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Monte dei Paschi: Pd nell’imbarazzo, ma risparmiato da Berlusconi

Posted gennaio 31st, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Lobby e malaffare, Politica

La dirigenza del Pd afferma di non avere responsabilità sullo scandalo di Monte Paschi. Il Pdl decide di non infierire, sebbene potrebbe assestare il colpo del KO sul ring della campagna elettorale. Quale arcano si nasconde dietro a questo omertoso armistizio?

Ogni giorno emergono nuovi filoni d’inchiesta alla procura senese, già impegnata sul fronte dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Mps. L’ipotesi dei magistrati verte su un filo rosso che legherebbe tutte le operazioni illecite all’unico reato di associazione a delinquere. Indagata la dirigenza che ha favorito l’acquisto di Banca Antonveneta dall’istituto di credito spagnolo Santander: al patibolo finisce in testa a tutti Giuseppe Mussari. L’ex presidente di Mps è destinato a essere immolato come capro espiatorio da chi conosceva il circuito di latrocini della banca. Le inchieste della magistratura accetteranno eventuali responsabilità penali, ma non certo quelle sul piano politico.

E qui la nota dolente si apre con le parole di Bersani rivolte recentemente al centrodestra: “Se ci attaccano – sullo scandalo Mps, nda – li sbraniamo”. Il Pdl sembra aver recepito il messaggio dal sapore marcatamente intimidatorio e si adegua cucendosi la bocca. D’altra parte Berlusconi nutre un sodalizio decennale con Monte Paschi, risalente addirittura ai primi anni ’80 quando cercava finanziatori per costruire Milano 2. Secondo un’inchiesta del sindacato ispettivo della banca datata 9 ottobre 1981, il Cavaliere godeva di particolari privilegi all’interno dell’istituto, non concessi ai normali clienti. Insomma, tra Pd e Pdl sembra implicito l’accordo “se cado io, cadi anche tu”: la campagna elettorale di entrambi può così continuare senza grandi turbolenze.

Identikit elettori del M5S: metà di Dx metà di Sx. Ecco lo studio

Posted gennaio 30th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Il potenziale elettorato del Movimento 5 Stelle proviene per metà dal centrodestra e per metà dal centrosinistra. Una dicotomia difficile da spiegare, ma lo studio in esame prova a dare una risposta.

L’indagine condotta da Il Mulino analizza la composizione di un campione di persone inclini a votare il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche. Ciò che inizialmente stupisce è che per metà provengono dal centrodestra, mentre per l’altra metà dal centrosinistra. Una dicotomia spiegata dal sistema di dati preso in esame dallo studio pubblicato oggi sul quotidiano La Stampa: una forte componente di potenziali elettori è costituita da disoccupati, liberi professionisti e dipendenti del settore privato.

Categorie sociali impoveritesi negli ultimi anni, presumibilmente deluse dalla compagine politica che ha governato il paese e perciò disposte a indirizzare il proprio voto lontano da un bipolarismo stantio. Se aggiungiamo un’altro parametro, quello relativo alla quota dei precari – anch’esso molto alto –, si può ipotizzare, in via generale, che laddove si percepisce o si vive il disagio il voto si orienta verso il Movimento 5 Stelle, icona del cambiamento in termini di volti nuovi nelle liste e di età media più bassa delle altre forze politiche. Infine la quota rappresentativa dei “simpatizzanti” laureati è del 23,7%, circa il doppio della media della popolazione italiana. Ecco una sintesi dello studio.

Per età:
18-24 anni: 24,1%
25-34 anni: 29,2%
35-44 anni: 31%
45-54 anni: 24,3%
55-64 anni: 16,8%
oltre i 64 anni: 6,5%

Per occupazione:
Disoccupati: 26,8%
Pensionati: 9,6%
Casalinghe: 14,1%
Studenti: 25,3%
Operai: 29,5%
Dipendenti pubblici: 24,3%
Dipendenti privati: 28,5%
Autonomi, liberi professionisti: 27,4%

Tipo di contratto di lavoro:
Non occupati: 15,5%
Autonomi, liberi professionisti: 27,4%
Tempo indeterminato: 28,4%
Precariato: 27%

Elezioni: liste a confronto. M5S al primo posto per volti nuovi

Posted gennaio 29th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Fioccano le analisi sugli schieramenti politici dopo la presentazione delle liste. Il Movimento 5 Stelle si classifica primo per età media più bassa e per il maggior numero di volti nuovi candidati al parlamento.

