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Vendola: “Con me all’Ilva fumi regolari”, ma il gip lo smaschera

Vendola raggiunto dall’ennesima tegola si barrica dietro una difesa d’ufficio: “Non ho fatto alcuna pressione per favorire l’Ilva”. Ma le responsabilità politiche emerse dal decreto del gip non si lavano con un colpo di spugna.

Premesso che il gip di Taranto, Patrizia Todisco, non ha ravvisato illeciti nel comportamento di Vendola, resta un nodo da sciogliere. Sono mesi che il caro governatore pugliese va blaterando dei suoi presunti ed eccezionali meriti – guarda il video – sulla gestione dei rapporti con l’Ilva. Guarda caso proprio da quando l’acciaieria del patron Riva era in odor di sequestro, e i personaggi – non direttamente coinvolti nell’inchiesta – che vi gravitavano attorno cercavano di defilarsi. Secondo Vendola durante il suo mandato non solo l’Ilva ha diminuito le emissioni nocive, ma ha pure adeguato gli impianti a norme ambientali più severe abbassando i livelli generali d’inquinamento. Peccato dottor Vendola che tarantini e pugliesi non se ne siano minimamente accorti, stretti nella morsa del ricatto occupazionale su quale lei ha giocato non poco. “Il lavoro non si tocca” è sempre stato il motto della politica collusa coll’imprenditoria sporca di Riva. Il quale ha dormito sonni tranquilli per lunghi anni, fino a quando il cancro di Taranto non ha bussato alle porte della magistratura.

Le indagini parlano di un’insorgenza tumorale di gran lunga sopra la media regionale e nazionale, e quantificano persino un numero di vittime certo direttamente imputabile ai miasmi dell’acciaieria. Purtroppo il presidente pugliese non è riuscito a dare un segno di discontinuità con le politiche conniventi del passato, come dimostrano le affermazioni del gip Todisco nell’ordinanza d’arresto dei vertici Ilva. Nel documento si legge infatti che Vendola avrebbe esercitato “pressioni” per “far fuori” il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, autore di una relazione allarmante sulla tossicità dello stabilimento. Entrambi gli interessati si sono affrettati a smentire la ricostruzione dell’ordinanza (*), ma si sa quanto sia facile concordare versioni di comodo specialmente se non si è imputati. Tuttavia i riscontri del gip si basano su una serie di intercettazioni – clicca qui per leggerle – ritenute attendibili che inchiodano Vendola alle sue responsabilità. Delle due l’una: o mente il governatore pugliese o il gip Patrizia Todisco… Suggerimenti?

* Fonte: Il Fatto Quotidiano, 27 nov. 2012

Rigassificatore di Trieste: comune dice no, ma viene approvato

Cortocircuito democratico a Trieste: comune e provincia dicono no alla costruzione di un rigassificatore, così la regione se lo approva da sé. Ecco spiegato nell’articolo come si bypassa, a norma di legge (!), la volontà popolare.

A Trieste in questi giorni è esploso un caso che travalica i confini del capoluogo friulano. La costruzione in città di un’opera ad alto impatto ambientale, come un rigassificatore, dovrebbe essere sottoposta al vaglio degli abitanti del medesimo ambito territoriale (comune, provincia). Come è recentemente successo in Val d’Aosta, dove – grazie allo statuto speciale di cui è dotata – è stato possibile indire un referendum propositivo regionale per decidere se costruire o meno un inceneritore di rifiuti – chiamato ingannevolmente dai promotori piro-gassificatore disattendendo le direttive europee, che identificano detti impianti esclusivamente col termine “inceneritore”. Ma a Trieste le cose sono andate diversamente, e a prendersi in carico la decisione di costruire è stata solo la regione. In realtà l’iter di approvazione dell’opera ha inizialmente seguito le canoniche tappe procedurali, salvo poi incagliarsi. Quando cioè la regione ha chiesto le necessarie autorizzazioni a comune e provincia ha ricevuto un bel due di picche. Ed è qui che una legge beffarda – la 241 del 1990 e s.m.i. – è intervenuta a salvare l’ecomostro e gli interessi che nasconde.

