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Aggiornamento: poligono di Quirra verso la chiusura, ma si continua a bombardare

Inizia l’iter burocratico per la riconversione del poligono militare di Quirra (Cagliari) in polo di ricerca. Intanto da domani riprendono le esercitazioni militari.

ROMA – Ieri in tarda serata è stata approvata dal senato la relazione che stabilisce la chiusura e la riconversione del Poligono Interforze del Salto di Quirra (Ogliastra, Sardegna sud-orientale). A presentarla è stato il senatore democratico Scanu, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. Il poligono verrà trasformato in un polo di ricerca, tuttavia non si esclude che possa servire per la progettazione di nuove tipologie di armi. Quel che è certo è che cesseranno i bombardamenti i cui residui hanno mietuto vittime e inquinato l’ambiente. I tempi, secondo lo stesso Scanu, saranno lunghi, ma ci si auspica che in un quinquennio si possano portare a termine i lavori: oggetto della relazione sono stati anche i poligoni di Capo Teulada (CA) e di Capo Frasca (OR) per i quali è prevista la dismissione e la bonifica dei terreni su cui sorgono. Ora la palla passa al governo che deve presentare un piano di realizzazione dell’opera definendone obbiettivi e costi.

Intanto domani al poligono di Quirra si apre un programma di esercitazioni militari da bollettino di guerra: per tre settimane a partire dal primo giugno è stato disposto lo “sgombero di animali e persone” dalle sette di mattina all’una. ”Le zone – si legge nell’ordinanza – dove si svolgerà l’esercitazione a fuoco (un’area compresa tra 10 comuni, nda) saranno segnalate da appositi bandieroni rossi”. Missili e ordigni continueranno dunque a esplodere, fintanto che le autorità preposte non decideranno di recepire quanto avvallato all’unanimità dal Senato. A tal proposito Scanu tiene a precisare che l’approvazione della sua relazione ha “un valore storico”; secondo l’onorevole sarebbe infatti la prima volta che il senato ammette la pericolosità di certe attività militari. Le recenti indagini condotte dal procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi hanno infine evidenziato le connessioni fra inquinamento e morti intorno al poligono, accelerandone così la messa al bando.

Sardegna, poligono militare: indagati gli specialisti della morte (VIDEO)

Dal 1956 a Perdasdefogu in Sardegna ha sede il poligono sperimentale militare più grande d’Europa. Negli ultimi anni la convivenza con la popolazione locale si è incrinata in seguito all’aumentata insorgenza di tumori e malformazioni congenite.

QUIRRA (CAGLIARI) – Intorno al Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ) si registra una strana moria di persone e bestiame. Il poligono è destinato alla sperimentazione di arsenale bellico, ed è a disposizione di aziende private e dell’esercito. Poco distante sorge una discarica militare anch’essa coinvolta in un’inchiesta giudiziaria. Non solo morti: nella stessa area le nascite sono ammorbate da malformazioni congenite e le informazioni riguardanti la pericolosità delle scorie latitano. Per questo motivo, in una regione che vive essenzialmente di pastorizia, accade che gli allevatori usino il materiale residuo delle esplosioni per accendere il fuoco firmando inconsapevolmente la loro condanna a morte. Le peregrine indagini condotte dal procuratore di Lanusei Fiordalisi procedono a singhiozzo; venti le persone coinvolte tutte appartenenti ad alti ranghi istituzionali, circostanza che turba non poco il normale iter processuale. Il fine della presunta condotta criminale sarebbe stato quello di occultare la pericolosità delle operazioni del PISQ.

Le ipotesi di reato, che vanno dall’omicidio plurimo all’omissione d’atti d’ufficio, si basano, secondo la procura, su un perverso e corrotto intreccio di interessi fra imprenditoria e pubblici ufficiali: la sperimentazione selvaggia di armi e materiali bellici e civili non avrebbe trovato ostacoli, anzi sarebbe stata appoggiata da chi avrebbe dovuto controllarne la regolarità. Sul tema si è  pronunciata persino la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’Uranio fornendo vaghe rassicurazioni. Tuttavia escludere la presenza di uranio non basta a soddisfare la domanda di chiarezza e di giustizia della popolazione locale; esistono infatti svariate altre sostanze di comprovata tossicità che sono state riscontrate nelle analisi effettuate. Poniamo pure che gli indagati vengano tutti prosciolti e che i reati non sussistano, a quel punto rimarrebbe da chiedersi se sia giusto continuare sulla strada di uno sviluppo industriale guerrafondaio. Quante vite umane può valere il collaudo di un nuovo tipo di ordigno bellico? In cuor mio rispondo nessuna, ma l’attuale classe politica non sembra essere dello stesso avviso.

