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Ft: Sicilia, i 5 Stelle primo partito con 25.000 euro di campagna

Posted ottobre 31st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

Il Financial Times s’interessa delle elezioni siciliane, autentica cartina di tornasole per le politiche nazionali: le posizioni dei Cinque Stelle turbano i mercati finanziari.

Ottobre, 29. Il Financial Times titola in prima pagina: “Gli elettori in Sicilia concedono al comico l’ultima risata”. Il comico è ovviamente Beppe Grillo e il titolo ironizza sul fatto che i siciliani si affidino a un istrione per rilanciare la propria regione. Non a un professore in Loden munito di abaco e gessetto, di cui comunque il dissesto finanziario siciliano necessiterebbe, bensì un gruppo di giovani alle prime armi che sono diventati la prima forza politica sull’isola con pochi soldi. Venticinquemila per la precisione, tutti raccolti con microdonazioni e con la vendita di gadget, che sono serviti per finanziare una campagna elettorale gremita di folle. Passi da gigante, dunque, per il M5s che aumenta il suo elettorato in Sicilia di circa il 500%(*) rispetto alle regionali del 2008, dove in realtà presentava una lista denominata “Amici di Beppe Grillo” appoggiando la candidatura alla presidenza di Sonia Alfano. La vittoria tuttavia, fa notare il Ft, è andata al candidato Rosario Crocetta, esponente sui generis di uno strano assemblamento politico che comprende Pd e Udc: i due partiti tradizionalmente agli antipodi hanno preferito coalizzarsi piuttosto che affrontarsi.

Il carattere locale di questa tornata elettorale ha fatto sì che le divergenze fra i due schieramenti non emergessero in maniera netta. Anche se bisogna precisare che la candidatura di Crocetta, dichiaratamente omosessuale, dev’essere stata mal digerita a livello nazionale dai ferventi cattolici del partito di Casini. Secondo il Ft questo tipo di coalizioni riflette l’estremo tentativo della vecchia politica di non scomparire, oltre che rimarcare la distanza fra cittadini e l’attuale sistema partitico. Sconcertante a tal proposito è il dato sull’astensionismo, calcolato intorno al 47% degli aventi diritto al voto: quasi un siciliano su due non si è recato alle urne. Numeri che se ribaltati sul piano nazionale fanno tremare le gambe ai mercati, preoccupati da una possibile debacle delle forze politiche europeiste che lascerebbero il passo ai movimenti euroscettici. Fra questi, oltre ai Cinque Stelle, si può annoverare pure una parte consistente del Pdl che, dopo le recenti contestazioni di Berlusconi alla Germania “egemone”, assume una posizione “più populista, vicina a quella di Grillo”.

*Fonte: Regione Sicilia, servizio elettorale

I nuovi mulini a vento del Cav: Merkel, Monti, crisi economica (VIDEO)

Il Pdl non ci sta: le ultime gravi dichiarazioni di Berlusconi destabilizzano il suo partito. Secondo il Cav l’austerità imposta all’Italia dal duo Monti-Merkel instaura un regime di “estorsione fiscale”. Sorprese sul suo possibile futuro ruolo in politica.

La notizia starebbe tutta nel fatto che il Cavaliere si è finalmente accorto che siamo nel bel mezzo di una grave crisi economica. Ieri a Lesmo in uno dei suoi manieri – Villa Gernetto – Berlusconi ha voluto puntualizzare alcune delle motivazioni che lo impegnano a “restare in campo”. Dopo le dichiarazioni a caldo rilasciate al Tg5 contro i giudici che lo hanno appena condannato a quattro anni per frode fiscale, il Cav ha precisato che 1) non lascerà la politica, ma presumibilmente intendeva il parlamento dato che in due processi – l’appena citato Mediatrade e il Ruby-gate – rischia la condanna definitiva. Nel primo addirittura gli viene comminata, al netto dei condoni, l’interdizione ai pubblici uffici per ben due anni, che tradotto significa espulsione dal parlamento con perdita dell’immunità; 2) lascia la leadership del partito, ma si prodigherà per riformare la giustizia – da deputato e guida morale (!) – scardinando una fantomatica dittatura della magistratura, ribattezzata dall’ex premier “magistratocrazia”; 3) valuterà se togliere la fiducia al governo Monti, perché a suo dire aggrava la “spirale recessiva” della crisi instaurando un regime di “estorsione fiscale”.