Se prima questa legge era fondata su precetti di buon senso, dopo la sua riforma – art. 49 del Decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 – si è trasformata in pretesto per bypassare le più elementari regole democratiche di governo del territorio. In particolare laddove recita che si conferisce potere “decisorio” a un ente, qualora questo abbia ottenuto la diffida a procedere da parte di altre amministrazioni pubbliche. Applicato al caso in esame significa che la regione Friuli Venezia Giulia, stante il diniego del comune e della provincia di Trieste, ha imbastito un tavolo di tecnici che deliberasse in prima persona (*). Questi sotto pressione della giunta hanno approvato all’unanimità il progetto, scaricando di responsabilità i politici regionali ben consci del fatto che l’opera non nutre il favore della popolazione. Insomma un lavarsi le mani in piena regola ad opera di una classe politica friulana che non vuole scontentare nessuno. Né le lobby che concorreranno alla costruzione del rigassificatore, né i cittadini; ma questi ultimi, si sa, covano già un profondo malumore.

* Chiamasi istituto della Conferenza dei servizi, disposto dalla suddetta modifica alla legge 241/90.

Ucciso a 5 anni dal fucile del padre, l’appello ai cacciatori

Posted novembre 27th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, Cronaca e opinioni, L'industria della morte

L’ultima vittima si chiamava Manuel Belviso, cinque anni. Ucciso da un colpo esploso accidentalmente dal fucile da caccia del padre. L’Associazione Vittime della Caccia lancia un appello-grido di dolore per sensibilizzare le coscienze.

Ogni anno, a fine novembre, si fa un primo bilancio delle vittime della caccia. Un bollettino di guerra che non fa distinzioni di sesso, razza, estrazione sociale ed età. L’ultimo in ordine cronologico è un bambino di soli cinque anni, impallinato da un colpo esploso dal fucile da caccia del padre, partito accidentalmente in circostanze ancora da chiarire. Il tragico episodio ha inevitabilmente suscitato un’ondata d’indignazione convogliatasi nell’appello lanciato dall’Associazione Vittime della Caccia, che invita ogni genitore a tenere i bambini alla larga da questa pratica arcaica. Non solo in senso fisico rinunciando a passeggiare nei pressi delle zone di caccia, ma anche rispetto al culto dell’arte venatoria. Si legge infatti: “Ci rivolgiamo alle madri e alle donne tutte, affinchè preservino i propri bambini da questo ambiente evidentemente causa di morte, dolore e di sopraffazione del forte sul debole. Non è più tempo di indugiare. Lasciate che i bambini giochino a pallone e fate in modo che non si avvicinino alle armi, che sviluppino empatia e compassione per gli animali invece di massacrarli”.

Non è inusuale, per chi ama concedersi passeggiate fra le selve italiane, d’imbattersi in trasgressori delle regole che disciplinano l’attività venatoria; così come nel bracconaggio che, oltre al rischio d’incidenti, danneggia sensibilmente specie faunistiche protette già a rischio estinzione. Udire spari fuori dagli orari stabiliti per legge, ad esempio, sta diventando consuetudine, e i cacciatori, sicuri della loro impunità, perseverano minacciando le altrui incolumità e libertà. L’appello, lanciato ieri sul sito www.vittimedellacaccia.org, si apre con un crudo stillicidio di dati da sgranare come un rosario perché non succeda mai più: “Manuel Belviso il piccolo di 5 anni morto per un colpo accidentale partito dal fucile da caccia del padre è la settima vittima minore di età falcidiata dalle armi da caccia, dal 1 settembre al 24 novembre (4 i bambini morti e 3 i feriti). In questo breve arco temporale, sono 97 le vittime della caccia di cui si ha notizia: 22 morti e 75 feriti di cui 6 morti e 16 feriti tra la gente comune. Ovvero chi non imbracciava alcuna arma e ignaro faceva i fatti propri”.

Leggi l’appello:

CACCIA: UN ALTRO BAMBINO VITTIMA. APPELLO ALLE MADRI

Ovadia, ebreo pro palestina “Netanyhau peggior governo di sempre”

Posted novembre 22nd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Guerra e imperialismo, Profeti moderni

Il celebre artista Moni Ovadia interviene sul blog di Beppe Grillo esprimendo dure critiche verso il governo Netanyhau, definito come il peggiore della storia israeliana.