Video:

SINDROME DI QUIRRA – PARTE 1

Premier Monti vergognoso: omertà sulla riforma della Rai (VIDEO)

Posted maggio 26th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Economia

Pochi frame rivelano la prepotenza di un primo ministro che nasconde i propri intenti sul futuro di una azienda strategica per l’Italia. Che ne sarà della già tanto vituperata Rai nei prossimi anni?

Giovedì scorso chi si è sintonizzato su La7 ha assistito a uno spettacolo indecente. Tralasciando il folklore di alcune espressioni infelici di Mario Monti – come il suo commento sulla Rai definita “eccitante” – il galoppino Telecom Corrado Formigli ha condotto un’intervista al primo ministro di basso profilo giornalistico. Questa è la riprova del fatto che il governo esercita un forte ascendente sui media tradizionali, dove nessuno si azzarderebbe a fare domande fuori copione. Tuttavia Formigli ha pisciato fuori dal vaso facendosi scappare una domanda pertinente e cruciale sulla Tv di Stato: “Ci sarà una riduzione dei consiglieri di amministrazione?” Un interrogativo legittimo visti i tagli effettuati in settori vitali del welfare, ma il premier ha preferito esibirsi in una raccapricciante scena muta: un atteggiamento inammissibile per un presidente del consiglio, che ha l’obbligo di chiarire le proprie posizioni in pubblico. Fido-Formigli ha poi continuato con morbide carezze e la serata si è trasformata in una melensa chiacchierata.

Qualcuno potrebbe obbiettare che quanto detto fin qui non abbia nulla di eclatante, eppure dall’intervista è trapelato qualcosa di più: Monti è fautore di un liberismo disumano che mira alla privatizzazione della Rai e di altre aziende pubbliche. Promuove l’abolizione dei monopoli statali in nome di una più libera concorrenza, per nascondere un piano d’indebolimento della democrazia in favore di una élite finanziaria. Altrimenti non si spiegherebbe la sua incondizionata indulgenza col mondo bancario e, di converso, la sua intransigente austerità coi meno abbienti. Per non parlare del suo passato – e presente – in organizzazioni di stampo massonico quali Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale e in banche di assodata matrice speculativa come Goldman Sachs. Monti è un degno rappresentante dei mercati monopolizzati da comitati d’affari che succhiano soldi alle economie nazionali: la grande finanza dopo il fallimento dei suoi referenti politici scende direttamente in campo.

Video:

MARIO MONTI SI ECCITA PARLANDO DELLA RAI

Movimento 5 Stelle: a Parma 6000 euro possono bastare per vincere

La politica ha un costo, i partiti ne hanno un altro. Nel ’93 un plebiscito ha sancito l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, poi reintrodotto dagli stessi con una frode semantica: è stato chiamato rimborso. Il Movimento 5 Stelle ha scelto di non riscuoterlo.

È ufficiale: autofinanziandosi con 6.000 euro si possono vincere le elezioni in una città di 190.000 abitanti come Parma. Basta utilizzare gli strumenti istituzionali classici messi a disposizione dalla democrazia e quelli virtuali di internet. Una buona dose di olio di gomito declinata in una serie di azioni a tutela della cittadinanza fa il resto. Ma la componente indispensabile per poter attuare una politica virtuosa è l’idea di mettersi a servizio di una comunità condividendone l’onere, ed estendendolo a una fetta più ampia possibile di popolazione, in modo che ricada su ciascuno in misura ridotta. Non esistono ricette magiche per farlo, ma sono state elaborate svariate teorie che si muovono in tal direzione e che sono in attesa di essere sperimentate. Alcuni esempi sono la Decrescita Felice, l’Economia Stazionaria, il Microcredito e più in generale sistemi di scambio non monetario basati sulla solidarietà in funzione della promozione della propria comunità.

