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Sprechi, nuove auto blu ai politici: esplode l’ira del web

Posted aprile 26th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica, Sprechi di Stato

ROMA – Oltre al danno anche la beffa! Non bastasse il bando appena pubblicato dal Ministero dell’Economia, dove si annuncia una spesa fino a 10 milioni di euro per l’acquisto e il noleggio di esclusive auto blu, oggi il Fatto Quotidiano riporta una notizia che rincara ulteriormente la dose: un nuovo bando per il noleggio a lungo termine di 4.350 vetture al costo di 84.673.752 euro. Su Facebook si è immediatamente scatenata l’ira degli internauti che hanno fatto eco agli articoli apparsi su alcune testate online. Intanto il governo nicchia e, nonostante l’interrogazione parlamentare del deputato Idv Antonio Borghesi con cui si chiedeva all’esecutivo di giustificare queste spese folli, il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli si è limitato a illustrare il funzionamento del bando pubblico e i suoi riferimenti normativi. I dati attualmente disponibili parlano di circa 60 mila veicoli già a disposizione della pubblica amministrazione, di cui 800 risulterebbero inutilizzati, per un totale di spesa che si aggira attorno ai due miliardi di euro ogni anno.

LA SOBRIETÀ DEI TECNICI  – Come sottolineato dal deputato Idv Borghesi, la manovra del governo si muove in contrasto con decreti antecedenti che prevedevano la progressiva riduzione del numero di vetture a disposizione dei funzionari pubblici. Oltretutto, a ben vedere, sembrerebbe una vera e propria presa per il culo: si legge infatti sul sito del Ministero dell’Economia che la gara da 10 milioni riguarderebbe “l’acquisto di berline medie con cilindrata non superiore a 1600 cc”. Quasi a dire che sono stati  modici nella scelta optando per macchine dalla cilindrata “sobria” e dai bassi consumi. Forse questi tecnici venuti in soccorso dell’Italia hanno loro stessi bisogno di soccorso. Magari un sostegno psicologico che li aiuti a capire il vero significato della parola equità e che li riporti coi piedi per terra, in mezzo alla gente normale, quella dei mille euro al mese di cui ignorano l’esistenza. Sono sicuro che quei due miliardi all’anno destinati a mantenere un parco macchine inutile e superfluo potrebbero essere utilizzati per scopi assai più nobili. Forse non bastano le cospicue somme di rimborso e indennità di trasferta già a disposizione di politici e funzionari?

Fonti:

Monti compra e noleggia altre auto blu, l’ira del web

Arese, Grillo ricorda Ghidella e i dirigenti onesti silurati

ARESE – Pochi giorni fa Beppe Grillo si è recato ad Arese per un comizio a sostegno della locale lista civica del Movimento 5 Stelle. Tanti i temi affrontati dal comico genovese che non ha mancato di menzionare un pezzo importante della recente storia della cittadina alle porte di Milano. Una storia che non riguarda solo gli Aresini, ma l’Italia intera dato che tutti conosciamo l’Alfa Romeo avendone potuto quantomeno apprezzare l’accattivante design. Le sue vetture sono state il fiore all’occhiello dell’industria italiana, ammirate persino oltreoceano dal magnate dell’auto Henry Ford che ebbe a dire: “Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello”. Un industria smantellata dopo essere stata ceduta alla Fiat che l’ha trasformata in una succursale alla deriva. Ad Arese non ne rimane che un immenso stabilimento vuoto con gli ex operai assiepati fuori dai cancelli a reclamare per un posto di lavoro beffardamente sottratto; dall’altra parte un cordone di poliziotti che impedisce l’accesso alla fabbrica.