Ieri sul blog di Beppe Grillo è intervenuto il celebre artista Moni Ovadia squarciando la cortina di ipocrisie che avvolge l’atavica guerra fra palestinesi e israeliani. Non sono certo fatti inediti quelli evocati dal noto artista, ma assumono maggiore importanza perché sono stati pronunciati da un ebreo, che in Israele ha amici bersagliati quotidianamente dai raid di Hamas. In accordo con l’analisi di Ovadia (clicca qui per guardare l’intervista) si può affermare che gli scontri in atto nella Striscia di Gaza vedono una netta disparità delle forze schierate in campo: da un lato abbiamo il braccio armato di Hamas che lancia missili rudimentali verso obiettivi militari e civili israeliani. Sono armi con un raggio limitato che comunque non lesinano vittime quando colpiscono in pieno il bersaglio; per giunta bisogna considerare gli attentati dinamitardi di kamikaze che si fanno esplodere in mezzo alla folla. Tuttavia come ricorda Ovadia, che durante i recenti scontri riceveva sms disperati da suoi amici residenti nei pressi di Gaza, la popolazione israeliana di confine è dotata di strumenti altamente sofisticati per proteggersi dai bombardamenti.

In particolare hanno rifugi, bunker infrangibili e l’iron dome, un’arma in grado di bloccare missili e artiglieria. Dall’altra parte abbiamo invece solo “macerie” e miseria. La controffensiva palestinese si avvale infatti di strumenti di fortuna, anche se da qualche anno Hamas possiede missili più potenti, contrabbandati dal Sinai. Ma soprattutto può contare su un potenziale umano che Israele si sogna, alimentato dall’annientamento esponenzialmente maggiore di vite umane inferto agli abitanti di Gaza. Una guerra impari che secondo Ovadia uccide “10, 100, 1000 volte di più” tra le file dei palestinesi. E a essere colpiti sono essenzialmente anziani, donne e bambini, i più indifesi di fronte alle barbarie della guerra. L’artista ebreo incalza a questo punto sulle responsabilità dell’attuale governo di Tel Aviv definendolo “il peggiore della storia d’Israele”, per via della sua politica miope che non vuole riconoscere lo Stato palestinese “nei confini della linea armistiziale del ’67, con Gerusalemme est come sua capitale”. Finalmente si sente parlare del conflitto in Cisgiornadia non solo in termini guerrafondai, bensì in ragione dei reali interessi di Israele.

Cacciato dal Pd perché ha denunciato la speculazione edilizia

Il caso di Carmine Parisi è uno dei tanti all’interno del Pd: a livello locale è alto il numero di epurati che si sono opposti al malaffare politico-imprenditoriale.

Il Pd è un partito giovane che ha inglobato diverse anime della sinistra italiana. I dissidi sono all’ordine del giorno, sia a livello nazionale che a livello locale. Ma la storia di Carmine Parisi ci svela che certe fratture sono insanabili specialmente quando ci si confronta sui rapporti tra imprenditoria e pubblica amministrazione. Sul blog di Beppe Grillo lunedì è stata pubblicata una lista di cosiddette epurazioni, perpetrate soprattutto nei consigli comunali a scapito di numerosi esponenti del partito di Bersani. Motivo? Il semplice non allinearsi a decisioni calate dall’alto che non producevano benefici per la comunità, bensì vantaggi economici per pochi. Come nel caso di Agropoli, ridente cittadina del Cilento, già colpita da colate di cemento selvagge negli anni del boom economico, di cui Carmine Parisi è consigliere comunale. Il giovane militante del Pd, dopo essere stato eletto tra le file della maggioranza, ha voluto portare avanti una battaglia serrata in difesa del territorio, senza tuttavia trovare l’appoggio del suo partito. In particolare Parisi contestava la presenza nelle liste di alcuni costruttori di Agropoli poi eletti consiglieri.

