchieste e dibattito pubblico” di Ciro Dovizio dell’Associazione Lapsus Milano, pubblicato il 3 giugno 2014: una linea cronologiaca dei fatti salienti sulla trattativa Stato-mafia, per gli imbecilli che hanno votato e votano partiti complici, quando non subalterni, alla mafia.

“Il 30 gennaio 1992 la Corte di Cassazione conferma le condanne di primo grado del Maxiprocesso di Palermo.
A febbraio 1992 Calogero Mannino si confida con il maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli: “Ora o uccidono me, o uccidono Lima”
12 marzo 1992: dei sicari uccidono a Mondello l’europarlamentare Salvo Lima.
16 marzo 1992: il capo della polizia Vincenzo Parisi scrive in una nota riservata che sono state rivolte minacce di morte al presidente del consiglio Giulio Andreotti e ai ministri Vizzini e Mannino. Per marzo-luglio prevista campagna terroristica contro esponenti DC, PSI, PDS, strategia comprendente anche episodi stragisti.
20 marzo 1992: il ministro dell’interno Vincenzo Scotti davanti alla commissione affari costituzionali del senato afferma “nascondere ai cittadini che siamo di fronte a un tentativo di destabilizzazione delle istituzioni da parte della criminalità organizzata è un errore gravissimo”. Andreotti dice che l’allarme è “una patacca”
4 aprile 1992: il maresciallo Guazzelli viene assassinato a colpi di mitra
24 aprile 1992: cade il governo presieduto da Giulio Andreotti
Aprile-maggio 1992: Mannino incontra informalmente più volte il capo della polizia Vincenzo Parisi, il numero 3 del sisde Bruno Contrada e il capo del ros antonio subranni, per avviare il contatto con cosa nostra ed evitare gli assassini dei politici.
Maggio 1992: in una lettera anonima del “corvo due” si parla dell’incontro tra Mannino e Riina in una chiesa di San Giuseppe Jato. Brusca dice che in questo periodo un commando doveva uccidere Mannino a Sciacca (dove è nato) o a Palermo.