In realtà, secondo Il Giornale, B. a microfoni spenti avrebbe rincarato la dose annunciando un piano per un suo rilancio politico: niente primarie nel Pdl, sarebbero un intralcio, e l’organizzazione di un election day a inizio anno per convogliare politiche e regionali di Lombardia e Lazio. Il quotidiano della famiglia B. racconta di un Cavalier rampante, come non lo si vedeva da anni, pronto a sbaragliare nemici vecchi e nuovi: i giudici, Monti e la Merkel. Se sui primi molti all’interno del suo partito sono d’accordo, B. non riesce a raccogliere altrettanto favore sul contrasto alle misure di austerità del duo Monti-Merkel. L’esponente del Pdl Osvaldo Napoli spiega oggi, in un intervista su Libero, il clima che si respira all’interno del partito: “Berlusconi si è fatto male con le sue parole… Ha ammazzato le primarie… L’80% del partito sta con Alfano“. Aria di scissione dunque, dimostrata anche dal fatto che un giornale vicino al Cav dia adito a certi dissapori. Insomma B. irritato dalle sentenze odierne – Mediatrade – e future – Ruby – è pronto a scagliarsi contro nuovi mulini a vento nella speranza di riconquistare il consenso perduto; mentre tra i suoi c’è chi guarda già a un futuro senza di lui.

Video:

Delirio Berlusconi: lunga difesa di sé e attacco a Monti e magistratura (27/10/2012)

Finmeccanica: omertà di Monti su indagati, fra cui Orsi e Scajola

Posted ottobre 25th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia, Lobby e malaffare, Sprechi di Stato

Un giro di affari che si dipana intorno al gruppo Finmeccanica. Vari i filoni d’inchiesta che coinvolgono personaggi illustri come l’ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola e l’ad di Finmeccanica Orsi.

Nel labirinto di inchieste che gravitano intorno a Finmeccanica e alle sue controllate c’è un filo di Arianna che occorre seguire, ed è rappresentato dalle presunte tangenti che i mediatori internazionali ritagliavano un po’ per sé e un po’ per altri soggetti. Sul versante velivoli, ad esempio, al mediatore Guido Ralph Haschke sarebbe stato concesso, secondo alcune deposizioni, un compenso gonfiato. Haschke, che ha facilitato la vendita di 12 elicotteri al governo indiano, avrebbe poi dovuto girare una parte del suo corrispettivo all’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Le deposizioni di un’altro indagato illustre – Lorenzo Borgogni, ex direttore centrale di Finmeccanica – ci raccontano inoltre che la cresta sull’affare indiano sarebbe dovuta finire nelle tasche di Comunione e Liberazione e della Lega Nord. Quest’ultima avrebbe preteso la somma quale riconoscimento per aver fatto eleggere Orsi a capo dell’azienda precedentemente guidata da Piero Guarguaglini. La nota comica riguarda il “povero” Haschke che, durante la perquisizione degli agenti in casa sua, venne colpito da un improvviso e sospetto malore che lo bloccò a lungo sul letto.

Appena rinvenuto gli investigatori trovarono sotto il suo giaciglio alcuni documenti compromettenti, cui il mediatore italoamericano aveva condotto inconsciamente. Fresca Fresca è invece la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex ministro dello sviluppo economico (governo Berlusconi ter) Claudio Scajola, l’accusa è di corruzione internazionale. Scajola, secondo la procura di Napoli, sarebbe coinvolto nella vicenda di una supposta tangente versata al governo brasiliano per una commessa di fregate a Fincantieri (gruppo Finmeccanica). Insomma, le dichirazioni rilasciate da teste e indagati sono ancora tutte da verificare, ma il quadro che ne emerge è davvero sconcertante. Non foss’altro per le intercettazioni pubblicate che, nel caso tragicomico di Haschke, rivelano un’inquieta preoccupazione nel voler nascondere i contratti dell’affare indiano degli elicotteri. Intanto il governo nicchia, e a chi chiede – come gli inviati del Fatto Quotidiano – al premier Monti se l’attuale ad di Finmeccanica gode ancora della sua fiducia, lui preferisce non rispondere. Certo che dopo la rimozione di Guarguaglini per via dei soliti problemi giudiziari, il governo non si è certo ravveduto.