Un anno fa l’editto: espulsione per contrasti con le indicazioni di partito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mancata stesura di un piano urbanistico che tutelasse i pochi spazi verdi scampati fino ad allora alla speculazione edilizia. Occorre precisare che Agropoli è una città immersa nel Parco Nazionale del Cilento, riconosciuto Patrimonio dell’umanità dell’Unesco e dal 1997 Riserva della biosfera. La dissidenza del consigliere ha trovato la solidarietà di un compagno di partito, anch’egli espulso nello stesso periodo. Entrambi partecipavano alla redazione e diffusione del giornalino “Trasparenza e Legalità” nel quale denunciavano una serie di conflitti d’interessi legati ai costruttori eletti con loro nella maggioranza. Una vicenda che lancia un messaggio inquietante ai giovani con le mani pulite che vogliono avvicinarsi alla politica. Eppure nel Pd nessuno sembra preoccuparsene, nemmeno dopo che il consigliere Parisi ha segnalato ai vertici del partito la sua espulsione arbitraria. Di diverso avviso sono state invece le reazioni dei Giovani Democratici, organizzazione giovanile del Pd, che hanno subito preso le distanze dai loro superiori.

Guarda il video dell’intervista a Carmine Parisi:

“Cacciato dal Pd perché ho denunciato la speculazione edilizia”

Banca Popolare di Milano, prestiti facili per i politici del Pdl

Alla Banca Popolare di Milano politici di spicco del Pdl ottenevano facili prestiti durante l’amministrazione di Ponzellini. Santanchè, Brambilla, La Russa, Romani sono solo alcuni dei fortunati destinatari delle ingenti somme: una storia di favori.

L’ex presidente Massimo Ponzellini finisce ai domiciliari nel maggio 2012, e da allora alla Banca Popolare di Milano (Bpm) tira aria di fuggi fuggi. Non per i normali correntisti, che per aprire un mutuo vengono radiografati da testa a piedi, ma per alcuni politici di destra abituati in passato a ricevere facili prestiti su intercessione di Ponzellini. Si tratta di ingenti somme ottenute con garanzie ridicole, roba che se le presentasse un normale cliente verrebbe quantomeno deriso; e non dal presidente, ovviamente, ma da un semplice direttore di filiale. Il caso più eclatante è quello di Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier, che vanta un fido personale di un milione di euro e un altro di cinque per sua holding Pbf Srl, interamente utilizzati, il cui rientro è previsto a breve. La Bpm ha magnanimamente accettato come garanzie una fideiussione personale di Berlusconi junior e l’impegno, da parte della sua società, di cedere i proventi derivanti da una fantomatica operazione immobiliare. Ben altre cifre riguardano invece la Quintogest, una finanziaria a corto di fondi per la quale Ignazio La Russa si è prodigato non poco.

Come si evince dalle intercettazioni telefoniche del luglio 2011 l’ex ministro della difesa sollecitava Ponzellini ad aumentare il fido di Quintogest, cui Bpm aveva già prestato 44 milioni di euro. A Spingere La Russa fu probabilmente la partecipazione di sua moglieLaura De Cicco, nella finanziaria attraverso la società Idi Consulting. Altri trattamenti di riguardo sono toccati ai deputati Pdl Santanchè, Brambilla e Romani, evidentemente i clienti più bisognosi dell’intera banca – ma aiutare precari e piccole imprese no? Alla notizia ha fatto eco, domenica su Rai Tre, l’inchiesta del programma Report che ha portato alla luce i collegamenti fra Ponzellini Pdl e Lega. Immagini impietose hanno immortalato politici ammanicati col banchiere meneghino che scappavano di fronte alle domande del giornalista Sigfrido Ranucci. In particolare l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è distinto in quanto a inciviltà: dopo aver accuratamente evitato di rispondere a Ranucci, lo ha afferrato per un braccio spingendolo via come un bullo di periferia. Il giornalista aveva semplicemente chiesto lumi sulla nomina di Ponzellini a presidente di Pbm. Ma d’altronde si sa, le domande fuori copione non sono proprio gradite alla casta.

Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Posted novembre 19th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, L'industria della morte, Riscatto civile

Grazie al raggiungimento del quorum passa il primo referendum propositivo della storia della nostra Repubblica. In regione la maggioranza dei consiglieri invitava a disertare le urne, ma i valdostani hanno votato ugualmente: scontata la vittoria di chi non vuole l’inceneritore.

