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Sallusti ha diffamato, altro che reato d’opinione! Qui l’articolo

Difeso dalla sua corporazione e dalla casta dei politici, Sallusti afferma di voler scontare la pena in carcere recitando la parte del martire. Nell’articolo (leggilo in calce!) il giudice offeso viene dipinto come assassino.

Sallusti, direttore de Il Giornale, ha dalla sua gran parte del mondo del giornalismo. Grandi firme di destra, di sinistra e sedicenti indipendenti. I sepolcri imbiancati che gridano allo scandalo definiscono il delitto del giornalista un reato d’opinione. Opinione un corno! Purtroppo quello che è arrivato a scrivere (egli stesso o chi per lui), non solo è mendace, ma anche gravemente infamante: l’articolo era intitolato “Il dramma di una tredicenne. Il giudice ordina l’aborto“. Poi, circa a metà l’acme: “Se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno (feto in realtà, nda) assassinato, l’altra costretta alla follia”. Non pago l’autore rincara la dose narrando che il giudice tutelare ha decretato l’aborto coatto per la giovane. Falso! Falsissimo! Le sentenze di merito spiegano come la decisione sia stata presa dalla giovane, in comune accordo con la madre. L’intervento del magistrato si è reso necessario poiché mancava l’assenso del padre, che non era in buoni rapporti con la figlia.

L’elite del giornalismo italiano considera unanimemente che la pena comminata a Sallusti sia esagerata. Alcuni sostengono addirittura che il carcere per la diffamazione a mezzo stampa andrebbe abolito (ma allora andrebbe abolito per la diffamazione tuot cuort, se siamo tutti uguali davanti alla legge), perché costituirebbe un forte deterrente alla libertà d’espressione. Altri ancora, i più infingardi, gabellano la diffamazione come reato di opinione. A tutti si potrebbe rispondere: 1) la diffamazione, specie se avviene per mezzo di un quotidiano a tiratura nazionale, può distruggere la reputazione di una persona; 2) la libertà d’espressione viene ben declinata dall’articolo 21 Costituzione come facoltà di manifestare la propria opinione, e non di diffamare con menzogne sui giornali; 3) il carcere non è affatto un deterrente per quelle persone che sanno di scrivere o di affermare la verità. Quanti giornalisti, sconosciuti e non, sono stati querelati e in seguito prosciolti perché hanno firmato articoli o inchieste scomode ma vere? Sallusti ha diffamato pubblicando il falso e, de iure condito, può subire l’incarcerazione.

Link all’articolo:

http://www.dazebaonews.it/images/stories/pdf/SALLUSTI.pdf

Lazio, in regione la sinistra dormiva: scandalo denunciato da Pdl

Posted settembre 25th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Politica, Sprechi di Stato

È stata un fronda interna al Pdl a dire basta: mentre in regione il centrosinistra nicchiava, un consigliere del partito di “er Batman” – al secolo Franco Fiorito – ha avuto il coraggio di denunciare il furto di denaro pubblico.

L’ultima velina ci narra che la presidentessa della regione Lazio Renata Polverini, dopo essersi consultata coi luogotenenti del politburo francotedesco Monti e Napolitano, ha rassegnato le dimissioni. Le due alte cariche, in ragione delle indagini che hanno investito il capogruppo del Pdl Franco Fiorito, hanno indotto la Polverini a farsi da parte. Peccato però che non abbiano fatto lo stesso con Formigoni e la sua giunta, accusati di reati non dissimili e forse ben più gravi. Due pesi e due misure, considerato che il governatore della Lombardia ha un diverso spessore politico, maturato nell’arco di un ventennio alla guida della “sua” regione. Non contenta la Polverini, in ossequio al malcostume politico che vuole i dimissionari per scandali o delitti uscire di scena a testa alta, ha precisato che lei e il suo esecutivo si sentono puliti. Di converso il povero Franco Fiorito e gli altri consiglieri in seno alla Presidentessa sono stati ripudiati e definiti dalla stessa “indegni”.

È il classico gioco dello scarica barile: come Francesco Rutelli non sapeva nulla degli affari del suo tesoriere Lusi, l’ingenua signora non era al corrente delle spese folli del suo capogruppo in consiglio. Forse avrebbe fatto più bella figura dileguandosi con la coda fra le gambe. Ma il senso della vergogna, si sa, non è appannaggio del Popolo della Libertà. Eppure questa volta c’è da riconoscere un merito al partito di Berlusconi. Infatti a dare l’abbrivio alle indagini della magistratura non sono state le denunce di qualche probo esponente dell’opposizione, bensì l’esposto di un certo Francesco Battistoni, in quota Pdl, insofferente dei soprusi di Fiorito detto “er Batman”. A tal proposito la Polverini, con sommo sprezzo del ridicolo, ha liquidato la faccenda come una faida interna al proprio gruppo consigliare, denigrando di fatto il comportamento lodevole di uno dei suoi. Secondo l’ormai ex governatrice, evidentemente, chi denuncia un reato e chi lo commette sono sullo stesso piano.