Case sfitte: i comuni non le censiscono e ci rubano il territorio

È quanto emerge dai riscontri del Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori”. I comuni interpellati non rispondono o dicono di essere sprovvisti dei dati.

Rotonde, fontane, caseggiati, palazzine, ipermercati, quartieri. Quanto vogliamo sopportare ancora questo furto quotidiano che ci sbattono in faccia sindaci di cartapesta per soddisfare la cupidigia di qualche imprenditore lobbista? In cambio di cosa poi? di insulsi “oneri di urbanizzazione” pagati al comune sottoforma di orribili aiuole con quattro giochi per i bambini. Chi ha voglia ancora di farsi prendere per il culo è libero di continuare a votare le stesse persone, che si guardano bene dal presentare in campagna elettorale promesse sul “Piano di Governo del Territorio”. Il Pgt, infatti, è una promessa segreta che i futuri eletti barattano con i grandi gruppi economici in cambio di voti, consenso, e, perché no, di qualche finanziamento – lecito, s’intenda! – al partito. Questo malaffare, che – per Dio – non riguarda tutte le giunte del Paese (ma quasi!), è contrastato civilmente da comitati territoriali che si oppongono anima e cuore a un consumo “disumano” del suolo. Recentemente unitisi in un forum nazionale – sull’esempio di quelli a tutela dell’acqua pubblica – questi gruppi hanno contattato, tramite Posta Elettronica Certificata, 8.056 comuni italiani per sottoporgli un quesito.

Un lavoro capillare reso possibile dal carattere autoctono degli appartenenti al forum, denominato “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori”. Tuttavia la risposta degli enti locali è stata sconcertante: il bacino interpellato rappresenta la quasi totalità dei comuni italiani (8.056 su circa 8.100), e solo il 4,6% (370 in valori assoluti) ha fornito un riscontro. L’iniziativa gode dell’infallibilità dello strumento Pec, che equivale a una raccomandata (ma è più immediata), motivo che esclude ogni possibile falla nella ricezione delle missive. Il questionario inviato ai sindaci riguarda il censimento degli immobili sfitti o inutilizzati presenti nel recinto del loro comune, al fine di ottenere una corretta ed esaustiva ricognizione del patrimonio immobiliare italiano inutilizzato. Sul sito del Forum Nazionale è possibile effettuare una ricerca sul proprio comune, per sapere se si è fra quei pochi fortunati cittadini i cui comuni hanno compilato il questionario. La nota tragica è che fra i sindaci che hanno risposto molti non sono stati in grado di compilare il questionario, perché non hanno mai avviato una seria procedura di censimento. Gulp!

Costi politica, la truffa del millennio: SpA a capitale pubblico

Una prassi medievale: i nominati nelle società a capitale pubblico-privato evocano tempi bui, dove il re eleggeva i suoi fidi ministri.

Non rientra nelle statistiche dei giornali della Confindustria, né in quelli controllati dalle altre lobby politico-finanziarie. Si chiama furto di Stato, ed è stato perpetrato a mani giunte da tutti i partiti. È quello che quotidianamente viene erroneamente scambiato per un processo democratico di nomina: in Rai, ad esempio, i consigliere d’amministrazione sono scelti direttamente dai partiti. Ognuno incarica un proprio generale che tutela gli interessi della lobby di riferimento. Una lottizzazione bella e buona, non registrata a bilancio come costo della politica ed esclusa da ogni calcolo di revisione della spesa. Sono i veri ministri del potere, drammatico retaggio del passato che ci riporta al tempo delle baronie. Tronchetti Provera, Guarguaglini, Orsi, Moretti, Scaroni, hanno guidato aziende lottizzate, trasformate dal parlamento in stipendifici per i trombati alle elezioni. Le chiamano con un ossimoro: S.p.A. pubbliche, ma di pubblico non hanno nulla se non tutto o parte del capitale sociale. In realtà le S.p.A. sono enti di diritto privato, e in quanto tali si comportano come una qualsiasi impresa commerciale.