Occorre partire al più presto con la sperimentazione di queste nuove forme di organizzazione sociale, verificarne l’efficacia su larga scala ed eventualmente migliorarle. Altrimenti saremo destinati a una guerra senza frontiere per l’approvvigionamento delle risorse. La galoppante voracità del capitalismo ci costringe a una riduzione drastica dei consumi, che può avvenire gradualmente attraverso l’adeguato sfruttamento della tecnologia esistente. Nel suo piccolo il neosindaco Pizzarotti a Parma ha applicato questo principio: plance pubbliche messe a disposizione dal comune e massiccio battage elettorale gratuito su internet. Non a caso il ragazzo di mestiere fa il tecnico informatico e sa bene come utilizzare il web. Dopo questa vittoria, a scanso di equivoci, l’argomento “costi della politica” dovrebbe tornare al centro del dibattito pubblico, e rimanerci finché non si asseveri che i costi della politica e costi dei partiti non sono la stessa cosa. La politica senza i partiti è più leggera, il Movimento Cinque Stelle lo ha dimostrato.

Governo Monti spiegato da Topolino: tecnici = capro espiatorio

Ieri nell’editoriale del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha sostenuto che Monti non sarebbe un deus ex machina calato dall’alto di chissà quale organismo europeo, bensì uno scudo deflettore per respingere l’onda di protesta e di rinnovamento. Sotto l’egida del marziano Mario Monti ci sarebbero i partiti, che, in attesa di un’imenoplastica collettiva, avrebbero scelto come capro espiatorio un accademico che attuasse le riforme necessarie per evitare il fallimento. Un maquillage per l’ancien régime che si sta rivelando risibilmente inutile, soprattutto alla luce della debacle delle ultime amministrative: assomigliano a delle anziane bagasce che per cercare di vendersi meglio si nascondono dietro quintali di cerone, senza accorgersi di esser diventate laide gobbe e sdentate. Il trasformismo ormai non è più possibile, tesi peraltro ripresa simpaticamente anche da Beppe Grillo che sul suo blog pubblica una pagina di Topolino: nella figura si vede un papero politico che, a causa del malcontento popolare generato dal suo governo, incarica un ministro tecnico di fare il lavoro sporco pensando – Così la gente se la prenderà con lui –.

Spesso accade però che la realtà superi la fantasia: recentemente il presidente del consiglio ha trovato parole di stima per l’ex ministro del lavoro Brunetta, elogiando la sua politica dei tagli nel settore pubblico. Ma quel che è ancora peggio è ascoltare lo stesso Monti che dice di aver creduto nel primo governo Berlusconi, quando il Cavaliere si faceva portavoce di istanze liberali e riformiste. Dunque, nella vita può succedere di prendersi un abbaglio, ma in politica, specialmente quando si deve voltar pagina – come dopo lo scandalo di tangentopoli – bisogna valutar minuziosamente a chi affidare le redini del Paese. Ora, non so se questa affermazione del premier si sia tradotta nel ’94 in un voto a Forza Italia, ma mi fa pensare che Monti sia o un ingenuo o colluso col sistema di potere attuale. Propenderei più per la seconda ipotesi, sebbene entrambe lo rendano quantomeno inadatto a governare nello stato di crisi odierno.

Questa classe politica sta attraversando  l’Acheronte dantesco: Monti nelle veci di Caronte la sta traghettando verso la dannazione eterna. Pur di salvarsi sono pronti a tutto, l’ultima è quella di ricorrere alla strategia della tensione per legittimare una futura coalizione di “unità nazionale” da presentare alle prossime elezioni. Ieri il ministro Cancellieri ha affermato infatti che la strage della scuola brindisina – dove è morta una studentessa e altri versano in gravi condizioni – può essere letta in chiave terroristica, nonostante gli inquirenti ancora non si sbilancino. Sembrano le premesse per tornare a fare un uso politico della Polizia reprimendo il dissenso con la violenza dei manganelli. Tuttavia questa volta non basterà evocare i fantasmi del passato per ripulirsi la coscienza, almeno credo.