LE MANI SPORCHE DI GRASSO – Ed è proprio tra manifestanti e agenti che Beppe Grillo s’incunea, non potendo esimersi dal portare la propria solidarietà ai lavoratori licenziati dell’Alfa. Qui il comico peregrino decide di raccontare agli astanti una storia breve ma intensa, i cui protagonisti sembrano ormai spersi in una realtà a noi aliena e distante un’eternità. Uno di questi è l’ingegner Vittorio Ghidella, già amministratore delegato di Fiat dal ’78 all’88, definito da Grillo “un dirigente con le mani sporche di grasso”, poiché amava trascorrere parte delle sue giornate in mezzo ai meccanici e ai lavoratori. Un tipo “schivo e di carattere introverso, il suo ufficio era quasi sempre vuoto: sosteneva che le auto si guidano con il “culo” non con la lingua. Viveva con la famiglia sui colli torinesi e non faceva vita mondana, pochi amici e al di fuori dall’ambiente Fiat. La Fiat Uno fu collaudata da lui personalmente, come ogni vettura della compagnia durante la sua gestione, sul percorso Livorno-Collesalvetti – Pinerolo Cavour. Fu immortalato davanti ai cancelli di Mirafiori più volte a spingere un’auto-prototipo (piena di fili e nylon) con la quale era rimasto in panne”*.

UNA TWINGO SPECIALE – Come lui, secondo Grillo, ce ne sono stati altri, ad esempio Mattei morto ammazzato, oppure Olivetti emarginato dalla classe dirigente dell’epoca. Ciò che li accomunava non era soltanto la raffinata competenza nel loro settore, ma anche un profondo senso di umanità che insieme all’etica ne forgiavano il carattere. Vien da chiedersi se esistano ancora uomini di tale guisa a capo di aziende apicali quali Finmeccanica, Fincantieri, Eni etc., umili abbastanza da sporcarsi le mani insieme agli operai per saggiare direttamente il prodotto che contribuiscono a creare. Per rispondere perentoriamente a questa domanda basterebbe elencare qualche nome degli attuali vertici: Scaroni, Guarguaglini, Tronchetti Provera, Colaninno, Geronzi… Tutta gente poco raccomandabile che fa incetta di avvisi di garanzia. Grillo continua la sua storia narrando un episodio alquanto sconcertante: nel ’93, dopo aver viaggiato insieme a dei tecnici di Greenpeace su una Twingo che abbatteva i consumi di carburante (100 km con un litro e mezzo), si presentò davanti alla sede Fiat di Torino proponendo all’azienda di adottare la tecnologia applicata a quella macchina per ovviare al rincaro del petrolio.

SOLO CONTRO IL POTERE – A quel punto alcuni sindacalisti lo apostrofarono aspramente, palesando inequivocabilmente una meschina connivenza con i vertici aziendali, che consideravano la proposta di Grillo come uno smacco alla loro politica industriale destinata a fallire in breve tempo. Dopo Ghidella infatti la Fiat tornò nel baratro da cui era stata salvata, e i successivi manager hanno badato più a raggranellare ingenti buonuscite piuttosto che a risollevare l’azienda. Nessun media di regime ha riportato la notizia dell’incontro fra Grillo e gli ex lavoratori dell’Alfa. Nemmeno i galantuomini de il Fatto Quotidiano, troppo impegnati evidentemente a tacciare il comico-blogger di demagogia ridicolizzando le sue istanze e gettando conseguentemente fango sui militanti del Movimento (mediamente più intelligenti e scolarizzati di quelli degli altri partiti). D’altronde chi denuncia le nefandezze del potere viene da sempre disprezzato non solo dai cortigiani, ma anche dagli onesti che per stoltezza o viltà non son riusciti a denunciare.

* Fonte Wikipedia

Fonti:

Beppe Grillo all’Alfa Romeo di Arese

Precariato, prigionia volontaria: denunciare? Un tabù

Posted aprile 19th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Lavoro & travaglio