L’aspetto più interessante che differenzia un’azienda pubblica da una privata con capitale pubblico è quello, appunto, della nomina. Nella azienda pubblica (lo dice il nome) l’affidamento degli incarichi è subordinato al bando di un concorso pubblico, nonché al possedimento di determinati requisiti. Nessuna discriminazione vieta, a chiunque disponga dei requisiti, di parteciparvi: questa dinamica rappresenta un filtro di selezione dei migliori, o, se volete, un ostacolo per la lottizzazione. Anche se un lobbista cercasse di infiltrarsi dovrebbe comunque misurarsi con gli altri concorrenti. Certo esistono i concorsi truccati, ma per quelli ci si rivolge al Tar. Al contrario in una S.p.A. non esiste questa prassi, che lascia spazio ai potenti trust e alla loro influenza sulle nomine. Solo che questi soggetti gestiscono beni comuni e servizi sociali che non dovrebbero avere rilevanza economica, come è stato ribadito dal referendum sull’acqua pubblica lo scorso anno. Solo che, affidiamo in questo modo un monopolio, prima appannaggio escusivo dello Stato, a un privato. Che aspettarsi di più, che si inventino “Sanità S.p.A.” per vendere gli ospedali più periferici, e quindi “meno redditizi”, a qualche sceicco degli Emirati Arabi?!

Bonolis vs Bonolis: “Berlusconi rimbambisce gli italiani”, e lui?

Paolo Bonolis ha uno sdoppiamento di personalità o cavalca l’onda di protesta contro il suo datore di lavoro?

Troppo facile sparare a babbo morto: Bonolis prende le distanze dal suo padrone troppo tardi. Ha capito che il regno del Biscione sta per finire, e soprattutto ha in tasca – per sua stessa ammissione al settimanale “A” – altre proposte di lavoro. Che Berlusconi abbia rincitrullito le folle con dei programmi televisivi osceni, è un pensiero che oggi ha perso ogni valore. Chi lo affermava in passato veniva prima deriso, poi offeso – in tv, come in famiglia – e oggi bisogna saper distinguere da quale pulpito provenga la predica. Se è quello di Bonolis, non c’è che da rispondere: “Caro Paolo ci ha fatto divertire con Bim Bum Bam, ma ora non ci prendere in giro!” Tutti sanno che il conduttore di Mediaset è stato uno dei bracci operativi che veicolavano i messaggi del nano da strapazzo, riassumibili nel motto imperiale “Panem et circenses”. Certo, Bonolis non sarà stato il personaggio più demente che il Biscione abbia partorito, ma è proprio per questo che andrebbe annoverato fra i più pericolosi. È grazie a lui e ad altri come Antonio Ricci che il partito unico – mediatico e televisivo – è nato e ha prosperato, lobotomizzando le menti inerti di milioni di italiani.

Per il semplice motivo – declinato inflazionatamente in svariati manuali di Pnl e nel libro “Psicologia delle folle*” di Gustave Le Bon (1895) – che per manipolare l’opinione pubblica bisogna avere la compitezza di un Bonolis o di un Mike Bongiorno. La mercificazione del corpo della donna è un’aberrazione più digeribile se presentata da uomini in giacca e cravatta, che ungono con salamelecchi le “coscienze di Zeno” dei telespettatori. E così pure le verità distorte, quand’anche sconfinano nell’assurdità, si spacciano meglio se a dirtele sono persone “travestite” da ridicoli soloni (Emilio Fede, Vittorio Sgarbi) o da vicino della porta accanto (Maria De Filippi, Barbara D’Urso). Dunque la faccia buona del Biscione ha coperto le ingiustizie di una classe politica guidata da un editore televisivo in palese conflitto d’interessi, che, con una mano, governava tre reti televisive nazionali e con l’altra il parlamento italiano. Per non parlare dell’influenza di B. sulle nomine della dirigenza Rai, che fruttavano il controllo della quasi totalità dell’etere. Bonolis ha fatto la classica caduta di stile dei generali di regime che, abbattuto il dittatore, si convertono alla rivoluzione.