La notizia drammatica – o di folklore, se preferite – è che la maggioranza dei consiglieri regionali della Valle d’Aosta invita a disertare lo storico voto di oggi. Esattamente come fece Berlusconi quando nel 2011 cercò di convincere gli italiani a non votare il referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento, per fortuna, non riuscendoci. Ora, nella piccola e felice terra dei dahu si ripete il raggiro, e il vecchio carrozzone partitocratico tenta di osteggiare la libera espressione della società civile con dichiarazioni e manifesti dal sapore antidemocratico e intimidatorio: la vera anti-politica. Antidemocratico perché, come si evince dall’immagine soprastante, politici di destra e sinistra – eccezion fatta per quelli dell’Italia dei Valori – vogliono persuadere al non voto con un messaggio anticostituzionale ed eversivo: la possibilità di votare è sempre accrescitiva dei valori di uguaglianza e libertà, impressi col sangue dei partigiani sulla Costituzione del ’48. Intimidatorio perché Augusto Rolladin – immarcescibile governatore della Valle d’Aosta – esercita un potere d’influenza – o di ricatto, se preferite – su un ampio bacino di votanti: nella piccola regione alpina, infatti, – 128.000 abitanti appena – molti sono coloro che vivono a vario titolo di sussidiarietà pubblica.

A partire dagli agenti forestali – dipendenti regionali – a cui potrebbe venir negato il rinnovo di un contratto precario qualora si recassero alle urne disattendendo le indicazioni calate dall’alto. Intendiamoci, se l’attuale classe politica valdostana fosse veramente convinta dei benefici dell’inceneritore che intende costruire, invoglierebbe i cittadini a sostenerlo col voto anziché indurli a starsene a casa. Obbiettivo conclamato del presidente Rolladin è quello di evitare che si raggiunga il quorum, con buona pace di chi asserisce che l’impianto aumenterà l’insorgenza di tumori. Si tratta di una struttura che costerebbe 220 milioni – non tutti finanziati dalla regione invero – passibili di rincari dovuti ai soliti ritardi burocratico-costruttivi, in un momento in cui gli ospedali – gestiti anch’essi dalla regione – lesinano sui medicinali. La notizia del primo referendum propositivo della storia della nostra Repubblica (*) – clicca qui per leggerne il breve testo – è stata snobbata dalle major della stampa, derubricandola – nelle sparute testate dove è stata accolta – a semplice velina di cronaca. Non c’è traccia, nemmeno sul Fatto Quotidiano – giornale anti-casta per antonomasia –, di una benché minima critica alle dichiarazioni anticostituzionali dei sostenitori dell’inceneritore: una reticenza imperdonabile.

Aggiornamento: alle ore 22 l’affluenza definitiva è stata del 48,92%. Il quorum è stato raggiunto!

* Il primo in realtà a raggiungere il quorum; altri due erano già stati proposti recentemente nella stessa Valle d’Aosta e in Trentino, che in virtù della loro autonomia possono dotarsi di strumenti – come il referendum propositivo – non previsti dalla nostra Costituzione.

Grecia, la Troika “Svendere o fallire”, intanto chiudono ospedali

Posted novembre 15th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Economia, Politica, Spaventapasseri

Mentre negli ospedali ellenici si lesina sulle punture, la Banca centrale europea, con calma, decide se concedere nuovi aiuti economici.

Mentre il povero – si fa per dire – ministro delle Finanze greco, tal Yannis Stournaras, cerca di piazzare sul mercato nuovi titoli di stato – per pagare quelli in scadenza –, “a palazzo” il direttivo della Banca Centrale Europea medita, con calma, una possibile soluzione. Le due realtà, quella istituzionale-finanziaria delle scrivanie in mogano e quella degli ospedali a mezzo servizio, entrano in rotta di collisione, la cui disarmante manifestazione è il costante assedio della popolazione al parlamento di Atene. La Grecia del presidente Samaras naviga a vista e, strozzata dai debiti, non può attuare politiche di sviluppo a lungo termine, perché ogni abbozzo di riforma è vincolato ai dettami della troika (Fmi, Bce, Ue). La repubblica ellenica risulta essere infatti la beneficiaria del più ingente prestito mai erogato dal Fondo Monetario Internazionale (*), sebbene l’emergenza odierna dipenda necessariamente da un placet della Bce. Oggi scadrà appunto l’asta di obbligazioni, dalla quale il ministro Stuornaras si aspetta di ricavare il miliardo che serve a ripagare i titoli che scadranno venerdì.