LAVORATORI COI PARAOCCHI — Finte collaborazioni, finti professionisti, finti apprendisti, finti tirocinanti: il mondo del lavoro è diventato ormai una farsa. Tutto è contraffatto per risparmiare sul costo dei lavoratori. Le regole, che pure esistono, vengono costantemente violate nella più bieca indifferenza della politica e delle istituzioni. A farne le spese, ovviamente, le categorie più deboli, quelli che non hanno le spalle coperte, l’uomo qualunque. Costituiscono la maggior parte del popolo, ma è come se non lo sapessero perché non riescono a muoversi come comunità. Si snobbano tra di loro, si isolano, si ignorano. Fioriscono cortei di operai, di studenti, di pensionati, di funzionari pubblici, ognuno a protestare per la medesima causa, ma singolarmente, in giorni diversi. Tanto nel grande quanto nel piccolo; nelle aziende i singoli operai hanno perso la cognizione del mutuo soccorso, della propria forza collettiva e sottostanno, pur avendo la facoltà di ribellarsi, ai regimi dispotici dei manager. Pretendiamo di organizzarci in un unica nazione-continente, ma non abbiamo nemmeno le basi per aggregarci fra concittadini. Le riunioni di condominio assomigliano alle sedute parlamentari: tutti a difendere il proprio orticello col coltello fra i denti.

MANI INERTI — Qualche tempo fa sul posto di lavoro ho vissuto un’esperienza che esemplifica questo pensiero. Discutevo con dei colleghi di una notizia letta online che riferiva di un cospicuo gruppo di autisti stranieri assunti fittiziamente come collaboratori, e successivamente regolarizzati dopo una sentenza del giudice del lavoro. Chiedevo agli altri cosa ne pensassero, e se per loro — anch’essi finti collaboratori a progetto — fosse fattibile percorrere una strada del genere, magari cominciando a rivolgersi a un sindacato. Be’ una volta esauritosi l’entusiasmo iniziale, dopo qualche giorno tutto era tornato alla tragica normalità. Tutti asserviti a un “padrone” che ti tratta come se fossi un suo dipendente; eppure, obbiettai allora: “Se ce l’hanno fatta degli immigrati, perché noi non dovremmo riuscirci?!” Ma i miei tentativi di convincerli caddero inesorabilmente nel vuoto. Poi capii perché mollarono subito; provenivano tutti da un’oblunga serie di licenziamenti, contratti a termine a chiamata, mancati rinnovi,etc. Erano scoraggiati, e di fronte a un datore che quantomeno gli garantiva una certa continuità di lavoro, si accontentavano, lasciandosi scappare dalle mani inerti il proprio futuro.

 

Argentina, industria petrolifera nazionalizzata: multinazionali in lacrime

Posted aprile 18th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Lobby e malaffare

IL CORAGGIO DELLE SCELTE — Si torna a parlare di nazionalizzazione; e lo si fa da un paese che è passato dalla padella alla brace, risorgendo dalle ceneri come l’araba fenice. “Yacimientos Petroliferos Fiscales”, meglio nota come Ypf, viene riacquisita dal governo argentino per decreto. Un atto altamente democratico che allontana bruscamente la mano della finanza mondiale dalle risorse argentine. A darne l’annuncio è stata la presidentessa Cristina Kirchner forte dell’adesione di quasi tutto l’emiciclo parlamentare. Duro il contraccolpo subito da Repsol, società controllata dal governo spagnolo e attuale proprietaria della compagnia argentina, che sarà costretta a vendere per aver violato i patti che ne vincolavano la gestione. Nell’azionariato, finanziato dalla Bce attraverso la compartecipazione di Banco Santander, figurano alcuni dei soliti nomi dell’élite finanziaria europea avvezza alla facile speculazione, tra cui spiccano: Banco de Bilbao, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Milano, Societe General, Credit Agricole, Eni, Deutsche Bank; insomma, la Banda Bassotti al completo! Ma come spesso accade, anche questa mossa di matrice apparentemente democratica, sembra nascondere non poche ombre.

LIBERISMO ASOCIALE — Innanzitutto occorre precisare che non si tratta di una vera e propria nazionalizzazione. Nei piani del governo argentino si profila infatti il mantenimento della forma societaria quale S.p.A., seppure a totale capitale pubblico. Formula che tuttavia presenta una serie di insidie a scapito della trasparenza e dell’economia nazionale, che poi analizzeremo. Le quote — così si evince da un comunicato del vice-ministro dell’economia Axel Kicillov — saranno ripartite fra Banco de la Naciòn (51%) e regioni nelle quali si trovano i pozzi petroliferi (49%). Il tavolo della trattativa per la cessione delle quote da Repsol a governo argentino sembra però traballare, poiché la somma offerta agli spagnoli è di gran lunga inferiore alle pretese. Tuttavia la società di idrocarburi iberica non è nella condizione di poter dettar legge contro la volontà di un governo che esercita la propria sovranità sul territorio che amministra. Sarà pure una manovra marcatamente antiliberista, ma che riafferma la centralità e l’importanza della politica, di fronte alla quale anche il dio mercato deve arrestare la sua famelica e irrefrenabile corsa.