*”Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre l’aspetto di un Cesare”

 

Web e politica: D’Arcais si ricrede e sposa Grillo a sua insaputa

Paolo Flores D’Arcais, da sofisticato politologo a emulo di Grillo a sua insaputa! L’editoriale del direttore di Micromega segna il triste epilogo di un declino della classe (pseudo)intellettuale italiana.

Paolo Flores D’Arcais ha speso negli ultimi anni parole di becero snobismo nei confronti di Grillo e del Movimento Cinque Stelle. Ne ha preso le distanze quando ancora non esisteva nulla di organizzato: c’erano solo dei gruppi chiamati meet-up (dal nome del sito internet a cui si appoggiavano per incontrarsi) che, all’occorrenza, si mobilitavano per cercare di risolvere problemi legati alla propria città. Erano e sono aperti a tutti, e dentro ci trovi quasi esclusivamente persone di estrazione povera, che deve fare i conti con mille euro al mese. E non parlo solo di operai e impiegati, ma anche professionisti di ogni sorta: avvocati, ingegneri, medici, insegnanti etc. Li accomuna l’essere stati emarginati dalla società che conta e l’insostenibilità della loro condizione. Ma anche la condivisione del principio che la rivoluzione la si fa senza aiuti dall’alto, arrangiandosi, e con mezzi di assoluta civiltà. Soprattutto rimboccandosi le maniche: si chiedono permessi a lavoro per organizzare banchetti informativi, pulire una strada, organizzare un pedi-bus scolastico.

Insomma per sopperire alle lacune di un sistema politico bipartisan, che non ascolta la cittadinanza in loco, figuriamoci in parlamento. Tutto questo, il placido intellettuale D’Arcais non lo conosce, e non “si abbasserebbe” mai a farlo. Peccato che poi incappi nel rischio di coprirsi di ridicolo, quando parla da solone dalle colonne dei giornali che lo ospitano. Ieri in un editoriale sul Fatto Quotidiano incensava il web come strumento di aggregazione cognitiva, attraverso cui combattere “il marcio” della politica, formulando leggi e raccogliendo firme. Bisogna però scusare la sua ignoranza, dato che vive fra le muffe di circoli culturali chiusi, mesto retaggio di un vecchio comunismo di bottega. Fra le rosse nebbie del tabagismo non poteva certo vedere il lavoro carsico portato avanti dai meet-up. Tuttavia ha trovato più volte il modo di apostrofarli con l’antipolitica, i metodi antidemocratici, digradando poi verso giudizi più mitigati. Ora, la folgorazione: leggi scritte sul web da presentare alle future classi politiche sui nodi cruciali del Paese. Forse che non gli sia arrivata la notizia della proposta di legge di iniziativa popolare “Parlamento pulito”, firmata da 350 mila cittadini e presentata da Grillo – il primo firmatario – lo scorso anno alla commissione affari costituzionali del senato?

 

Bari, scuola sovraffolata costretta a cedere aule alla parrocchia

Aule scolastiche concesse in gran segreto dal comune alla parrocchia. Ma gli studenti sono già in esubero e reclamano il maltolto, mentre il alcuni cittadini del Movimento Cinque Stelle presentano un esposto in procura.

Gli edifici scolastici sono un bene comune, laico. Un luogo pubblico d’incontro fra cultura, tradizioni e generazioni. Se ne potrebbe forse fare un uso migliore, ma comunque occorre preservarlo financo coi denti. L’istruzione in molti paesi è un’esclusiva per placidi borghesi, mentre da noi le classi povere ne possono beneficiare senza pagare il ticket. E di sicuro un comune non può sacrificare aule scolastiche per metterle a disposizione di soggetti o enti privati. Ciononostante a Bari si parla di destinare una superficie, interna a una scuola, di quasi 200 mq alla parrocchia Santa Croce. In realtà i locali sono già utilizzati dalla curia che ci ospita i senzatetto, ma le esigenze della scuola Mazzini-Modugno col tempo sono cambiate. La dirigenza dell’istituto comprensivo aveva più volte segnalato al comune che la scolaresca necessitava del pieno utilizzo dell’edificio, in ragione del fatto che vi erano stati ubicati asilo, elementari e medie. Eppure in consiglio comunale hanno fatto orecchie da mercante, approvando a marzo una delibera aberrante. Con circa quattro anni di anticipo rispetto alla scadenza dell’odierna concessione in mano alla parrocchia, la maggioranza avvalla un rinnovo ventennale.