Estinguere debiti aprendone altri, a tassi sempre maggiori s’intende, e sempre che ci si riesca. L’esito dell’operazione dipenderà tuttavia dalla scelta della Bce di alzare o meno il plafond delle risorse destinate al salvataggio delle banche elleniche. Il limite è di 12 miliardi che gli istituti ellenici possono ottenere ogniqualvolta offrano come garanzia buoni del tesoro precedentemente acquistati. Le preoccupazioni a questo punto vertono sul fatto che tale somma sia già stata superata con l’asta di martedì scorso, ma la stessa Bce potrebbe scongiurare il rischio aumentando, come ha fatto quest’estate, la cifra del prestito. Basterebbe un cenno, eppure si tergiversa portando all’esasperazione un popolazione già sbandata nell’estremismo di destra con l’elezione in parlamento di un partito neonazista. Insomma, dopo tre finanziarie dissanguanti, un referendum sulla permanenza nell’Ue soffocato in culla, l’anatocismo dei creditori internazionali e il terrorismo psicologico dei media sulle ricadute di un possibile default, alla Grecia non rimane che povertà e disperazione.

*fonte: Wikipedia

L’anatema di Obama: repubblicano licenzia operai, Fitch e S&P KO

Posted novembre 12th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Giustizia, Politica

Gli effetti della vittoria di Obama non finiscono di stupire: il magnate del carbone Robert Murray, sfegatato fan di Romney, deluso dall’esito delle urne licenzia 163 operai. Intanto in Italia due agenzie di rating, dopo aver sfiduciato la politica del presidente democratico, vengono rinviate a giudizio.

La Procura della Repubblica di Trani ha disposto, dopo due anni d’indagini, il rinvio a giudizio di sette dirigenti delle più importanti agenzie di rating al mondo. Stiamo parlando di Fitch e di Standard & Poor’s (S&P), accusate dagli inquirenti di aver messo in piedi una macchina del fango per deprezzare le obbligazioni dello Stato italiano. L’inchiesta è nata in seguito agli esposti presentati dai legali rappresentanti delle associazioni di consumatori Adusbef e Federconsumatori, che hanno ravvisato nella condotta dei vertici delle agenzie un potenziale danno economico per l’erario italiano. In particolare si denunciava l’agenzia S&P per aver licenziato un dispaccio che dava un marcato giudizio negativo alla manovra finanziaria del nostro governo, prima della sua pubblicazione ufficiale. L’accusa mossa dagli inquirenti è quella di aver manipolato il mercato finanziario, peggiorando di fatto la quotazione dei titoli obbligazionari italiani. Un danno pagato dai contribuenti sotto forma di interessi sulle obbligazioni che hanno inevitabilmente subito un’impennata.

Prevedibile conseguenza è stata l’influenza esercitata dalle citate agenzie sull’operato del governo, che ha dovuto abdicare alla propria sovranità in termini di politica economica. Il caso ha voluto che le imputazioni venissero confermate dal gip poco dopo la vittoria di Obama, salutata improvvidamente da Fitch e Moody’s – altra indagata eccellente nell’inchiesta di Trani, poi prosciolta – con l’annuncio di un possibile declassamento dei titoli del tesoro americano. Ironia della sorte… Ma nei cda delle agenzie di rating qualcosa dovrà cambiare se non vorranno trovarsi sommersi dagli avvisi di garanzia. Magari proprio per mano di qualche omologa americana delle nostre associazioni di consumatori. Sembra il compimento di un taumaturgico anatema di Obama, che oggi tuttavia ha segnato negativamente la vita di numerosi lavoratori d’oltre oceano. Il magnate americano del carbone Robert Murray ha infatti licenziato 163 operai a causa della sconfitta del suo beniamino Mitt Romney alle elezioni presidenziali. “Se vince Obama – scriveva ai suoi dipendenti – l’industria del carbone verrà eliminata e la stessa fine farà il vostro lavoro”. Profezia o imperdonabile pretesto?