YPF S.p.A. — Il caso Repsol desta molte preoccupazioni nel settore delle multinazionali che operano nel Mercosur (corrispondente sudamericano dell’Unione Europea: Argentina, Cile, Bolivia, Paraguay, Uruguay, Perù, Brasile e Venezuela) dove holding statunitensi e italiane sono proprietarie del 95% della produzione locale di banane, mangos, ananas, per produrre i succhi di frutta che l’occidente beve e che poi distribuisce con i propri marchi nazionali. Si teme che altri paesi possano seguire l’esempio dell’Argentina e riappropriarsi delle risorse autoctone, provocando un cortocircuito del sistema economico così come lo conosciamo. Ma restiamo coi piedi per terra riprendendo il discorso sulla costituenda S.p.A. argentina a totale capitale pubblico che dovrebbe occuparsi di Ypf. L’ipotesi è che rimanga un ente di diritto privato — società per azioni, appunto —, diretta quindi da un consiglio di amministrazione nominato dalla politica, rischiando così di trasformarsi nell’ennesimo carrozzone parastatale dove infilarci parenti e amici. Tutt’altra faccenda se si trattasse invece di un’azienda statale dove per entrare e far carriera occorrerebbe partecipare a dei concorsi pubblici, e dove gli utili di esercizio rimarrebbero inderogabilmente in house per lo sviluppo. In tal modo si eviterebbe di favorire solo una parte della popolazione argentina (i cosiddetti cacicchi della borghesia emergente peronista, pronti ad agguantare l’affare Ypf) al fine di ripristinare un minimo di decoro democratico.

Fonti:

L’Argentina nazionalizza l’industria petrolifera e butta fuori spagnoli e italiani

Il Fatto scarica il M5S: Grillo? Troppo sudicio e volgare

Posted aprile 16th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Giornalettismo & disinformazione

DOTTOR ING. GRAN MASCALZON DI GRAN CROC. — Dopo l’ennesima articolessa spregiativa su il Movimento Cinque Stelle (M5S) apparsa su il Fatto Quotidiano, è opportuno sfatare alcuni  falsi miti che gravitano attorno alla figura di Beppe Grillo. Innanzitutto occorre precisare che il giornale diretto da Padellaro sta conducendo — seppur alla chetichella — una campagna mediatica denigratoria nei confronti del neonato Movimento sulla base di semplici battute del suo fondatore. Qui sta il primo errore madornale: il M5S non si identifica in Beppe Grillo, ma in quello che il comico ha propugnato in anni di battaglie civili ad appannaggio dei beni comuni. Secondariamente impernia le sue invettive sulle imprecazioni del comico — sorrido mentre lo scrivo — scandalizzandosi come una turgida badessa per la volgarità del suo linguaggio. Già in passato sia durante manifestazioni che su magniloquenti editoriali Grillo è stato trattato come un menomato, un lebbroso balbuziente, indegno di parlare dai divini pulpiti da cui dissertano personaggi del calibro di (li metto in ordine decrescente di arroganza) — Dottor Ing. Gran Mascalzon di Gran Croc. — Paolo Flores d’Arcais, Eugenio Scalfari, Paolo Mieli, Gad Lerner.