Ciuffini da Vespa: “Beppe Grillo rischia la vita” e sgonfia Ferrara

Posted maggio 21st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

Stupefacente il modo in cui Sabina Ciuffini tiene a bada professionisti della disinformazione del calibro di Ferrara e Vespa. Invitata come “figurante” ha invece spiazzato tutti con parole che suonano come un macigno per i politici e i loro lacchè.

Qualche giorno fa Sabina Ciuffini ha squarciato la cortina d’ipocrisia che avvolge il salotto buono di Porta a Porta. L’ha fatto con tal grazia e fermezza che a poco sono valsi i falsi sillogismi di un Ferrara ormai consumato da anni di servitù. In uno studio gremito di cortigiani la Ciuffini ha affermato a più riprese che i politici devono smetterla di rubare, e poco importa se a sostenerlo è un ex valletta di Mike Bongiorno. Nessuno in studio ha saputo replicare nel merito dell’accusa tacciando la Maddalena della situazione di demagogia, termine con cui la cloaca politica e i suoi accoliti liquidano spesso il dissenso. Tutto ciò che non li aggrada diventa demagogia e i conduttori assentono con sorrisi beoti. La Ciuffini ha poi aggiunto che il Movimento Cinque Stelle (M5S) è quanto di più vicino alla politica vi sia in circolazione, e che Beppe Grillo rischierebbe la vita per le denunce che solleva. Stoffa da vendere per quella che secondo il copione della trasmissione doveva giocare il ruolo di vittima designata all’interno della fossa dei leoni.

In chiusura la Ciuffini regala una perla al pubblico rintronato di Vespa spiegando uno dei possibili significati che ha per lei la parola rubare: “Spendere male è rubare. Se io vado a fare la spesa con 100 euro e mi compro solo le calze di seta mentre i miei figli muoiono di fame, sto rubando!” Ferrara dal canto suo replica che la classe politica viene eletta dal popolo che la sceglie a sua immagine e somiglianza: ergo siamo un popolo di ladri. Trova pure l’ardire di definire il M5S come un fenomeno sottoculturale quando la cieca autoreferenzialità del suo ordine  gli impedisce di scorgere di essere lui stesso figlio della sottocultura. Nella letteratura giuridica infatti, in special modo quella inerente alla corruzione e reati affini, si allude spesso al malaffare politico come a un prodotto della sottocultura dei partiti. Connotato che peraltro non sfugge alla stampa estera che osserva costernata gli scandali della nostra politica. La Ciuffini (da non perdere nel video in calce) ha semplicemente detto quello che molti italiani pensano, dando eco alle parole di Berlinguer che già più di 30 anni fa poneva la questione morale al centro del dibattito politico.

Fonti:

Giuliano Ferrara contro Sabina Ciuffini su Grillo. A Porta a Porta volano gli stracci

Terremoto e attentati, clima di paura: prove di regime in Italia

Posted maggio 20th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Spaventapasseri

Di fronte all’eccidio della scuola Morvillo Falcone di Brindisi non si può che unirsi idealmente al cordoglio dei famigliari delle vittime in un rispettoso silenzio. Sostenere concretamente gli inquirenti ed esortare chi sa a denunciare non sono solo dei doveri, ma i capi saldi di un Paese che vuole considerarsi democratico. Gli sciacalli delle facili speculazioni giornalistiche hanno già travalicato il diritto di cronaca lanciandosi in azzardate ipotesi sui mandanti e in pletoriche litanie post mortem, che servono solo a riempire pagine di vuote parole. Altri partecipano a questa inutile liturgia nichilista. Ora gli italiani si trovano a un bivio: la prima via è quella di credere al ritorno del terrorismo, sia esso di matrice mafiosa o insurrezionalista. E quindi tornare ad affidarsi nelle mani di chi promette di estirpare questo male con misure straordinarie e la prosopopea di un solone. La seconda invece, la più tortuosa, è quella di solidarizzare con la magistratura, specialmente quella inquirente, troppo spesso abbandonata dalla gente e contrastata nella ricerca della verità da logiche di potere occulte.