Due immagini (QUI SOPRA), edite da La Stampa, che fotografano impietosamente gli schieramenti politici candidati alle imminenti elezioni. In entrambe il Movimento 5 Stelle primeggia sia perché l’età media dei suoi candidati è la più bassa, sia perché il 100% di costoro non si è mai seduto sugli scranni del parlamento. Chi in effige mette in mostra le parole “civile”, “civico/a” scivola invece in fondo alle due classifiche; in special modo il partito del magistrato Antonio Ingroia si distingue per un’età media dei candidati tra le più alte, e per una percentuale di volti nuovi presenti in lista del 62,1. Poco meglio quello di Monti con un discreto 67,9% di new entry nelle due camere, cifra comunque modesta per chi ha deciso di chiamarsi Scelta Civica. Poco distante il Pd che sull’onda del cambiamento ha messo in lista un buon 66,5% di persone nuove.

Un’altra parola di cui tutti si riempiono la bocca è “giovani”; ma quanti sono i giovani realmente nelle liste? Secondo il grafico de La Stampa i giovani sotto i 35 anni alla camera e sotto i 50 al senato – calcolati su una base di deputati e senatori realisticamente eleggibili – sarebbero il 71,7% del M5S, il 36,5% della Lega Nord e il 18,9% di Sel. Come si evince dal grafico della seconda figura della gallery, il parlamento subirà uno svecchiamento preponderante al senato, che in generale porterà le due camere ad avere un 19,2% di giovani – secondo i parametri di riferimento, meno di 35 e meno di 50 anni – rispetto all’attuale 4,2. Un altro primato detenuto dal movimento di Beppe Grillo è quello relativo ai candidati unici per circoscrizione: il fenomeno di candidare i leader dei partiti in più collegi elettorali è dilagante in tutti gli schieramenti (CONFRONTA QUI TU STESSO) dal Pd al Pdl, da Monti a Ingroia etc. Inoltre i candidati del M5S risiedono tutti nelle circoscrizioni in cui si presentano: non un segnale rivoluzionare, ma certamente un buon inizio per il rinnovamento della politica.

Beppe Grillo: “Torno in tv”. Rai, Mediaset e La7 se lo contendono

Posted gennaio 28th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

L’annuncio ha dell’epocale. Sono vent’anni che Grillo non appare sulla tv generalista; l’establishment di allora prima lo esiliò, poi lo osteggiò. Tuttavia il suo ritorno non sarà per uno show, ma per scopi elettorali. La canea dei talk show se lo contende.

Prima l’esilio, dopo una battuta mal digerita dai socialisti nel lontano ’89; poi l’estremo saluto del ’93 in uno spettacolo tutto suo in prima serata: fu record di ascolti, ma i cosiddetti tecnici – allora a capo della Rai post tangentopoli – non seppero apprezzarlo. Sia la prima che la seconda repubblica non tolleravano la verve del comico che dileggiava la politica bipartisan, il mondo dell’industria e della finanza. Non fu più cercato, nonostante il grande pubblico lo osannasse. Scampoli dei suoi show d’intrattenimento e informazione sono stati rubati da varie trasmissioni nel tempo, e, ogniqualvolta venivano mandati in onda, la curva degli ascolti impennava.

Michele Santoro ne ha fatto sapientemente uso nei suoi programmi. “Torno in tv – dice Beppe Grillo – nell’ultima settimana di campagna elettorale”. Lo ha annunciato ieri sul predellino del suo camper – quello usato per il suo tour elettorale – attorniato da una miriade di giornalisti. Non apparirà in una tribuna politica, ma in un talk show. “Chiederemo delle garanzie per partecipare” aggiunge, senza rivelare tuttavia quale trasmissione sceglierà; ma la tensione fra i vari conduttori è già alta. Indiscrezioni vogliono che Vespa e Santoro stiano smaniando per accaparrarsi la presenza del fondatore del M5S, sebbene ancora nessuno si sbilanci.

Video:

La promessa di Grillo: “Tornerò in tv”

Elezioni: scoperta “fabbrica” di firme false. Coinvolta La Destra

Una lista di firme, un pubblico ufficiale che autenticasse, i timbri di alcuni tribunali: tutto falsificato. Sono le armi del delitto elettorale perfetto. Un’organizzazione che, secondo la Procura di Lodi, forniva firme false ai partiti per partecipare alle elezioni; fra i clienti ci sarebbe La Destra di Storace.