Lo fa con infingardo cinismo, perché la trattativa si conclude con un accordo privato. Certo, la legge lo prevede, ma solo se non si presentano priorità diverse di allocazione dello stabile. E qui le priorità ci sono tutte, dato che la direzione scolastica le ha opportunamente indicate alla giunta. Tuttavia a Palazzo di Città la sordità del consiglio riguardo alle richieste della scuola da adito a sospetti: una certa deferenza nei confronti della Chiesa potrebbe essere plausibile, ma non esaustiva. Non si può liquidare banalmente una prassi così ben congegnata da far passare in sordina una concessione di 20 anni. A tal proposito il Movimento Cinque Stelle di Bari ha deciso di presentare un esposto alla procura del capoluogo pugliese, evidenziando le condotte della giunta ritenute lesive dell’interesse collettivo. Qualora non venissero riscontrati illeciti, rimarrebbe comunque un’onta sull’autonomia e la credibilità della giunta del sindaco Michele Emiliano. La parrocchia dal canto suo, per dirimere la controversia, potrebbe cercarsi un’altra sistemazione evitando rogne alla scuola e alla procura. Forse che la Curia soffre di scarsa disponibilità d’immobili?

Zanotelli: fermare la guerra “ritirando soldi da Unicredit” VIDEO

Ieri la manifestazione contro la vendita a Israele di caccia bombardieri. Sul palco padre Zanotelli da consigli pratici su come boicottare la guerra.

Un prete incazzato è raro vederlo, e di solito quando succede tremano anche i santi in paradiso. Ieri padre Zanotelli, di fronte ai cancelli dell’Alenia Aermacchi (una controllata Finmeccanica in provincia di Varese), ha snocciolato un rosario di cifre e dati che scomodano i signori della guerra e i loro complici. A partire dalla sua amata Chiesa, alla quale intima di ritirare i cappellani militari e di condannare pubblicamente i governi belligeranti. Cita le fonti delle sue informazioni quando parla dei 1.740 miliardi di dollari – quasi l’intero ammontare del debito pubblico italiano – spesi lo scorso anno a livello mondiale per finanziare le guerre, e non trascura il prezioso sostegno offerto dalle banche. In particolare sottolinea come l’operazione della vendita degli M346 (aerei per l’addestramento militare) sia stata foraggiata da Unicredit, con un prestito di circa 600 miliardi. Legge, quindi, uno scritto di Don Milani che esorta alla dissidenza pacifica e, sull’onda emotiva che ne scaturisce, afferma che l’unico modo per boicottare la guerra è prosciugare le sue risorse economiche. Per farlo, aggiunge, si potrebbe ad esempio ritirare i soldi da Unicredit, perché la guerra è un banchetto dove a sedersi a tavola sono in molti.

Ci sono le banche, l’industria bellica (coacervo d’interessi finanziari) e i partiti. Non manca il convitato di pietra rappresentato dall’alta finanza, che fa il suo ingresso in scena attraverso molteplici maschere: banche e fondi, privati o consorziati. Di recente, come noto, la Bce ha prestato ingenti somme a istituti di mezza Europa perché vicini al default, tra questi c’é Unicredit. I partiti, invece, meritano un capitolo a parte: in questo enorme giro di denaro non raccolgono che un misero cascame. Ma Zanotelli incalza, asserendo di essere stato “defenestrato” dalla direzione del mensile Nigrizia quando cominciò a parlare delle tangenti dei partiti sulla vendita delle armi. E anche in questo caso il buon missionario colpisce nel segno: sono infatti sotto la lente della procura di Busto Arsizio alcune fatturazioni gonfiate dell’AgustaWestland – sempre gruppo Finmeccanica, settore elicotteri civili e militari, sita anch’essa nel varesotto – servite presumibilmente come tangente versata a esponenti della Lega Nord. Inoltre la modesta azienda areonautica Aermacchi è passata alle cronache per un fatto insolito: nonostante fosse stata assorbita dalla più potente omologa Alenia, si è riservata di spostare la sede legale della compagnia da Pomigliano (Na) al piccolo paesino lombardo di Venegono Inferiore. Per alcuni è stato un regalo al partito di Bossi, per altri solo un’improbabile coincidenza.