23 maggio 1992: strage di Capaci
28 giugno 1992: si insedia il governo di Giuliano Amato. Mancino sostituisce Scotti al Viminale, Mancino dice: “pregai scotti di rimanere agli interni”. Scotti dice: “non mi disse nulla del genere”. Gargani cerca di sotituire Martelli alla Giustizia senza riuscirci.
29 giugno 1992: all’aeroporto di Fiumicino la Ferrario informa Borsellino dei contatti tra Ciancimino e i boss. Borsellino dice: “ci penso io”
fine giugno 1992: Borsellino piangendo dice ai magistrati Massimo Russo e Alessandra Camassa: “un amico mi ha tradito”
1 luglio 1992: alla DIA di Roma Borsellino interroga Gaspare Mutolo, quando viene convocato con una telefonata al viminale dove si sta insediando Mancino. Mancino nega di aver incontrato Borsellino. Al ritorno Mutolo dice che Borsellino è nervoso e si fuma due sigarette insieme. Borsellino dice di aver incontrato nell’anticamera del ministro Bruno Contrada che gli fa una battuta sul pentimento di Mutolo che era segreto. La sera dice alla moglie: “ho respirato aria di morte”.
Prima settimana luglio 1992: il papello arriva a Ciancimino Sr. Lui giudica le 12 richieste “irricevibili”.
13 luglio: Ciancimino mostra il papello ai carabinieri che dicono che è inaccettabile. LA TRATTATIVA SI INTERROMPE?
15 luglio 1992: Borsellino vomita e dice alla moglie: “sto vedendo la mafia in diretta. mi hanno detto che Subranni è punciutu”
19 luglio 1992: strage di Via d’Amelio
13 febbraio 1993: Giovanni Conso subentra a Martelli come guardasigilli. Viene scelto personalmente da Scalfaro.
14 maggio 1993: in via Fauro a Roma esplode una bomba quando passa Maurizio Costanzo. A pochi metri è posteggiata la macchina di Lorenzo Narracci, lo 007 il cui numero di telefono era stato trovato su un foglietto sul luogo della strage di Capaci
27 maggio 1993: strage di via dei Georgofili
giugno 1993: Nicolò Amato, capo del DAP viene sostituito da Capriotti insieme a cui entra il giudice Di Maggio, dopo essere nominato consigliere di stato perchè non aveva i titoli necessari. Conso dice: “l’ho scelto perchè andava in tv”
29 giugno 1993: viene fondata Forza Italia
27 luglio 1993: bomba in via Palestro a Milano
10 agosto 1993: in una relazione la DIA ipotizza una trattativa e dice: “E’ chiaro che una eventuale revoca anche solo parziale dei decreti che dispongono l’applicazione dell’articolo 41bis potrebbe rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato intimidito dalla stagione delle bombe”
Novembre 1993: vengono lasciati scadere 343 41bis. Conso dice: presi quella decisione in assoluta solitudine
27 febbraio 1994: arrestati a Milano i fratelli Graviano
28 marzo 1994: Berlusconi vince le elezioni. Per i pentiti Dell’Utri ha sancito un patto con Cosa nostra
31 ottobre 1995: l’infiltrato Luigi Ilardo, confidente del colonnello Michele Riccio, incontra Provenzano a Mezzojuso. I ros non lo arrestano: Mori e Obinu guardano da lontano senza intervenire.
10 maggio 1996: prima di diventare collaboratore di giustizia, Luigi Ilardo viene ucciso
1 agosto 1996: Cirami, Bruno Napoli, Nava e Tarolli propongono un disegno di legge per istituire il “pentito dissociato”. Basta dissociarsi per avere sconti di pena.
2010: le procure di palermo e caltanissetta sentono: Martelli, Conso, Ferraro, Violante, Scalfaro, Ciampi, Mancino, Nicolò Amato.
25 novembre 2011: Mancino inizia a sentire Loris D’Ambrosio, consulente giuridico di Napolitano
21 dicembre 2011: Sandra Amurri ascolta per caso Mannino e Gargani: “a palermo hanno capito tutto, stavolta ci fottono. Quel cretino di ciancimino ha detto tante cazzate, ma su di noi ci ha azzeccato”
Questo è il contesto in cui è avvenuta la strage di via D’Amelio e chiunque legga in seguenza non può che convincersi di quello che aveva affermato il ministro dell’interno Vincenzo Scotti davanti alla commissione affari costituzionali del senato: “nascondere ai cittadini che siamo di fronte a un tentativo di destabilizzazione delle istituzioni da parte della criminalità organizzata è un errore gravissimo”. A Palermo non si svolge un processo per il reato di “trattativa”, ma per il reato di “violenza o minaccia ad un corpo politico”, art. 338 del Codice penale, che corrisponde alla perfezione a quanto affermato da Scotti (…)

Elezioni europee 2014. Renzi fa incetta di beoti: al PD il 40% con 11 mln di voti

Posted maggio 26th, 2014 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Quanto prenderebbe RENZI se dicesse quello che vuole fare dell’ITALIA? Nell’ordine: PRIVATIZZARE (leggasi SVENDERE ai soliti imprenditori con le pezze al culo) BENI e SERVIZI PUBBLICI. PRECARIZZARE il lavoro (GIÀ FATTO). FINANZIARE l’industria BELLICA (F35, GUERRA in Afganistan) (FATTO). ASSERVIRSI alla GERMANIA e agli USA (GIÀ fatto). AUMENTARE il carico FISCALE ai cittadini comuni (TASI, aliquote locali Irpef, accise (FATTO). DIMINUIRE le pene per il voto di scambio POLITICO-MAFIOSO (FATTO). Condoni/indulti ai giganti del gioco d’azzardo, della finanza o a chiunque gli finanzi la ca,pagna elettorale. RIFORMARE LEGGE ELETTORALE E COSTITUZIONE col pregiudicato più famoso di ARCORE.