Potrebbe rivelarsi lo scoperchiamento di un vaso di Pandora. Una “fabbrica” di firme false che, come affermano gli inquirenti, funziona analogalmente a quegli uffici occulti che compilano false fatture per taroccare i bilanci di grandi aziende. L’indagine è partita da un elenco di 500 sottoscrizioni de La Destra – attuale partito di Francesco Storace – autenticate da un giudice di pace che in realtà non ne sapeva niente. Le firme sono relative alla presentazione delle liste per le candidature al parlamento (Camera, collegio Lombardia 3) e per quelle delle elezioni regionali lombarde. L’ex governatore del Lazio si dichiara “parte lesa” e dice di aver già sporto una denuncia (ma contro chi?).

C’è forse qualcuno che si divertirebbe a falsificare le firme per sostenere le candidature de La Destra? Storace, Storace… Forse è più plausibile che una formazione politica locale come la sua chieda aiutini per le sottoscrizioni in regioni distanti come la Lombardia. Parliamoci chiaro, chi firmerebbe a Sondrio o a Bergamo per mandare in parlamento o nella propria regione candidati di un movimento politico laziale? Storace, Storace… Nel frattempo la lista de La Destra è stata esclusa dalla corsa elettorale nella circoscrizione che comprende le province di Mantova, Lodi, Pavia e Cremona.

La procura lodigiana, titolare dell’inchiesta, fa sapere inoltre che anche le liste “Lega lombardo-veneta” e “Movimento Italia Giusta” sono coinvolte nella vicenda. In diversi appartamenti e in uno studio legale di Milano sono stati rinvenuti 83 timbri con i nomi di giudici di pace di diverse regioni (Lombardia, Liguria, Piemonte, Molise e Lazio), timbri dei Comuni di Monza e Pavia e del tribunale di Milano, elenchi di firme e moduli in bianco. Insomma, tutto l’occorrente per poter compilare i documenti necessari alla presentazione delle liste; alla faccia di chi si è fatto un mazzo tanto per produrre onestamente cotanta documentazione. Incombe infine una domanda: quanti e quali sono i clienti nell’agone politico italiano della fabbrica di firme false?

Paolo Villaggio vota M5s. “Grillo, miglior politico del momento”

Posted gennaio 26th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

Il mitico ragionier Fantozzi smette gli abiti da impiegato e dichiara il suo voto per il Movimento 5 Stelle. Lo fa ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara”, dove è stato più volte ospite.

C’è chi lo dipinge come un vecchio rincitrullito – come forse si autodefinirebbe sarcasticamente –, sia sul web che sulla carta stampata. Ma Paolo Villaggio, novello ottuagenario, ha capito che l’anzianità è un’età in cui ci si può permettere di sbilanciarsi, di non aver peli sulla lingua. Da sempre schierato a sinistra, ama ricordare che, in passato, insieme al suo amico di gioventù Fabrizio De André si dichiarava maoista, ovvero a sinistra del partito comunista cinese. Ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara” dice di essersi poi ravveduto, e di aver capito che il comunismo “reale” è stata una delle maggiori piaghe dell’umanità avendo “fermato il progresso”.

L’estemporanea analisi politica del memorabile interprete di Fantozzi, non si ferma qui. Dice di non aver mai votato per Bersani e per ciò che lui rappresenta: “Prima votavo per Democrazia Proletaria”; dimostrandosi, come il suo amico cantautore e concittadino, vicino alle istanze dei meno abbienti e alle organizzazioni li rappresentano. Infine una dichiarzione di voto e un plauso a Beppe Grillo: “Voterò Movimento 5 Stelle (…) Vede – riferendosi al conduttore, nda – quando Dario Fo vinse il Nobel a Stoccolma, un giornale impegnato di sinistra come La Repubblica titolò in prima pagina ‘Il mistero buffo di Stoccolma’ (…) Lo accusano di essere un comico – Grillo, nda –; un atteggiamento simile a quello medievale della Chiesa che voleva i comici sotto terra. In realtà è il miglior politico del momento”.

Ascolta l’intera intervista:

Paolo Villaggio a “La Zanzara”

Monte dei Paschi: all’assemblea Grillo le canta a Profumo e Pd

Posted gennaio 25th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

All’assemblea degli azionisti Beppe Grillo non le ha mandate a dire. Aspre critiche all’attuale presidente e al suo predecessore, ma anche al Partito Democratico, reo, secondo il comico, di essere stato l’artefice dell’enorme deficit della banca senese.