Tutto il resto è dietrologia. È approfittare di un possibile stato di paura dell’opinione pubblica per indirizzarla verso questo o quel partito. A dire il vero di partito n’è rimasto solo uno e chiamasi “casta”. Sì, perché dopo anni di sputtanamento globale a opera della stampa internazionale e di una minoranza – purtroppo! – di quella nostrana i giochi di potere che hanno ordito le trame dello Stivale sono stati scoperti. Bene o male tutti abbiamo sentito parlare di Gladio, P2, Ior, Opus Dei, trattative tra Stato e mafia, stragi senza mandanti, corpi di Stato e intelligence americana deviati, inchieste della magistratura finite in un cul-de-sac, etc. Questo è il viatico che ci accompagna sulla strada del cambiamento e con cui dobbiamo confrontarci se vogliamo un futuro più trasparente. Altro che debito pubblico! Adesso che i posti della politica sono vacanti la lunga mano della finanza sta cercando di appropriarsene rompendo l’unico argine che frenava le mire dispotiche del capitalismo. Nel 2013 saremo chiamati nuovamente a scegliere fra monarchia (Alfano Bersani Casini – Abc – i tre re magi che offriranno la corona a qualche finanziere) e repubblica (nessun pervenuto, se non l’eccentrico Movimento Cinque Stelle).

Terrorismo, allarme strumentale dopo il ferimento del manager Ansaldo

Posted maggio 16th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Spaventapasseri

Berlusconi colpito da una statuetta, Belpietro vittima di uno sventato attentato e l’attuale caso del manager ferito sembrano i tre atti di una recita da quattro soldi. Chi sarà il prossimo? Forse Emilio fede investito da una secchiata d’acqua mentre passeggia circondato da gorilla?! Intanto le grandi stragi italiane di civili rimangono senza colpevoli.

Monta in rete un sospetto. Che il terrorismo manifestatosi a Genova col ferimento del manager Ansaldo Roberto Adinolfi sia una messa in scena. O quanto meno il gesto di un folle attorno al quale si è costruito un romanzo criminale. Un pretesto per creare una fittizia emergenza e spaventare qua e là. E come direbbe Cossiga “per mandare – chi protesta, nda – all’ospedale”. L’ipotesi sembra avvalorata da una serie di precedenti che hanno segnato la cronaca e la storia recente, e che trovano il loro archetipo nella imperitura ricerca del casus belli sin dalla notte dei tempi. Ad esempio si ricordano i rastrellamenti dei cani sciolti della Polizia al G8 di Genova, al cantiere del Tav in Val di Susa, contro i cortei dell’onda studentesca nel 2008. Lo sport preferito dalla classe dirigente per giustificare la repressione è quello di trovare un movente abbastanza suggestivo da indirizzare la collera della gente verso chi dissente. L’opinione unica è l’unica tollerata e le forze dell’ordine pensano a far piazza pulita del resto.

La demonizzazione del prossimo attraversa varie epoche e diverse forme di governo, ma trova la sua massima espressione nelle moderne democrazie occidentali. Basti pensare agli Usa che negli ultimi quarant’anni si sono cimentati in svariate guerre dipingendo ogni volta il paese che andavano ad attaccare come una minaccia per il popolo americano. E con loro tutto il codazzo di nazioni-satellite che con i loro eserciti cercano di estendere la loro influenza su territori appetibili. L’Armata Brancaleone italiana resta come al solito il fanalino di coda delle grandi, inviando il proprio contingente allo sbaraglio in cambio di qualche fornitura di gas scontata. Ci accontentiamo di poco, ma in compenso il nostro governo si rifà sui compaesani più disgraziati, siano essi immigrati, studenti, precari, poveri o liberi pensatori. Il terrorismo che si evoca in questi giorni serve a screditare l’onda di protesta e le nuove forme di organizzazione politica alternative ai partiti.

È la storia che si ripete: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci” (Gandhi).