Francia, Ogm velenosi secondo una ricerca: Europa esige verifiche

Posted settembre 20th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, L'industria della morte, Riscatto civile

Questa volta a riaccendere il dibattito sugli Ogm è una dirompente ricerca del professore francese Gilles-Eric Séralini. Lo studio, che attesterebbe la loro tossicità, scuote un’Europa connivente con l’industria di sementi transgeniche.

Sarà un caso, ma da quando in Francia la sinistra è salita al governo la condizione dell’uomo sembra tornata al centro del dibattito politico. Si sono messi in discussione pietre miliari della destra liberale come l’energia nucleare, l’Alta Velocità Torino Lione e infine gli Ogm. Sì, perché la notizia non è tanto che il professor Gilles-Eric Séralini, docente di biologia molecolare e ricercatore presso l’università di Caen in Normandia, abbia scoperto la potenziale tossicità del mais Ogm (Nk 603), quanto che il governo transalpino abbia portato l’istanza fino in Commissione Europea. Sarà che nel governo c’è una forte componente ambientalista, ma ciò non intacca minimamente il merito di questa decisione. Il dilemma sulla pericolosità delle sementi transgeniche è un nodo da sciogliere non solo in Francia, ma in tutta Europa. Stranamente nel Vecchio Continente l’Italia a riguardo recita, insieme ai transalpini, la parte della mosca bianca. Tant’è che questi due paesi sono gli unici due ad aver applicato una moratoria sulla coltivazione di Ogm all’interno dei propri confini nazionali.

Al contrario, nel resto del Continente se ne fa largo uso, soprattutto per quanto concerne l’alimentazione animale. A tal proposito afferma Joel Spiroux, collaboratore del prof. Séralini, che per uno studio più approfondito occorrerebbe analizzare i processi degenerativi su scala endemica. Ma i bovini, ad esempio, che sono fra i maggiori consumatori di foraggio transgenico, vengono macellati troppo presto rispetto al loro normale ciclo di vita; circostanza che comprometterebbe la validità di qualsiasi ricerca. Tuttavia, in Europa, sono state effettuate alcune indagini scientifiche prima che tali sementi venissero commercializzate, ma il loro forte limite è stato sempre quello temporale: si basavano tutte, infatti, su un periodo massimo di 90 giorni. Troppo poco secondo l’equipe di Séralini, che ha potuto testare l’effetto del mais Nk 603 nell’arco di due anni su dei gruppi di ratti, la cui speranza di vita è appunto di circa un biennio. Una sintesi di questa ricerca sarà fra poco divulgata sulla prestigiosa rivista Food and Chemical Toxicology, e messa dunque al vaglio della comunità scientifica. Intanto il commissario europeo alla Salute John Dalli ha chiesto all’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) di analizzare lo studio di Séralini.

Salerno, voragine blocca i lavori del “Colosseo” sul mare (VIDEO)

Posted settembre 19th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Giustizia

L’opera, definita dal sindaco De Luca “il nostro Colosseo”, si è arenata dopo un cedimento strutturale. Ora nessuno se ne vuole prendere la responsabilità, e la patata bollente è così passata alla magistratura.

SALERNO – Continua l’esilarante epopea dei napoleonidi, la sfida consiste nel costruire l’opera più mastodontica. Tra i sindaci in lizza ecco spiccare Vincenzo De Luca, che, nell’ambito di una riqualificazione di un’area affacciata sul mare, ha dovuto fare i conti con le leggi della fisica. La pratica di costruire moli colossali vicino all’acqua era già stata abbandonata nell’antico Egitto, ma il sindaco di Salerno ha voluto provarci ugualmente con quello da lui definito “il nostro Colosseo”, al secolo Crescent. Sta di fatto che in Piazza della Libertà si è aperta una voragine che ha impedito a Esa, impresa appaltatrice dei lavori, di continuare a costruire. La Giunta, dunque, ha pensato bene di inviare una diffida a Esa, in modo da lavarsene le mani. Ora tutti aspettano che si pronuncino i periti nominati dalla procura della repubblica, che intanto sta indagando su possibili illeciti legati all’opera. Nessuno vuole più muovere una pietra data la gravità dell’accaduto, che tuttavia aveva lasciato strascichi di premonizione: il progetto iniziale aveva già subito una variazione, a causa del rinvenimento di una falda acquifera più grande del previsto.