Il de profundis di Michele Santoro

COMMENTO ALL’INTERVISTA DI PETER GOMEZ A SANTORO DI CUI AL LINK:

RACAZZ!… Michele Santino mette in mostra tutto il suo dualismo con Grillo. Il conduttore è in realtà un istrione che si autoclebra a ogni trasmissione, con un ego tanto smisurato quanto miope: gli rode che Grillo bissi il suo successo di comico con quello di politico spazzando via insulse categorie politiche del passato quali la sinistra e la destra e mettendone in campo altre come onestà e delinquenza. Con Travaglio sclera quando questi gli ricorda la fedina penale dei suoi ospiti: “Dai Marco! piantala!… Non vedi che me li smonti” sembra pensare prima di stopparlo bruscamente. Francamente non vedo come Travaglio possa sopportarlo ancora a lungo. Santoro, la verità è che non hai più nulla da dire: vai a fare l’associato in qualche ateneo rosso o in qualche università privata, magari insegnando ‘storia dei talk all’italiana’, meglio se in una di quelle inutili facoltà di scienze della comunicazione.

Comunque RISPONDETE sotto in discussione alla seguente domanda: come farà Santoro a non chiudere se continua, nell’ordine, a:

1) fare vacui sermoni a inizio trasmissione che nessuno si fila (è assodato che tutti si sintonizzano sul canale appena finisce di parlare);

2) concedere spazio al suo compagno cariatide (ormai relegato a quando nessuno più guarda la trasmissione!… Suggerimento: dato che sono amici può illuderlo che le macchine lo stanno ancora riprendendo quando invece i cameramen le hanno già spente e aspettano di andarsene quando lui ha finito di mostrare le sue patetiche vignette);

3) invitare costantemente in studio ignobili iene come Sgarbi, Santanchè, Brunetta, etc. senza metterle alla berlina (dovere morale di ogni buon giornalista, ma ancor prima di ogni buon cittadino);

4) lasciarsi scappare la possibilità di mettere in fuga Berlusconi dalla postazione di ospite, rompendo anche le condizioni concordate per la sua partecipazione al programma, mediante una raffica di domande al vetriolo del tipo: “Di cosa chiaccheravate Lei, Cinà, Bontade e Dell’Utri seduti attorno a un tavolo negli anni ’70?”, “Quali benefici ha ottenuto come imprenditore e come politico dalla collaborazione con Cosa Nostra?”, “Si rende conto che la trattativa che lei avrebbe instaurato a partire dal ’93 con la mafia potrebbe aver scatenato le stragi successive a quelle di Capaci e via D’Amelio?”, e ancora, “Ha mai esaudito qualche desiderata della mafia attraverso le sue aziende, e in particolare attraverso le sue reti televisive?”, “Come spiega il suo successo elettorale del 2001 di 61 seggi su 61 in Sicilia?”, “Si sente ancora con qualche mafioso?… E Marcello?… come sta?”, etc.;

5) speculare sulle disgrazie della gente quali lutti familiari, disoccupazione, suicidi, etc. con del banale sentimentalismo, per esempio domandando a una fresca vedova: “Si è sentita abbandonata dopo la morte di suo marito?”, e cose simili degne di una qualsiasi BARBARA D’URSO;

6) zittire Travaglio quando ricorda carichi pendenti e condanne dei presenti in studio e dei loro compagni di partito;

7) non prendere atto che il suoi collaboratori (Ruotolo e Travaglio su tutti) sono l’unico valore aggiunto della trasmissione, il cui genere è ormai inflazionato su tutte le reti, e che non è il format che va riformato ma il conduttore (che forse dovrebbe anche andare in pensione);

8) distorcere notizie per perorare le sue teatrali filippiche contro il nemico di turno, non importa quale, basta che sia funzionale a dare una parvenza di credibilità al suo discorso. Insomma, comodo per lui fare il giornalista a mezzo servizio: metà cronista e metà attore. Purtroppo per lui questo gioco è stato scoperto e la gente ha già cominciato ad abbandonarlo.

9) non capire che se dovesse ripetere l’esperimento della prima stagione di Servizio Pub(bl)ico non riuscirebbe nemmeno a comprare i fogli per le vignette di Vauro. “Con un Deca non si può andar via…” E chi glielo darebbe più!