Lo tsunami annunciato ieri da Beppe Grillo si è puntualmente abbattuto su Siena, questa mattina, in viale Giuseppe Mazzini 23, sede del Monte dei Paschi. Dieci minuti di quieto furore. L’assemblea straordinaria era gremita di piccoli azionisti, fra cui il comico genovese. All’ordine del giorno, l’approvazione dell’aumento di capitale necessario a ottenere il prestito dello Stato, i cosiddetti Monti Bond, circa 3,9 miliardi di euro, il gettito dell’Imu sulla prima casa. Grillo osserva che nell’aula c’è un clima surreale: da una parte i piccoli azionisti incazzati, dall’altra, ex cathedra, un gruppo dirigente tranquillo, per nulla turbato dalla gravità della situazione.

La posta in gioco sono migliaia di posti di lavoro, una banca che dal ’95, anno in cui è stata messa sotto il controllo della politica senese, ha subito una svalutazione vertiginosa, e la sopravvivenza di tante piccole e medie aziende ad essa connesse. Nei pochi minuti a disposizione il comico si rivolge, guardandolo negli occhi, all’attuale presidente dell’istituto in questi termini: “Io vengo da Genova, come il dottor Profumo, conosco il dottor Profumo, la vita che ha fatto, è un ex casellante, lavorava di sera, si è fatto da solo, un uomo molto importante, però è un uomo completamente inadatto a gestire questa situazione perché è indagato per frode fiscale”.

Poi il Pd: “Si doveva aprire una commissione, chiamare tutti i segretari del Partito Democratico dal ’95 a oggi e far loro delle domande, perché qui abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro, 28 mila miliardi di lire, oltre la Parmalat (…) Se mancano i soldi qualcuno li ha presi, qui siamo in una distorsione dove un partito è diventato una banca e una banca è diventato un partito. Questi soldi devono essere tirati fuori, ma non dai 3,9 miliardi presi dai cittadini italiani, dall’Imu, dalle persone che sono fuori a protestare”. Infine il leitmotiv: “Ora, io sono venuto a dirvi una cosa: lei (indirizzandosi a Profumo) come Presidente la prima cosa che doveva fare era aprire una inchiesta“. Al termine dell’intervento gli applausi scroscianti dell’aula.

Video:

Beppe Grillo all’assemblea del Monte dei Paschi di Siena

Monte dei Paschi: domani Grillo irromperà nell’assemblea dei soci

Posted gennaio 24th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

Una presenza anomala turberà la quiete degli alti vertici della banca senese. La conferma viene dallo staff di Beppe Grillo che annuncia la partecipazione del comico all’assemblea degli azionisti di domani.

Se sarà uno tsunami come il suo tour elettorale ce lo diranno solo i fatti. Quel che è certo è che la partecipazione di Beppe Grillo all’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi è stata confermata dal suo staff. Un assemblea straordinaria, determinante al fine di ottenere dallo Stato un prestito di quasi quattro miliardi di euro. Per beneficiarne sarà necessario approvare un ingente aumento di capitale, adeguando così il patrimonio al livello richiesto dall’autorità bancaria europea. La banca senese è al centro dello scandalo per l’acquisto di derivati che ha portato l’ex numero uno dell’istituto, Giuseppe Mussari, alle dimissioni dalla presidenza dell’Abi.

Si stima che la sottoscrizione di titoli tossici potrebbe segnare un negativo in bilancio di 700 milioni di euro. Intanto il Pd si smarca affidandosi alle parole di Massimo D’Alema: “Noi estranei alla gestione”. Tuttavia la fondazione che detiene la proprietà della Banca è controllata dalla classe politica di Siena, storica roccaforte della sinistra. Temi caldi, dunque, si accingono a discutere i soci della banca che dovranno confrontarsi pure con le aspre critiche di Beppe Grillo. Il comico anticipa, in un intervista a Reuters (VIDEO), la sua drastica ricetta per il risanamento: “Prendere chi ha rubato, risanare la banca con la refurtiva recuperata e statalizzarla“. L’appuntamento, vietato ai deboli di cuore, è per domani, a Siena, in viale Giuseppe Mazzini 23, ore nove.

Video:

BEPPE GRILLO A POMEZIA NEL SUO “TSUNAMI TOUR” PARLA DI MONTE DEI PASCHI DI SIENA

M5s: raccolte le firme per candidarsi nelle circoscrizioni estere

Posted gennaio 23rd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Il tempo stringente ha reso l’impresa ardua, ma il numero di firme necessarie per presentarsi nelle circoscrizioni estere è stato raggiunto. Il simbolo del M5s sarà dunque presente anche sulle schede elettorali di chi vota oltre confine.