Video:

Manifestazione contro le armi sabato 13 ottobre Venegono/ Intervento Alex Zanotelli

Salviamo la Sicilia dal venditore di Mediaset G. Micciché (VIDEO)

Posted ottobre 11th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Lobby e malaffare

Secondo l’ex manager di Publitalia, la politica si fa col marketing. Micciché si candida alla regione Sicilia puntando sulle proprie qualità di venditore consumato.

La Sicilia è da sempre l’ago della bilancia delle elezioni politiche italiane. Illustri personaggi come Andreotti, Dell’Utri e Berlusconi devono il loro successo alle orde di voti orientati da questa o quella promessa: una casa, un lavoro, un appalto. La regione ha avuto negli ultimi tempi governi conniventi con mafia e malaffare, scioltisi anticipatamente per via di interventi esterni (es. magistratura, commissariamento). Dire che la Sicilia è in mano alla mafia, che scambia pacchetti di voti con favori concessi dai governanti, non è sbagliato, è riduttivo. La mafia pervade tutta la penisola, anche se in questo momento deve cedere lo scettro a organizzazioni attualmente più potenti come ‘ndrangheta e camorra. Le imminenti elezioni rappresentano un bel banco di prova per i siciliani, che dovranno scegliere se dare continuità o meno alla vecchia classe dirigente. Purtroppo però ecco rispuntare vecchie glorie della politica insulare che, tra il lusco e il brusco, si candidano come alternative al vecchio regime, di cui tuttavia hanno fatto parte e condiviso le scelte.

Uno di questi è il signor Gianfranco Micciché, rampante esponente di Forza Italia, Pdl, e ora leader del partito Grande Sud. C’è una frase, da lui pronunciata, che descrive un tratto drammatico della sua persona ed è questa: “Falcone-Borsellino, che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell’aeroporto (di Palermo, nda)”. Nomi evidentemente urticanti per un baldo esponente dell’alta borghesia Palermitana, adusa a mercanteggiare con la criminalità organizzata. Borghesia di cui fa parte anche Marcello Dell’Utri, che ha introdotto l’amico di buon salotto Micciché negli ambienti Fininvest. Ed è proprio lì che Micciché ha avuto la folgorazione che gli ha cambiato la vita: lo spiega nel filmato, qui riportato in calce, conversando amabilmente delle sue esperienze come manager della compagnia di Berlusconi. Nel suo racconto colpisce la perversa visione politica di quest’uomo: paragona infatti gli elettori a dei clienti di un’azienda, a cui spiegare le meraviglie di un prodotto per convincerli a comprarlo. Forse ha confuso la politica con la vendita degli aspirapolveri… Poverino, dopotutto non sarebbe il primo!

Video:

http://www.youtube.com/watch?v=r2LXCLe0vvI

Evasione: 181 mld all’anno, quasi tutti delle mafie e big company

Posted ottobre 10th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Criminalità organizzata, Delinquenza politica, Economia, Ingiustizia sociale

Una cifra che da sola basterebbe a far abbassare le tasse e a pagare gli interessi sul debito, ma il governo non sembra interessato a riscuoterla.

È una questione di metodo! Combattere l’evasione fiscale è una cosa complessa, una cosa da veri tecnici. La cifra nera dell’economia è frutto del lavoro di vari settori della criminalità. Per ben raffigurare tale fenomeno si potrebbe immaginare una piramide sociale capovolta: nel punto più basso (vertice) ci starebbero, come di consueto, le categorie meno abbienti, e via via salendo quelle più agiate, per finire poi con la base dove si collocano le grandi compagnie e la criminalità organizzata. La fetta di solido corrispondente a ciascuna categoria rappresenta la quantità di capitali evasi; si capisce quindi che i piccoli professionisti (dall’artigiano al dottore) sono coloro che incidono di meno sull’intero ammontare del bottino. In linea di principio una buona manovra di recupero di queste somme dovrebbe dapprima intaccare i ceti più alti: è lì che si nasconde il vero malloppo, e mal che vada sarà difficile rimanere a bocca asciutta. Invece le autorità agiscono in maniera diametralmente opposta: iniziano a raschiare dal vertice, che contiene poco o nulla, dispensando al contrario clemenza con le fasce opulente.