Elezioni Europee: sondaggi Ipsos di Ballarò Taroccati?

Posted maggio 7th, 2014 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Giornalettismo & disinformazione, Politica

Link sondaggio Ipsos di ballarò (M5S 10 punti percentuali sotto al PD: 33% contro 23%)

Scusate… RISPONDETE sotto in discussione:
alle ultime politiche (febbraio 2013) il PD prese il 25% dei voti… Come fa OGGI ad essere al 33-35% dopo aver, nell’ordine:
1) governato con Silvio Berlusconi, senza aver tra l’altro caldeggiato il voto palese per la sua decadenza al senato;
2) votato per la riconferma del programma F35;
3) regalato alle banche 7,5 miliardi;
4) abbassato le pene per il voto di scambio politico mafioso;
5) aumentato il carico dell’imposizione fiscale;
6) approntato riforme costituzionali dal vago sapore dittatoriale (abrogazione art 138, monocameralismo con premio di maggioranza antidemocratico etc.);
7) presentato una riforma di legge elettorale peggiore della precedente (ed era VERAMENTE difficile!);
8) regalato nel DEF centinaia di milioni, se non miliardi, di euro a clientele di partito e grandi lobby (tipo Sorgenia, Lottomatica etc.);
9) dimostrato negligenza, quand’anche non incompetenza, nella mancata emanazione di centinaia di decreti attuativi.

E QUI veniamo al punto: un ESECUTIVO per essere efficiente dovrebbe riuscire ad applicare nel più breve tempo possibile le leggi del parlamento. Questo, in continuità con quello LETTA, sempre PD più Berlusconi, annuncia decreti legge, ne emana alcuni, spesso incostituzionali per disomogeneità e pone la fiducia abusandone, privando il parlamento della sua funzione legislativa. Il tutto con la piena approvazione delle più alte cariche dello Stato.

Augias chi?…

Posted febbraio 3rd, 2014 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Giornalettismo & disinformazione

http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2014/02/AUGIASLIBRO.jpg?adf349

Cari (e)lettori del Fattoquotidiano.it: disquisire su GIUSTO/SBAGLIATO bruciare un libro A CASA e PUBBLICARNE su FACEBOOK la foto è come parlare del sesso degli angeli. SERVE a dare un’IDENTITÀ a chi NON CE L’HA o a DISTRARRE l’attenzione dai FATTI come:
1) l’ORGANICITÀ di intellettuali come AUGIAS alla PARTITOCRAZIA;
2) il REGALO alle BANCHE dei PARTITI di MAGGIORANZA;
3) uso ILLEGITTIMO della GHIGLIOTTINA calato sui legittimi diritti di OPPOSIZIONE parlamentare.
E più in generale l’IPOCRISIA di una sinistra che si professa PROLETARIA e ingrassa quella viscida matassa di banchieri, politici e affini.

I consigli degli opinionisti al M5s hanno rotto ‘li coioni’

Manco tre mesi d’attività parlamentare e una pioggia incessante di critiche si riversa addosso agli eletti del Movimento 5 Stelle. Critiche sterili scatenate da improbabili giornalisti e/o opinionisti (ma che cazzo di mestiere è?!) che piuttosto di raccontare fatti s’attaccano a pettegolezzi degni del peggior rotocalco scandalistico. Come direbbe il buon Marco Travaglio, si opina un fatto per poi trasformare l’opinione nel fatto stesso: abbiamo così titoli che impazzano nei media del tipo ‘Grillo epura’, ‘Grillo espelle’, ‘Grillo tiranneggia’, che affondano le radici al tempo della campagna elettorale di inizio anno, quando il terrore che il M5s allignasse alle urne era poco più che un presentimento. Vi ricordate i titoli anche allora? ‘Grillo fascista, despota’ e chi più ne ha più ne metta. Ora è il turno dei ben pensanti, quelli che vogliono dare ossessivamente buoni consigli. Ci hanno già provato nelle loro lunghe carriere di cronisti politici; hanno ‘consigliato’ i girotondini e il Movimento Viola contro Berlusconi, le varie correnti del Pd e varie formazioni della sinistra più o meno radicale, gli Arancioni di sindaci arrivisti e tutti quei movimenti che prima di fregiarsi dell’attributo ‘civile’ dovrebbero sciacquarsi la bocca con l’etanolo.