Italia verso la democrazia diretta, Monti? L’ultimo dei massoni

L’Italia viene spesso descritta sarcasticamente come la repubblica della banane, ma in realtà questa è una definizione incompleta. Sarebbe meglio chiamarla la Prostituta d’Europa con clientela fissa tra cui spiccano massoni, chierici e mafiosi. L’esoterismo è l’arma che utilizzano per infiltrarsi nei posti chiave delle istituzioni, dell’industria e della finanza drogando democrazia e mercato al fine di perpetuare i propri privilegi. L’ingresso in questi gruppi avviene per cooptazione e hanno l’obbiettivo di negoziare con altre corporazioni la lottizzazione di aree di influenza. Proprio come succedeva nella guerra fredda, solo che in questo caso tutto avviene all’oscuro dell’opinione pubblica. Un tipico esempio di spartizione di un paese si può osservare nelle nazioni dove vige il bipolarismo, un sistema questo in grado di concentrare nelle mani di pochi il potere politico. L’Italia sotto questo profilo non si è fatta attendere applicando per filo e per segno quanto riportato nel Piano di Rinascita Democratica della loggia massonica Propaganda 2.

L’Europa, come anche l’America, sta conoscendo correnti che vanno in controtendenza rispetto alle logiche appena esposte. In Germania ad esempio si sta affermando il movimento dei Pirati, già presente in parlamento e con buone prospettive di crescita. Così anche Occupy Wall Street, con riflessi anche in Europa, sta condizionando le politiche del governo americano. Buone prospettive democratiche provengono inoltre dall’Islanda, dove i banchieri responsabili del fallimento del Paese sono stati processati e condannati pubblicamente e i cittadini si stanno finalmente riappropriando delle istituzioni a cominciare dalla ristesura della carta costituzionale. L’Italia come al solito segue queste novità a rilento, ma con buone prospettive per le prossime politiche. Nello stivale il bipolarismo ha fallito, come testimoniato dalle ultime elezioni amministrative che hanno premiato la nuova formazione politica del Movimento 5 Stelle. Per ora ci possiamo solo accontentare di un governo tecnico diretta emanazione del vecchio sistema di potere massonico: un po’ di destra, un po’ cattolico, un po’ neoliberista, un po’ antidemocratico, un po’ cooptato.

Fondo salva-stati, l’Europa delle banche dissangua gli italiani

Posted maggio 13th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Economia, Ingiustizia sociale, Sprechi di Stato

Il governo tecnico si è preso in carico la decisione di approvare due importanti trattati economici elaborati dall’Europa: il Fiscal Compact e l’Esm (o Mes in italiano). Il primo prevede l’introduzione nella costituzione del pareggio di bilancio a ogni legislatura, il secondo la creazione di un nuovo fondo salva-stati che sostituisce quello precedente denominato Efsf. La sostanziale novità del Meccanismo Europeo di Stabilità consiste nella partecipazione al fondo di capitali privati che possono influenzare le politiche di riscossione dei prestiti elargiti agli stati in difficoltà. Discrimine che evidenzia una gestione del fondo di natura privatistica, tanto più che sarà controllato da una società di progetto il cui fine è di generare profitto. In altre parole significa che l’Italia dovrà versare progressivamente negli anni una cifra pari a 125 miliardi di euro, oltre naturalmente a quelli che già abitualmente conferiamo all’Europa. Il conto alla rovescia è già iniziato dato che entro quest’anno saremo obbligati a pagare la prima trance equivalente a cinque miliardi.

Occorre a questo punto chiarire un equivoco. Quando si parla di salvare gli stati bisogna precisare che si vogliono aiutare le banche che sono in possesso della maggior parte dei titoli pubblici. Rimpinguarle di liquidità nonostante magari si siano svenate con politiche d’investimento scellerate. Un premio immeritato che se fosse assegnato direttamente agli stati eviterebbe alle economie nazionali di indebitarsi ulteriormente. Ma la filosofia dominante presso l’élite burocratica di Bruxelles sembra quella di continuare a sostenere un sistema economico finanziario dove operano opulenti sciacalli, molto spesso arraffoni e incompetenti, che provocano gravi dissesti nell’economia reale. Le banche italiane ad esempio nonostante anni di politiche fallimentari hanno ricevuto ugualmente soldi dalla Bce al tasso agevolato dell’1%. Per di più hanno bloccato l’accesso al credito alla Pmi e ai privati. Un gesto che equivale a un affronto in tempi di incontrollata recessione, dove l’austerità sta erodendo le risorse degli italiani. La democrazia è stata scalata negli anni dai grandi gruppi finanziari, ora è tempo di riappropriarcene.