Tuttavia le prescrizioni non sono state seguite e il piano di calpestio della piazza è stato costruito troppo sottile, motivo per cui è ceduto. Come buona tradizione politica italiana insegna, è iniziato il gioco del rimpallo di responsabilità: è colpa della Giunta! no, dei periti comunali! no, dell’impresa edile! In realtà sono tutti coinvolti, compresi quei cittadini che hanno sostenuto l’opera e che acclamavano il sindaco quando in pompa magna annunciava, in una piazza ancora integra (sic!), che quel progetto avveneristico avrebbe equiparato Salerno alle più grandi capitali europee prospicienti il mare. Proprio una bella figuraccia, col senno di poi, ovvio. Ma non per quei cittadini, costituitisi nel comitato No Crescent, che denunciarono a tempo debito le presunte irregolarità e che con i loro esposti hanno dato l’abbrivio all’inchiesta della magistratura. Questa vicenda va ad arricchire la collezione di perle che il Pd sta raccogliendo da lungo tempo in Campania: dopo l’inossidabile duo Bassolino-Iervolino, i problemi giudiziari di De Luca nonché le sue pubbliche espressioni di solidarietà nei confronti di un gruppo di teppisti, Bersani non può che mettersi le mani nei (pochi) capelli.

Video:

“Piazza della Libertà sarà il simbolo dell’architettura moderna in Italia”

Inceneritore Parma: procura chiede il sequestro, le lobby i danni

A Parma si attende il giudizio del gip sul possibile sequestro dell’inceneritore. Dalla procura trapelano i reati contestati: abuso d’ufficio ed edilizio. Ma a chiedere i danni è l’azienda sott’accusa.

PARMA – Esultano in città i comitati contro l’inceneritore, dopo che il procuratore capo Gerardo Laguardia ha depositato a fine luglio la richiesta di sequestro del cantiere. L’impianto avrebbe dovuto vedere la luce entro dicembre di quest’anno, ma l’ipotesi sembra ormai tramontata. Tra i parmigiani è difficile trovare sostenitori dell’opera, tant’è che l’ex sindaco Pietro Vignali, sospinto dai suoi concittadini, aveva emesso un’ordinanza per chiudere il cantiere già nel 2011; Il motivo era la mancanza di regolari permessi. Lo stesso Vignali tuttavia era tra i fautori dell’opera, ma non ha potuto respingere l’onda di protesta suscitata dall’inceneritore di Uguzzolo. Iren, ditta appaltatrice dell’opera, ha così pensato di trascinare davanti al tar il Comune di Parma, ottenendo la riapertura del cantiere. Non contenta aveva anche preteso una somma di 28 milioni di euro a titolo di risarcimento per lo stop ai lavori. La patata bollente è ora nelle mani del giudice Maria Cristina Sarli che dovrà esprimersi sulle misure richieste dalla procura e dal pm Roberta Licci. Sebbene non si conoscono ancora i nomi degli indagati, i sospetti ruotano attorno ai vertici di Iren, Comune di Parma e Provincia.

Secondo indiscrezioni i reati contestati sarebbero abuso edilizio e abuso d’ufficio, ma ce n’è uno ben più grave nemmeno classificabile come reato. Sì, perché solo recentemente è stato pubblicato il piano industriale e finanziario dell’inceneritore. Iren se l’era tenuto nascosto finché la nuova giunta non ha chiesto e ottenuto che venisse pubblicato. Era interesse dei parmigiani in primis sapere in che modo l’incenerimento dei rifiuti incidesse sulla loro bolletta. Eppure Iren S.p.A., evitando di pubblicarlo, ha agito in piena regola. Nessuna legge infatti obbliga una società privata a divulgare notizie sulle proprie strategie di mercato; neppure una holding il cui capitale sociale è detenuto in maggioranza da soggetti pubblici. Certo, nel caso in cui uno di questi soggetti chieda informazioni, come ha fatto il neo sindaco di Parma, l’amministrazione è tenuta a rilasciargliele. Ma se invece a presiedere il comune c’è un consiglio compiacente con la società, chi provvede a controllarne la condotta? E se il comune decidesse di vendere le proprie quote a investitori privati? Sta di fatto che il piano di Iren prevedeva tariffe salatissime per i parmigiani, che hanno eletto sindaco Pizzarotti anche grazie alla sua campagna contro l’inceneritore.

Salerno, consorzio rifiuti fungeva da bancomat per i Ds (ora Pd)

Si chiama Corisa 2 la società dei rifiuti che per anni è stata depredata da vertici e dipendenti. Molti, tra cui l’ex presidente Dario Barbirotti, appartenevano ai Ds.