Non mi riferisco ai venduti per definizione ma ai più miti dispensatori di buone novelle come Paolo Flores D’Arcais, Antonio Padellaro, Milena Gabanelli, Michele Santoro, Corrado Formigli, Andrea Scanzi, Stefano Rodotà e tanti altri che credono ingenuamente al mito britannico del giornalista obiettivo. Alcuni lo fanno solo per marcare le distanze da un movimento diventato grande forza politica e affermarsi come indipendenti, altri (la maggior parte) perché sono omini dell’audience, legati alla volatilità degli ascolti. Parlare di Grillo e dei dissensi interni al M5s, si sa, alletta gli inserzionisti pubblicitari. Ma parlare o scrivere di quello che fanno i ‘cittadini’ (stesso nome con cui si facevano chiamare i parlamentari giacobini) parlamentari del M5s è sacrilego, un fuor d’opera, meglio caldeggiare false scissioni o raccontare gli screzi che nascono anche nelle migliori famiglie, magari dipingendoli come irremovibili frondisti. Questo è anche il gioco dell’ancien régime che s’infila come un cuneo per spaccare una forza  politica fatta da (alcuni) cittadini per (tutti) i cittadini: chi vi si presta o è stupido o è in malafede.

Consiglio a tutte le penne e le voci rosse che intendono perseguire realmente il bene collettivo attraverso i loro pulpiti cartacei, televisivi e digitali: narrate, sull’esempio di Marco Travaglio, un po’ quello che i 5 stelle stanno facendo (e hanno già fatto!) in parlamento.

“Sappiamo che i neoeletti (del M5s, nda)… hanno presentato una ventina di disegni di legge e altri ne stanno preparando; le loro presenze in aula e in commissione superano largamente quelle degli altri gruppi; hanno rinunciato (unici nella storia) al finanziamento pubblico di 42 milioni di euro; hanno avviato (unici nella storia) le pratiche per dichiarare ineleggibile B.; han fatto approvare una mozione per consentire a chi avanza crediti dallo Stato di scalarli dalle caselle esattoriali; hanno appoggiato la proposta del Pd Giachetti per tornare al Mattarellum, ovviamente sabotata dal partito unico Pd-Pdl-Monti; hanno contestato assieme a Sel il golpetto del governo in Senato per aggirare l’articolo 138 della Costituzione. Ma tutto questo i milioni di italiani che s’informano (si fa per dire) dai camerieri del potere non lo sanno. Da quando gli usurpatori hanno osato metter piede nel Palazzo, le guardie del corpo dei partiti e dei loro padroni dipingono M5S come un covo d’incompetenti sfaccendati e teleguidati che passano il tempo a litigare, epurare, espellere, o a parlare di scontrini, mentre Grillo e Casaleggio fanno soldi a palate”. Marco Travaglio, dall’editoriale de il Fatto Quotidino del 15/06/2013

Grillo preoccupato in caso d’exploit: in agguato gli “Scillipoti”

Posted febbraio 14th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Le apprensioni di Grillo ai microfoni di Radio 105, lasciano trapelare alcune possibili falle nel MoVimento che sbandiera la trasparenza come propria ragione di vita: “Anche da noi possibili ‘Scillipoti’ (…) difficile poi organizzarsi in caso di grande successo alle elezioni”.

“Scillipoti” è una parola ormai entrata nel gergo comune. Per antonomasia è diventata sinonimo di “voltagabbana” o di “parlamentare mercenario”; ancora non è annoverata fra i lemmi di prestigiosi dizionari, ma diamole ancora un po’ di tempo. Tutte le forze politiche in espansione temono infiltrazioni di questo tipo, “L’animo umano non è incorruttibile” ripete Grillo in continuazione, quasi sapesse che dopo i casi dei consiglieri Favia e Salsi qualcun altro cambierà casacca dopo essere entrato in parlamento. Ieri ai microfoni di Radio 105 il fondatore del M5S ha precisato di aver già messo in conto la presenza nelle liste di possibili “disertori”, ma ha anche aggiunto di ringraziare altre forze politiche che hanno già calamitato alcuni dissidenti del MoVimento.