Siamo tutti d’accordo che sia sbagliato evadere a tutti i livelli, ma se si vuole affermare un principio democratico di uguaglianza bisognerebbe partire da chi gode di una posizione privilegiata. Dato che non si può colpire tutti, che si colpisca almeno con intelligenza. Ed ecco l’empio rosario delle cifre* (evasione su base annua) che va a riempire il nostro solido capovolto: 1) autonomi e piccole imprese (professionisti, negozi etc.): 8,2 miliardi; 2) società di capitali (spa e srl): 22,4 mld; 3) economia sommersa (es. lavoro nero): 34,3 mld; 4) big company (le grandi aziende): 38 mld; 5) economia criminale (mafia e malavita): 78,2 mld. Ricordo che Monti ha tagliato gli stanziamenti alla Direzione Investigativa Antimafia che, tra le altre cose, sequestra i proventi del crimine organizzato. Ha inoltre rinunciato a tassare i grandi capitali evasi transitati in Svizzera, le rendite finanziarie (Tobin tax solo minacciata) e si potrebbe continuare per ore. In compenso sta facendo incetta di controlli su piccoli esercenti, pensionati e ladri di biciclette! Una strategia non certo degna del miglior Sherlock Holmes, ma di sicura (anche se ingiusta) efficacia.

*Fonte: contribuenti.it

Danno da 14 mln per assunzioni di ciellini in regione Lombardia

Posted ottobre 9th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Politica

Un gruppo di dirigenti regionali legati a Cl assunti illegittimamente: danno erariale immane e nuova onda di discredito sulla giunta Formigoni.

Non bastassero le vacanze pagate da Daccò – come risulta dagli atti dell’indagine sulla corruzione al Pirellone – al signor Formigoni, ecco aggiungersi un altro scandalo alla corte (20 anni di mandato) del buon governatore. Una giunta con costanti dimissioni a causa dei problemi giudiziari dei suoi componenti, arrivata a un certo punto, dovrebbe sciogliersi. E invece lor signori continuano ad avvicendarsi per perpetrare i loro loschi affari: è il caso dei 31 dirigenti regionali legati al movimento Comunione e Liberazioni, che sono stati assunti attraverso un concorso dichiarato illegittimo dal Tar lombardo. Nonostante la conclusione dell’iter processuale con sentenza di annullamento del bando di reclutamento, questi personaggi siedono ancora tutti al loro posto. Il danno prodotto dal loro insediamento – avvenuto nel 2007 – è stato quantificato in circa tre milioni all’anno, che, secondo stime per difetto, oggi ammonterebbero a poco meno di 14 milioni di euro. Stiamo parlando di stipendi che si aggirano sui 5/6 mila euro al mese.

Inoltre il segretario generale lombardo Nicolamaria Sanese ha immesso in servizio i 31 dirigenti, malgrado fosse a conoscenza del contenzioso in corso al Tar. Tant’è che sui contratti d’assunzione è stata inserita una clausola che prevede l’immediato annullamento degli stessi in caso di sentenza sfavorevole. Come a dire “bene, cominciate a lavorare – e soprattutto a prendere lo stipendio! – se poi annullano quel concorso fasullo, vedremo”. Vedremo, nel senso di trovare un modo per farvi rimanere lì, ovviamente, e non di applicare la clausola di risoluzione del contratto. Poco dopo infatti fu approvata in Regione una sanatoria legislativa intesa a cancellare ogni effetto del tribunale amministrativo, che definì tale provvedimento “palesemente illegittimo”. Insomma una lottizzazione di cariche ed emolumenti in piena regola, condita dalla solita arroganza del popolo di Cl, spavaldo anche quando punito da un tribunale. Come non ricordare l’elegante sbandieramento dell’avviso di garanzia da parte di Formigoni, in merito a sue presunte violazioni di leggi ambientali? All’epoca il governatore ancora si poteva permettere di canzonare la magistratura, ma ora alla luce degli ultimi scandali del Pdl la sua ilarità si è fatta alquanto più ermetica.