UN GIORNALE CLERICALE — Non voglio generalizzare, ma questi sedicenti stilnovisti del giornalismo e del galateo proprio non riescono a vedere più in là del loro naso. Prendiamo ad esempio il primo della nomenclatura, quello col cognome “vagamente” nobiliare; in occasione di una manifestazione in difesa della legalità a Roma d’Arcais si dimenò come una prefica petulante affinché a Grillo venisse tolto il microfono e quindi la parola, per evitare che parlasse male del Capo di Stato. Questi maestrini d’altronde, dalle colonne dei loro giornali, non perdono occasione per sparare a zero sull’esuberanza “populista” e/o “demagogica” del comico stacanovista. Per quel che mi riguarda penso sia una mera mistificazione e trasfigurazione del comico/politico ispiratore del movimento che viene costantemente vilipeso appellando i suoi militanti “grillini”, epiteto spregiativo, sgraziato e limitativo. In realtà gli attivisti del M5S sono liberi cittadini con idee antitetiche all’attuale malaffare politico, insomma tutto fuorché antipolitica. Sono semmai la politica autentica, ovvero quella che si occupa della polis. Di che altro dovrebbe occuparsi un politico se non della buona amministrazione dei beni comuni (ospedali, scuole, strade etc.)?! Insomma il Fatto Quotidiano dovrebbe perdere un po’ di quella puzza sotto al naso che sta accumulando negli ultimi tempi. In fondo oggigiorno anche i preti dicono le parolacce!

Fonte:

Movimento 5 Stelle, l’obiettivo ‘terzo partito nazionale’ è a portata di mano

Treni notte ripristinati, ma c’è l’assalto dei privati

Foto Omniroma

MILANO – Ritornano i treni che collegano nord e sud Italia. Prima cancellati e poi magicamente ripristinati coll’avvicinarsi delle elezioni amministrative. Dal 12 giugno ripartiranno i convogli Milano-Lecce, Milano-Palermo e Torino-Lecce. Trenitalia con un comunicato precisa che la decisione è stata dettata dal loro principale committente, cioè lo Stato e nella fattispecie il Ministero dell’Economia. L’esecutivo a sua volta è stato indirizzato nella scelta da diverse mozioni del parlamento promosse da alcuni deputati meridionali. Intanto, nella quasi totale indifferenza, sta per essere inaugurato il famigerato treno Italo destinato secondo proprietari e accoliti “a far concorrenza allo Stato”. Non sorprenda il fatto che a farsi portavoce di un tale slogan sia un modesto imprenditore di scarpe, quale è Della Valle, che, sulla scia di precursori del calibro di Callisto Tanzi – il “lattaio” che voleva dominare il mercato, tristemente noto per il crac Parmalat –, ha fondato con una cricca di affaristi Ntv (Nuovo Trasporto Viaggiatori S.p.A). La compagnia di cui è figlio Italo avvierà a breve la vendita dei biglietti, apprestandosi a solcare i binari italiani – pagati nei secoli dai contribuenti – presumibilmente a suon di agevolazioni e sovvenzioni statali.

UN MERCATO ILLIBERALE – La notizia fa più scalpore per l’arroganza e l’ignoranza dei fautori della partnership fra Stato e privati che per la ritrovata serenità degli ex-lavoratori della Wagons-Lits, licenziati dopo la soppressione dei treni notturni a lunga percorrenza. Trattasi di 152 persone già dipendenti delle Ferrovie dello Stato,  successivamente ceduti come parco buoi a una società estera ed infine scaricati a guisa di vecchie bestie da soma. Al momento la loro riassunzione, salvo eventuali smentite, sembrerebbe cosa fatta. Tornando a Ntv, qualcuno deve spiegarmi come fa una società privata di trasporto ferroviario a fare concorrenza a uno stato che riveste il duplice ruolo di locatore e concorrente. È un po’ la stessa situazione che si presenta nel settore della telecomunicazioni; Telecom avrà sempre un vantaggio sugli altri operatori telefonici, perché, essendo proprietaria delle dorsali, può condizionare i prezzi altrui semplicemente modificando le tariffe di locazione della rete. Esistono dunque dei settori in cui si può operare solo in regime di monopolio, dove mercato e aziende non possono entrare se non come monopolisti essi stessi. Ma a quel punto si potrebbe lasciare tutto in mano allo Stato che è – o dovrebbe essere – diretta emanazione della volontà popolare (quanto è populista la Nostra Costituzione!). Non esistono forse tantissimi altri campi dove permettere al mercato di esercitare la libera concorrenza (che oggigiorno consiste solo nella sfrenata corsa al ribasso dei salari)?