Il riferimento implicito è alla lista Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, definita dall’ (ex?) attore comico “un bidone aspira-tutto”; del resto il noto magistrato palermitano ha accolto tra le sue file Giovanni Favia, fino a poco tempo fa l’eletto più in vista del M5S. Ma le preoccupazioni di Beppe Grillo non finiscono qui: “Non lo so – afferma nell’intervista con l’emittente radiofonica –, se dovesse succedere sto botto saremmo anche un po’ in difficoltà dovremmo organizzarci e scegliere le persone in fretta”. Il problema è dunque anche di carattere organizzativo per una formazione politica che vuole fare della trasparenza il proprio vessillo: che si comincino a intravedere i primi dissensi sui criteri di scelta degli incarichi parlamentari?

Rapporto Usa su Grillo: “Politico credibile, ignorato dai media”

Posted febbraio 12th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica, Profeti moderni

In un documento del 2008, pubblicato da La Stampa, l’ambasciatore americano Ronald Spogli intuisce la portata politica dell’attivismo di Beppe Grillo quando ancora non esisteva il Movimento 5 Stelle. Un attestato di stima che stride non poco con la scarsa considerazione dedicata all’epoca dai media italiani alle iniziative del comico genovese.

“Grillo populista, Grillo demagogo” era il leitmotiv di quel periodo. Siamo nel 2008 e il comico genovese abbandonava in parte i prosceni dei teatri per abbracciare le folle delle piazze. Il V-Day (Vaffanculo-Day) del 2007 non passò certo inosservato a un tal Ronald Spogli, ambasciatore americano a Roma, che l’anno successivo vergò un lungo telegramma di encomio nei confronti di Grillo indirizzato al Segretario di Stato Condoleezza Rice (*). Il futuro fondatore del Movimento 5 Stelle non era menzionato dal mainstream dell’informazione italiana se non quando i giornalisti erano costretti a parlarne per l’eccezionalità di certe sue iniziative.

Al V-Day di Bologna fecero seguito quasi 350 mila sottoscrittori di una legge di iniziativa popolare denominata “Parlamento Pulito” di cui Beppe Grillo era il primo firmatario. Nel rapporto dell’ambasciatore Usa Grillo diventa “un interlocutore politico credibile”, nonché “ben informato” e “competente di tecnologia”. L’unico, a suo giudizio, capace di individuare con freddo acume le devianze di un sistema politico italiano “autoreferenziale”, la cui più grave colpa è quella di essersi lasciato pervadere da un’incurabile corruzione.

Il profilo di Grillo è stato tratteggiato dopo un incontro informale fra alcuni membri dell’ambasciata statunitense e lo stesso comico che, tuttavia, non ne ha mai fatto motivo di vanto. Nel telegramma, che sembra un profondo attestato di stima alla persona, si parla di Grillo come di “un commentatore controcorrente sulla corruzione italiana” capace ad esempio di “identificare i problemi contabili di Parmalat assai prima che i dettagli delle irregolarità finanziarie venissero scoperte”. Insomma, se Grillo è stato profetico in certe sue intuizioni, altrettanto si può dire degli americani che già cinque anni fa lo accreditavano come un ascendente interlocutore politico.

(*) Fonte: Grillo “stregò” l’ambasciatore Usa: “Interlocutore politico credibile”, Lastampa.it

Video:

V-Day

Pmi veneta a Grillo: “Voto in cambio di aiuti”. Lui: “Partecipate” (VIDEO)

Posted febbraio 10th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Economia, Politica, Profeti moderni

Ieri a Treviso l’incontro fra rappresentanti della Piccola e Media Impresa e Beppe Grillo. “Condividiamo le stesse idee” dice il comico precisando di non essere disposto a fare promesse in cambio di voti.