Elezioni, disfatta dei partiti: troppa omertà fra gli “onesti”

La disastrosa sconfitta dei partiti alle recenti comunali è un fatto inconfutabile. Hanno perso tutti insieme perché si sono omologati e hanno cominciato a parlare la stessa lingua, trincerandosi dietro un governo tecnico su cui scaricare la responsabilità dell’austerità. Eppure non ce l’hanno fatta comunque, incassando una sonora batosta in termini di consenso elettorale. Il Pdl è addirittura sparito nelle grandi città. Le colpe di questa debacle sono imputabili al basso profilo morale – per non dire delinquenziale – della classe dirigente partitica. Non mi riferisco tanto a chi ha stretto accordi con la mafia come Berlusconi e Dell’Utri o Cuffaro dell’Udc di Casini, bensì a chi nei rispettivi partiti sapeva e non denunciava. Purtroppo questi ultimi sono una silenziosa maggioranza sia all’interno delle istituzioni che nel resto del paese. Annichiliti da una paura spesso infondata rinunciano alla propria dignità, nella puerile speranza che le malefatte dei loro colleghi finiscano nel dimenticatoio.

In realtà loro non sono in grado di commettere materialmente nessun tipo di delitto, nemmeno di pensarlo; ma sono pericolosi tanto quanto i criminali più efferati. Infatti la loro melliflua spossatezza genera omertà che è una vera manna per la delinquenza. Non c’è bisogno di pagarli minacciarli gambizzarli ammazzarli, tengono la bocca chiusa e stanno al loro posto proprio come un comodino. Innocui, docili, beneducati, talvolta istruiti e sempre servizievoli, buoni oratori benpensanti che fanno la smorfia giusta al momento giusto. Burattini che secondo l’Alighieri nemmeno erano degni di entrare all’inferno, costretti nel vestibolo a rincorrere vanamente un’insegna bianca pungolati e morsi da bestie ripugnanti. Sono quelli che il rimpianto Gramsci ricordava nella sua più celebre invettiva “Odio gli indifferenti” e che hanno causato l’odierna disfatta dei partiti, gettandoli nella più cruda infamia della loro storia dopo il fascismo. A proposito c’è ancora qualche esponente delle camicie nere infiltrato in parlamento: l’ex An, prima confluita nel Pdl, ora in Fli è un antico retaggio che ci trasciniamo dal Ventennio – come il suo progenitore l’Msi – di cui non abbiamo saputo fare a meno (peraltro in palese contrasto coi principi costituzionali).

In discussione oggi non c’è la tipologia di riforme da attuare per migliorare lo status quo, ma piuttosto la credibilità di chi ci rappresenta. Questa classe politica è inadeguata a guidare l’Italia e non può dileguarsi prima di aver scontato una giusta pena. I danni che ha arrecato sono troppi: li stanno pagando con l’immane perdita di consenso, li dovranno pagare affrontando un processo pubblico, alla stregua di chi viene imputato per bancarotta fraudolenta. Il debito pubblico è figlio della partitocrazia. Intanto nel Paese nascono nuovi movimenti d’opinione che trovano la loro più viva e concreta affermazione nel Movimento Cinque Stelle, senza tuttavia sottovalutare il mondo dell’associazionismo e di altre autentiche liste civiche (da non confondere con quelle civetta). Gente nuova che però esibisce antichi cavalli di battaglia: nonostante il mondo liberista insorga a difesa di un mercato drogato e controllato da pochi, questi moderni francescani ribadiscono la centralità del cittadino subordinando il mercato alle scelte della politica.