Boom elettorale Grillo-Obama: Italia e Usa sfiduciati dai mercati

Posted novembre 11th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica, Profeti moderni

All’indomani del successo del Movimento 5 Stelle in Sicilia i mercati sfiduciano l’Italia con un – 1,5 su Piazza Affari, mentre le agenzie di rating Moody’s e Fitch minacciano di declassare i titoli Usa dopo la vittoria di Obama: venti di guerra tra democrazia e finanza?

USA – Prim’ancora che la vittoria di Obama fosse ufficializzata, le agenzie di rating Moody’s e Fitch diramavano dispacci su un possibile declassamento dei titoli di stato americani. In particolare Moody’s paventava un giudizio che dall’attuale “AAA” sarebbe sceso a “Aa1″. Un segnale dell’alta finanza che suona come un diktat per il presidente appena rieletto, il quale dovrà scegliere se continuare con la politica keynesiana del “deficit spending” o attuare l’austerity suggerita dai ratings. Una partita che si gioca tutta sulle future sorti del debito pubblico americano, già ampiamente attestatosi oltre il 100% del Pil grazie a una norma approvata dal Congresso nella scorsa legislatura. A far infuriare i grandi investitori americani è stata però la cosiddetta legge Dodd-Frank, introdotta da Obama dopo aver messo mano alle casse federali per salvare banche e assicurazioni. Si tratta di un codice etico che devono adottare i destinatari degli aiuti governativi, al fine di rendere più trasparenti le proprie attività. Un duro colpo per chi era abituato a mercanteggiare titoli tossici o derivati, dove chi vende sa tutto e chi compra un bel niente.

SICILIA – Il Movimento 5 Stelle primeggia sull’isola e Piazza Affari risponde (in negativo). La borsa di Milano perde in fatti un punto e mezzo percentuale il giorno dopo l’affermazione del movimento fondato da Grillo come prima forza politica della Sicilia. Non solo, anche lo spread segue lo stesso andazzo e sale oltre quota 350, confermando che l’esito delle regionali siciliane è stato mal digerito dai mercati. Agli attenti operatori di borsa non sarà certamente sfuggito l’euroscetticismo dei Cinque Stelle che, attraverso il loro capo, hanno più volte espresso la volontà di sottoporre a referendum la scelta di rimanere o meno nell’eurozona. Un altro aspetto che accomuna Grillo a Obama è il rifiuto di chiedere a comitati d’affari finanziamenti per la campagna elettorale: in Sicilia, come anche nelle altre regioni, i fondi sono stati raccolti grazie a micro-donazioni di privati cittadini raggiunti da una capillare organizzazione di banchetti informativi sul territorio e dalla pubblicità su internet. Difficilmente ricattabili dall’alta finanza i movimenti di Grillo e Obama rappresentano una bomba a orologeria disposta a far saltare gli interessi dei creditori internazionali pur di salvaguardare il welfare.

Grecia, assediato il parlamento per i tagli: silenzio dei media

Circa 100.000 persone assediavano il parlamento ieri notte ad Atene. Una protesta contro il terzo pacchetto di tagli alla spesa pubblica imposto dai creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi): nonostante l’eccezionalità, la notizia non trova il giusto spazio sui media.

ATENE – Piazza Syntagma, 100.000 persone circa a ridosso di un parlamento blindato da schiere di agenti in tenuta antisommossa (*). Parte del personale della Camera sciopera tra le file della protesta rallentando di fatto i lavori dell’Aula. Il deputato del Syriza (coalizione di sinistra) Lafarizis si è chiesto come potrà funzionare regolarmente il parlamento ad onta di tali ingenti defezioni. Ciononostante il pacchetto di tagli alla spesa pubblica è stato approvato: un iter sofferto che ha goduto di una maggioranza risicata (153 sì, contro 128 no e 18 astensioni). La finanziaria appena ratificata riguarda il triennio 2013-2016 e va ad aggiungersi alle precedenti due manovre di austerità di quest’anno, già avvilenti per il welfare. Nell’ordine sono previsti: 1) abolizione dei bonus su pensioni e stipendi degli statali; 2) riduzione del 25% delle pensioni del settore pubblico e privato, con innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni; 3) tetto massimo salariale di 1.900 euro per dipendenti della pubblica amministrazione; 4) riduzione sino al 27% dei cosiddetti “stipendi speciali” (polizia, magistratura, forze armate, personale medico degli ospedali statali, docenti universitari, diplomatici).