TREVISO – Ieri Beppe Grillo ha fatto visita ad alcuni rappresentanti della Piccola e Media Impresa veneta. Secondo il comico è stato un incontro dove si è scoperto di condividere le stesse istanze: abbattimento della pressione fiscale, chiusura di Equitalia, modifica e/o abolizione dell’Irap, pagamento dell’Iva solo a fatture incassate etc. Dalla convergenza sulle priorità per dare respiro alle aziende, si è passati tuttavia a discutere di una prassi antipatica al comico genovese. “Mi hanno chiesto: ‘Cosa farai per noi’ – afferma Grillo –, gli ho risposto che non mendichiamo il voto, se vogliono possono iscriversi e portare le loro idee all’interno del MoVimento”.

Insomma, sembra soffocata sul nascere quella atavica prassi invalsa fra associazioni di categoria e vecchi politicanti: voto in cambio di leggi su misura. Le antenne di Grillo però hanno captato il malcostume, esortando i piccoli artigiani e imprenditori veneti a impegnarsi politicamente in prima persona. Sulla scia di quanto detto agli attivisti di Casa Pound – travisato completamente da certa cattiva stampa – il fondatore del Movimento 5 Stelle conferma l’idea di una forza politica aperta, “ecumenica” come direbbe lui: “Se hai i requisiti per entrare – ripete come un mantra – ti iscrivi e porti le tue idee all’interno. Se vengono condivise vanno avanti”.

Video:

Incontro Grillo e Casaleggio con imprenditori a Treviso

Sondaggi smentiti da Euromedia: M5S al 20%, partiti in allarme

La fonte del dato è interessante perché è un istituto di ricerca di cui si serve spesso Silvio Berlusconi. Alessandra Ghisleri, presidentessa di Euromedia Research, parla di sondaggi farlocchi che sottostimano il movimento di Grillo.

“Mai fidarsi ciecamente dei sondaggi” sembra un mantra che tutti utilizzano per tirare acqua al proprio mulino. C’è chi lo usa per scongiurare una un’annunciata sconfitta e chi per propiziare un probabile successo. Quel che è certo è che una fondata preoccupazione serpeggia fra le segreterie dei partiti nazional popolari. Soprattutto in quella di Bersani che si accinge con Monti a riesumare dalla madia della sinistra la salma della defunta Unione. Grillo a tal proposito dipinge il premier uscente come il nuovo Mastella che fungerà da ago della bilancia per il futuro governo di area Pd.

Ma è qui che nascono timori e incertezze per la futura coalizione del cosiddetto centrosinistra. Oggi Alessandra Ghisleri, presidentessa di Euromedia Research, conferma infatti l’ambascia generale di politici di lungo corso come Antonio Bassolino che vede la crescita del Movimento 5 Stelle andare ben al di là di quello che immortalano i sondaggi. La Ghisleri, cui Berlusconi chiede spesso consulti elettorali, stima che il movimento di Grillo supererà agevolmente la soglia del 20% sparigliando le carte a chi già apparecchiava piani di governo (Bersani-Monti) e opposizione (Berlusconi).

Il terzo incomodo (M5S) se come promette non farà alleanze ma sosterrà solamente proposte valide, costringerà, con i suoi probabili 100 deputati e 50 senatori, gli altri attori politici a giocare una partita leale sulle decisioni da prendere per risollevare l’Italia. La nota di colore riguarda invece il Cavaliere che con sprezzo del ridicolo ha cominciato a copiare stralci del programma del M5S. Martedì sera, durante la trasmissione Ballarò, Berlusconi ha parlato ad esempio di abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti (camuffato da rimborso elettorale), di abolizione di Equitalia e di togliere l’Imu sulla prima casa.

Punti che Grillo va strillando nelle piazze da settimane e che, nonostante siano già presenti nel programma del M5S, il comico ha ritenuto di dover mettere nuovamente nero su bianco in un articolo sul suo blog. Ieri, intanto, l’ultimo comizio tenutosi a Marghera (Venezia) ha registrato un enorme successo di pubblico che tuttavia – come le precedenti tappe dello Tsunami Tour, anch’esse gremite di folla – è stato ignorato dal mainstream dell’informazione.