Se l’industria e la finanza sono a servizio di pochi oltre a essere inutili sono anche dannose. Ma la critica al capitalismo discende dal masterpiece di Marx, dove i problemi odierni sono trattati in maniera minuziosa. Che la produzione industriale fosse finalizzata all’accumulo di ricchezze da parte di un’élite e non al consumo era già stato teorizzato dall’acuto realismo del filosofo, che ha subito l’ostracismo della classe dominante dell’epoca. Tornando al presente, non possiamo non osservare che il processo ben descritto da Marx si è sviluppato nel successivo secolo fino ai giorni nostri, concentrando a livello mondiale l’80% della ricchezza nelle mani del 20% della popolazione. Nello Stivale la tendenza è la stessa seppur con percentuali differenti: gli ultimi dati disponibili parlano di una ricchezza pari al 50% in mano al 10% degli italiani. La conseguenza logica di questa disparità e che a quel 10% fa comodo disporre di una classe politica debole, deferente, inetta e facilmente corruttibile. Il fine ovviamente è quello di continuare a mantenere il possesso di quel 50-80%; perciò i 5 Stelle sono invisi al potere, sono facce nuove assetate di giustizia, e hanno dimostrato di saper rinunciare al denaro del finanziamento pubblico rispettando quanto espresso dal referendum del ’93. Cave canem.

Elezioni, exploit a 5 Stelle: il segreto? Politica da marciapiede

Posted maggio 9th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Le percentuali del Movimento Cinque Stelle raggiungono ormai la doppia cifra in molte delle città dove si è presentato. Si registrano tra l’altro risultati sorprendenti come il ballottaggio a Parma o l’elezione del primo sindaco Cinque Stelle a Sarego (Vicenza), che ridisegnano parzialmente l’orizzonte politico del Paese. Mostri sacri del calibro di Lega, Sel (Vendola), Terzo Polo (Fini, Casini, Rutelli) sono stati spodestati a suon di voti da un movimento che è nato poco più di due anni fa, e che conta già diversi consiglieri comunali e regionali eletti nelle precedenti tornate elettorali. Tuttavia ciò che distingue il M5s da altre formazioni politiche non è la forza dirompente con cui si sta affermando, bensì la disponibilità dei suoi militanti a “rimboccarsi le maniche” senza chiedere alcun tipo di assistenza allo Stato. Chi ha avuto occasione di conoscerli da vicino ha potuto notare l’impegno della loro attività sul territorio mediante l’organizzazione di banchetti a suffragio di cause civili nobili.

Alcuni esempi sono la loro lotta contro il Tav Torino-Lione, perorata peraltro all’interno della regione Piemonte dai due consiglieri Bono e Biolé; oppure la miriade di raccolta-firme vuoi per la presentazione di liste vuoi per cause ambientaliste, oppure ancora le mobilitazioni ecologiste e le battaglie per la democrazia (legge “Parlamento Pulito“). Eppure tutto questo sembra non bastare ai soloni della politica e del giornalismo, troppo abituati a disquisire volgarmente di percentuali elettorali considerando l’Italia alla stregua di un latifondo da lottizzare. Persino il supremo garante della Costituzione Napolitano ha negato il successo ottenuto dal Movimento, tradendo inopinabilmente il suo ruolo di mero rappresentante della Repubblica nella sua integrità. Fatto peraltro già avvenuto quando nel recente passato ha firmato leggi che sono state ripetutamente respinte dalla Corte Costituzionale, alcune delle quali rasentano la follia come quella sul legittimo impedimento del Cainano.

Forse a spaventare tanto i comitati d’affari che governano l’Italia non sono solo la rinuncia ai soldi o alla carriera politica, bensì l’esempio che danno i Cinque Stelle nell’attuare una sana e catartica politica francescana, sui marciapiedi nelle piazze reali e virtuali, in continuo e reciproco confronto con la cittadinanza. Per non parlare della loro peregrina lotta contro le lobby del cemento, incenerimento, finanza che deturpano ambiente e salute degli italiani e con cui i partiti vivono in una melliflua commistione. La forza di questa neonata formazione politica consiste nel metodo con cui vengono prese le decisioni. Le proposte inoltrate dai suoi rappresentanti-portavoce in sede di consesso non sono che il frutto di pubblica concertazione fra i suoi iscritti. La trasparenza è la condizione necessaria per la sua esistenza, e per verificarlo basta semplicemente visitare i siti internet dei vari gruppi del Movimento. “Ognuno vale uno” è il loro motto.