Per la serie “a volte ritornano” ecco rispuntare i Democratici di Sinistra (Ds). Ovviamente non per meriti, ma come nel caso della Margherita per scandali e reati. Le indagini terminate lo scorso giugno hanno svelato i retroscena del Consorzio di bacino dei Rifiuti Salerno/2, giovane azienda pubblica addetta allo smaltimento dei rifiuti costituita negli anni dell’emergenza. Secondo i rapporti degli inquirenti il Corisa 2 veniva usato per distribuire indebitamente denaro al personale. Molti dipendenti chiedevano anticipi sugli stipendi senza mai restituirli, ad alcuni di essi – i maggiori beneficiari di queste somme – erano intestate delle cartellette con all’interno tessere di partito e ricevute di pagamento rilasciate da Sinistra Ecologista, la corrente che prima dello scioglimento dei Ds nel Pd rappresentava l’anima ambientalista della Quercia. Dai riscontri della procura, guidata dall’ex pm antimafia Franco Roberti, è emerso inoltre che alcune persone, in seguito assunte, hanno più volte versato contributi al partito. Insomma, di smaltimento rifiuti se ne faceva ben poco, in compenso si dispensava prebende a pioggia.

Tanto che il Corisa 2 nel 2010 era stato affidato a un commissario liquidatore, l’avvocato Giuseppe Corona, a causa dell’enorme debito accumulato. Grazie alle sue denunce è nata l’inchiesta dei magistrati salernitani che hanno staccato ben 154 avvisi di conclusa indagine, con l’accusa di aver sottratto fondi all’ente. All’ex presidente Dario Barbinotti, insieme ad altri suoi nove collaboratori, è stata contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al peculato. Barbinotti era anche a capo della stessa Sinistra Ecologista che riceveva donazioni dai dipendenti del Consorzio, oltre a essere stato consigliere comunale della lista civica del sindaco Vincenzo De Luca. Sembra difficile che a Salerno negli ambienti Pd nessuno sapesse nulla, eppure il bubbone del Corisa 2 è stato lasciato crescere indisturbato fino all’intervento della procura. Al partito di Bersani non resta che prendere atto dell’ennesimo passo falso verso le elezioni del prossimo anno; mentre la realtà campana del Pd, dopo il pirotecnico duo Iervolino-Bassolino e le indagini su De Luca, si fa sempre più torbida.

Smantellata l’antimafia: governo decurta indennità al personale

Sempre meno fondi alla lotta contro il crimine, lo testimonia un documento in possesso del Fatto Quotidiano. La Dia, che in dodici anni si è vista ridurre gli stanziamenti dell’80%, subirà ancora tagli.

I fatti valgono più di mille parole spese dai politici sul contrasto al crimine. È un fatto che la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) abbia subito dei tagli nel tempo: si è passati dai 28 milioni del 2001 ai 3,6 previsti per il triennio 2013-2015. A rivelarlo è il Fatto Quotidiano che ha potuto visionare un documento governativo di programmazione della spesa, dove vengono sconfessate le promesse dell’esecutivo. Il 12 novembre dello scorso anno infatti la legge di stabilità aveva già ridotto gli stanziamenti per la Dia, che dal prossimo anno saranno ancora più esigui. Ad essere colpita sarà soprattutto la spesa per il personale, che a causa di un atto  amministrativo di fine agosto, è stata riclassificata come un onere soggetto a decurtazione. Lo stipendio dei membri della Dia verrà  dunque alleggerito, in particolare verrà dininuito il cosiddetto Tea (trattamento economico aggiuntivo), istituito dall’ex direttore Gianni De Gennaro per motivare i suoi uomini. Si tratta di un’indennità pari a 250 euro al mese che veniva corrisposta a degli ispettori con trent’anni di servizio alle spalle: bruscoletti se pensiamo a quanto ricevono i parlamentari.

Come accennato, la scure dei tagli alla Dia è passata fra le mani di governi sia di destra che di sinistra. Non poteva perciò mancare la sferzata finale congiunta da parte di un governo sostenuto da entrambi gli schieramenti. Tra l’altro la direttiva dei tagli – come dimostra il documento a cui fa riferimento il Fatto – arriva direttamente dal Ministero dell’Economia presieduto da Mario Monti. Non si capisce dunque come il premier intenda risollevare le sorti finanziarie dell’Italia. Sì, perché la Dia non combatte solo la mafia militare, ma anche il riciclaggio di denaro sporco che inquina inesorabilmente l’economia nostrana. La Dia è un’invenzione del prode Giovanni Falcone, grande innovatore della lotta antimafia, che per primo pensò all’organizzazione di un pool interforze – Polizia, Carabinieri, Finanza – a supporto del lavoro dei magistrati. “I provvedimenti del ministero continuano a essere irrazionali – commenta il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia Enzo Marco Letizia – e puniscono quelle donne e uomini che più di altri contribuiscono alla confisca dei beni delle mafie… Lo Stato sembra proprio averli abbandonati“.