M5S risponde a critiche: “Il più scemo di noi è ingegnere” VIDEO

Un’esilarante figuraccia di Franco Peracchi, della lista “Fare” di Oscar Giannino, che millanta una marcata superiorità dei candidati della sua formazione politica rispetto a quelli del M5S. Imperdibile la risposta di Roberto Berrita (M5S) che distrugge la protervia del suo concorrente.

Già in passato abbiamo offerto un’analisi dell’estrazione culturale di chi vota il Movimento 5 Stelle (LEGGI ARTICOLO). È noto inoltre che la selezione delle candidature è avvenuta con una votazione aperta agli iscritti sulla base dei curricula e dei video di presentazione degli aspiranti candidati. La rosa che ne è uscita rispecchia l’alto grado di erudizione dell’elettorato del M5S – superiore al livello medio degli italiani – e il video che vi proponiamo ne è la conferma. Il contesto è quello delle tribune elettorali, le cosiddette plance pubbliche ossia – nel caso specifico – uno spazio televisivo che spetta per legge alle varie forze candidate alle elezioni politiche per la propria propaganda.

A parlare è un esponente della lista “Fare” del giornalista Oscar Giannino, un certo Franco Peracchi, che con soverchia spocchia afferma: “Ciò che ci distingue dalla lista di Grillo è la qualità e la professionalità dei nostri militanti, sono persone cioé che sanno di che cosa parlano”. La risposta del candidato del M5S Roberto Berrita lascia in ambasce l’esponente di Fare: “In altra sede avrei preso la sua affermazione come un offesa (…) Grillo ha detto – riferendosi ai suoi candidati, nda – il più scemo è ingegnere, credo si riferisse a me”. E parte poi citando un lungo elenco di titoli accademici e professionali posseduti dai suoi colleghi in lista. Lo sguardo di Franco Peracchi si fa a quel punto dimesso e pensieroso (GUARDA al min 0:30).

Video:

Roberto BERRITTA (M5S) distrugge Franco PERACCHI (FARE)

Grillo sbarca dove non osano politici: bagno di folla in Sardegna

Posted febbraio 5th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Ieri l’approdo. In serata la tappa a Sassari in piazza d’Italia dove ad accoglierlo c’era un bagno di folla. Nessuno dei politici di spicco, in lizza per la competizione elettorale, ha voluto mettere piede sull’isola che ha il maggior tasso di disoccupazione del paese.

SASSARI – I giornali locali parlano di un bagno di folla che non si era mai visto, almeno per un politico. Dopo le ultime sortite dei lavoratori sardi che sono stati respinti sulle coste del Lazio come gli ultimi dei migranti, il clima sull’isola è diventato ostile alla classe politica nazionale. Non sono infatti previsti comizi per i leader delle forze politiche in campo per le elezioni. L’unico che sembra andare in controtendenza è Beppe Grillo che ieri, nella tappa sassarese del suo Tsunami Tour, ha fatto il pieno di folla: 10.000 persone, secondo la stampa, si accalcavano in piazza d’Italia apprezzando l’orazione del comico genovese, ad onta di una pioggia battente.

Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha dedicato una parte del suo discorso al degrado del tessuto sociale ed economico della Sardegna: “Lavoro è diventato una parola oscena; ma è lavoro quello dei minatori del Sulcis che stanno dentro le miniere e si prendono la silicosi?!” Poi ricorda il trattamento riservato dalle forze dell’ordine ai pastori sardi: “Non li facevano entrare a Roma per protestare e la polizia li bastonava”. E l’importazione del bestiame che sbarca a Porto Torres: “I pastori sardi hanno sentito il belato romeno e non le hanno fatte entrare. Dovete impedire che le pecore vengano importate”. L’acme dell’acclamazione si è toccata quando Grillo ha parlato di reddito di cittadinanza, una manna per una popolazione col più alto tasso di disoccupazione del paese e col reddito pro capite fra i più bassi. Il tripudio è stato interrotto, al termine del comizio, da una frase pronunciata dal comico con un filo di voce: “Adesso andate via in silenzio e spargete il verbo”.