È di oggi la notizia che per molti italiani temporaneamente all’estero per motivi di studio o di lavoro o di altra natura non sarà possibile votare, per lo meno agevolmente. Lo conferma il governo con un comunicato tranchant del Consiglio dei Ministri, escludendo di fatto ogni procedura di voto telematico riservata invece ai militari o agli iscritti all’Aire. Secondo stime ufficiose le persone in questa condizione disagevole sarebbero poco sotto il milione e difficilmente riusciranno a tornare in Italia per votare dovendosi sobbarcare le spese di viaggio senza alcuno sconto.

Ma una buona notizia c’è – almeno per la democrazia – e arriva dal ministero dell’interno dove da poco gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno depositato le firme per le candidature al parlamento. A quanto dicono la raccolta delle firme è stata tutt’altro che una passeggiata: scarsa collaborazione dei consolati, tempi stringenti e la difficoltà di pubblicizzare la loro iniziativa a causa della scarsa solidarietà degli italiani all’estero. Il Viminale, sempre secondo gli attivisti del M5s, si sarebbe complimentato con loro per la perizia con cui sono stati presentati i documenti. Se la raccolta firme non fosse andata a buon fine, il movimento di Grillo non avrebbe potuto usufruire della frangia di voti all’estero, talvolta capace di condizionare fortemente l’esito delle urne.

Grillo, effetto tsunami sui partiti: fuori gli impresentabili

Lo Tsunami Tour di Beppe Grillo continua a riempire le piazze, ma l’effetto dell’onda anomala investe soprattutto i partiti politici: nell’articolo un elenco di punti, a partire dalle liste pulite, che i partiti hanno copiato pedissequamente dal Movimento 5 Stelle.

Vi ricordate quando nel 2007 Beppe Grillo raccolse le firme per una legge di iniziativa popolare che chiedeva l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva? Una legge che la classe politica si è rifiutata di discutere in parlamento. Ora è stata riesumata; certo, non la vogliono portare in Aula, ma copiarne il senso per dare un’immagine rinnovata ai vecchi partiti. Succede così che ieri Nicola Cosentino, politico in odor di Camorra, sia stato escluso dalle candidature per il parlamento dal Popolo della Libertà, e che lui per ripicca – almeno secondo l’edizione campana de La Repubblica – abbia fatto sparire i documenti per la presentazione delle liste della sua regione. E quando Grillo diceva che bisognava cambiare modo di comunicare avvicinandosi a internet?

Ora i manifesti elettorali sono pieni di richiami ai social network, da Facebook a Twitter. Per non parlare poi delle primarie per il parlamento copiate dal Pd. Dopo che il Movimento 5 Stelle promosse le proprie sul web gratuitamente, il partito di Bersani indisse immantinente delle consultazioni – al costo di due euro per votante – per comporre la rosa dei candidati al parlamento; sebbene queste si siano rivelate alla fine un mero specchietto per le allodole, dato che i vecchi mandarini si sono ricandidati senza essersi sottoposti alla citata selezione. Che dire se non che sono dei tentativi di scopiazzare da quattro sodli. Come recita un noto adagio pubblicitario: “Diffidate delle imitazioni”.

Video:

Beppe Grilo a Salerno 1/2. 21/01/13. Tsunami Tour

Monti boccia referendum contro inceneritore, Grillo s’infuria

Il governo boccia il referendum della Valle d’Aosta contro la costruzione di un inceneritore impugnandolo davanti alla Consulta. Beppe Grillo, grande sostenitore di questa consultazione popolare, si dice amareggiato, ma i promotori del referendum sono sicuri che nella loro regione non si costruiranno più inceneritori.

Di rado succede che un governo nazionale si occupi di questioni relative alle regioni e, in particolare, di casi così specifici. A novembre in Valle d’Aosta si è tenuto un referendum propositivo storico: per la prima volta dall’introduzione di quest’istituto si è raggiunto il quorum, dando così immediata applicazione ai relativi quesiti. Si trattava di ratificare una legge di iniziativa popolare, bocciata dal consiglio regionale, ma che grazie al referendum è stata approvata immantinente. La legge vieta la costruzione di inceneritori in Valle d’Aosta perché costituirebbero un pericolo per la salute pubblica. Così, venerdì scorso, il consiglio dei ministri presieduto da Mario Monti ha annunciato di voler impugnare la legge valdostana contro l’incenerimento dei rifiuti.