La manovra, presentata sotto forma di disegno di legge, modifica inoltre i termini contrattuali dei dipendenti statali, che potranno essere licenziati qualora l’ente cui appartengono venga abolito. In cambio di questi sacrifici – pari a un risparmio per l’erario di circa 18 miliardi di euro entro il 2016 – i creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi), meglio conosciuti come “la troika”, concederanno un prestito alla Grecia di 31,5 miliardi. In occasione delle dichiarazioni di voto alla Camera, il deputato Panos Kammenos – leader del partito Greci Indipendenti – ha definito il ministro delle Finanze Iannis Stournaras “un dipendente della Goldman Sachs con il compito di svendere la Grecia”. Il clima da guerriglia che circondava il palazzo a causa degli scontri fra polizia e manifestanti, si è inesorabilmente riverberato all’interno dell’Aula che per l’occasione si è trasformata in un opulento suk. La partita che si sta giocando sul piano economico fra troika e Repubblica Ellenica vede, dunque, in vantaggio la prima di un netto 4 a 0 (un referendum bocciato, più tre finanziarie lacrime e sangue). Insomma, dopo la “Primavera Araba” un nuovo contagio rivoluzionario si sta diffondendo in Europa; sarà forse per questo che i media evitano di parlare della nuova “presa della bastiglia” di piazza Syntagma?

*fonte: Guardian

Lecce: poliziotto maltratta immigrato, la Cassazione lo condanna

Maltrattato e condotto forzatamente in questura perché aveva con sé solo una copia del permesso di soggiorno. Il poliziotto responsabile condannato per abuso d’ufficio e lesioni.

LECCE – I legali del poliziotto speravano in un esito favorevole della Cassazione. Invece, questa volta, “il Porto delle Nebbie” respinge il ricorso contro la sentenza d’appello, confermando in pieno le condanne precedentemente irrogate. Secondo la sesta sezione penale di Piazza Cavour sussistono i reati di abuso d’ufficio e lesioni, in quanto il “prelievo” coatto dello straniero non è giustificabile dal fatto che esibiva una fotocopia del permesso di soggiorno anziché l’originale. In realtà la sentenza di appello condannava altri tre colleghi del reo, che però hanno più avvedutamente rinunciato a ricorrere in cassazione. Con la sentenza 42182 del 30 ottobre la Corte Suprema stabilisce fra l’altro che lo straniero, vittima del “prelievo abusivo” delle vessazioni e delle violenze, ha diritto a un risarcimento economico a carico degli agenti condannati. Questo pronunciamento tuttavia va oltre il caso particolare, perché segna inesorabilmente un precedente storico contro gli incessanti abusi perpetrati dalle forze dell’ordine nei confronti degli emarginati.

Nelle motivazioni della sentenza, rispetto alla prepotenza del poliziotto, si legge: “ai fini della configurabilità del reato di abuso d’ufficio, sussiste il requisito della violazione di legge non solo quando la condotta del pubblico ufficiale sia svolta in contrasto con le norme che regolano l’esercizio del potere, ma anche quando la stessa risulti orientata alla sola realizzazione di un interesse collidente con quello per il quale il potere è attribuito, configurandosi in tale ipotesi il vizio dello sviamento di potere, che integra la violazione di legge poiché lo stesso non viene esercitato secondo lo schema normativa che ne legittima l’attribuzione”. In altre parole significa che l’abuso è ravvisabile in senso lato, anche quando la polizia per far rispettare la legge usa la violenza – verbale o fisica – anche quando non serve. In questo caso però sussiste l’aggravante di una condotta palesemente irragionevole, dato che la vittima è stata coercitivamente trasportata – e vessata! – in questura senza alcun valido motivo. Ora tocca agli organi di stampa dare opportuno risalto a questa sentenza, in modo da dissuadere ulteriori abusi.