Il contenzioso sarà portato davanti alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla liceità della norma. Certo è che una fretta simile da parte di un governo nazionale non si era mai vista. Neppure rispetto a questioni analoghe ma decisamente più importanti, come è successo in Emilia e in Lombardia durante le ultime elezioni regionali. Una legge nazionale prevede infatti che i presidenti di regione non possano candidarsi per più di due mandati consecutivi, al fine di evitare un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di una singola persona. Ebbene, sia in Emilia Romagna che in Lombardia i due governatori sono rispettivamente al terzo e al quarto mandato consecutivo. Nel caso della Lombardia, l’incompatibilità del presidente Formigoni è stata segnalata con un esposto alla procura di Milano da parte degli attivisti locali del Movimento 5 Stelle.

Ma il giudice, pur condividendo i motivi della denuncia, non ha potuto procedere contro il governatore lombardo perché la regione “non ha recepito le disposizioni della legge nazionale”, nonostante i tempi per ratificarla fossero già scaduti da un pezzo. Perché in quell’occasione il governo nazionale non ebbe nulla da eccepire? Forse che Roberto Formigoni conta più di 130.000 valdostani? “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo”. In realtà il referendum contro l’incenerimento dei rifiuti era già stato contestato davanti al Tar di Aosta da un’associazione di imprese interessate all’opera, ma il giudice ne aveva confermato la legittimità perché pertinente alla tutela della salute. Tuttavia Monti e ministri sostengono che si tratti di materia ambientale e quindi impugnabile.

Comunque vada sarà un insuccesso per la democrazia; la volontà popolare, si sa, è un optional per questi politici. Scontate, inoltre, le reazioni del comitato promotore del referendum che chiede il rispetto di quanto deliberato direttamente dai cittadini valdostani. A sostegno dell’iniziativa, più che mai osteggiata dalla classe politica locale con intimidazioni e manifesti indecenti, si sono spesi l’associazione Valle Virtuosa, la Società Internazionale di Medici per l’Ambiente (Isde) e il Movimento 5 Stelle col suo fondatore Beppe Grillo, ospite di una serata di propaganda referendaria. Si attendono ora nuovi sviluppi giudiziari sulla vicenda, che ad ogni modo ha acclarato il netto rifiuto dei cittadini valdostani alla costruzione di inceneritori nel loro territorio.

Sull’argomento:

Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Video:

Beppe Grillo ad Aosta 16 Novembre 2012 ore 21.00

M5s. Piazze Vs sondaggi: le prime sono piene i secondi in calo (VIDEO)

Movimento 5 Stelle in calo secondo i sondaggi, ma l’affluenza di gente ai comizi di Beppe Grillo non trova un riscontro congruo. Ieri a Lecce la piazza gremita ha accolto il comico genovese con un boato di approvazione.

Subito dopo il successo elettorale in Sicilia, dove il Movimento 5 Stelle si è affermato quale prima forza politica dell’isola col 15% dei voti, i sondaggisti ne hanno man mano registrato un calo. Le possibili cause, spiegano, sarebbero imputabili ad alcune aspre sortite di Beppe Grillo, dalle espulsioni di alcuni esponenti del MoVimento, a certi suoi exploit pubblici poco apprezzabili sotto il profilo del bon ton. Ma il comico, si sa, è un’istrione che difficilmente riesce a contenere sarcasmo e satira, risultando indigesto a quel giornalismo che fa dell’etichetta la propria ragion d’essere. Chi s’indigna delle sue parole, tuttavia, evita di criticarlo nel merito delle sue affermazioni, dipingendolo come un demagogo, populista, qualunquista, tribuno della plebe, arruffa-popolo, pifferaio magico etc.

Beppe Grillo, come ha fatto ieri a Lecce in una piazza gremita di folla, risponde a tono sia alle critiche che ai sondaggisti, chiedendo alla platea di gridargli alcuni dei citati epiteti. Prima dell’affermazione elettorale in Sicilia le maggiori agenzie di sondaggi accreditavano al M5s una percentuale intorno all’8%, poi rivelatasi la metà dei voti effettivamente ottenuti. Ora danno il MoVimento al 15%, ma c’è da sperare, per i partiti, che le previsioni di voto non si rivelino di nuovo errate; almeno non nella misura delle scorse elezioni regionali in Sicilia. A giudicare dalle foto dei comizi, opportunamente ignorate dalla stampa di regime, sembrerebbe in realtà profilarsi un’altra ondata di consensi.

Video:

Beppe Grillo a Taranto. 19/01/2013. 1/3