SCHIAVI DI NOI STESSI – Quando sento parlare di competizione e/o partecipazione fra Stato e imprese specialmente negli ultimi tempi inorridisco. Il linguaggio utilizzato dalla classe dirigente italiana – senza più distinzioni fra destra e sinistra – è totalmente sprezzante di ciò che le categorie politicamente ed economicamente più deboli hanno costruito in anni di lotte. Sto parlando dello Stato Sociale o del Welfare State, come più comunemente viene chiamato. In realtà la nostra repubblichina, checché ne dicano gli intellettuali di matrice bocconiana, avrebbe semplicemente bisogno di una macchina statale più efficiente che coinvolgesse maggiormente nei suoi processi decisionali i cittadini, autentici protagonisti della democrazia e gli unici a poter (e dover!) esercitare un controllo efficace sugli organi di governo. Parafrasando le parole del mitico Giorgio Gaber potremmo dire che si scrive libertà, ma si legge partecipazione. Se non si vuole infatti che l’articolo uno della Costituzione – specialmente dove recita “La sovranità appartiene al popolo” – rimanga lettera morta, allora bisogna uscire dall’ottica della “delega in bianco” a dei rappresentanti e cominciare a partecipare attivamente alla vita politica.

Fonti:

Ripristinati i Treni Notte? (video dal Binario21)

Sui treni notturni dietrofront del governo

 

Legge sulle caraffe filtranti: un affare per i lobbisti dell’acqua

BROCCHI E CARAFFE – Caraffe filtranti più sicure. Sembra essere questo il tarlo del ministro della salute Renato Balduzzi. Ma non disperiamo, siamo solo passati dal governo dei tecnici a quello dei brocchi. Brocchi che però ogni tanto dovrebbero far revisionare i propri filtri, dato che non riescono più a trattenere aberrazioni e amenità. L’ultima in ordine cronologico tratta l’annoso problema dell’acqua del rubinetto, che ormai anche i sassi sanno essere la più sana in circolazione. Premetto, come si sarà capito, che non sono un sostenitore delle caraffe filtranti, ma in questo caso voglio spendermi per la loro difesa. Questi aggeggi, dotati di un semplice meccanismo a carboni attivi per filtrare l’acqua, in realtà sono pressoché inutili, poiché l’acqua che sgorga dai rubinetti di casa è già pronta al consumo, perfettamente potabile. Ma in un mondo malato, calato in una dimensione consumistica, dove tutto (o quasi) si misura col denaro, la gente ha bisogno di amuleti e talismani per tornare a vedere la realtà per quella che è. Dunque la caraffa genera nella mente degli ingenui e degli sciocchi l’effetto placebo, comunque un valido aiuto per tornare a una sana abitudine: bere l’acqua del rubinetto.

RUBINETTO O BOTTIGLIA – Un po’ meno noto è invece il fatto che esistono due pesi e due misure per valutare la potabilità dell’acqua del rubinetto e di quella in bottiglia. La legge italiana infatti, in deroga alla normativa europea, prevede che l’acqua imbottigliata possa contenere una maggiore quantità di metalli pesanti rispetto a quella dell’acquedotto. In questo modo da una parte si favorisce l’industria dell’acqua minerale che può vendere a caro prezzo un’acqua tendenzialmente più inquinata e di scarso valore, dall’altra si danneggia impunemente la salute di chi la beve. Tra l’altro la differenziazione dei parametri di potabilità costringe l’Italia a pagare una multa salata all’Ue, che più volte ci ha chiesto di rimediare all’errore. Tuttavia in passato le stesse regole valevano per tutti i tipi di acqua e la gente era molto più propensa a bere direttamente dal rubinetto. Solo nel ’92 una scellerata legge, caldeggiata dalle lobby delle bevande, ha consentito di poter imbottigliare l’acqua con una  maggior quantità di inquinanti. Da allora è cominciato un tam tam mediatico atto a dissuadere le persone dal bere l’acqua di casa, convincendole che l’acqua in bottiglia avesse delle fantomatiche proprietà benefiche.

LE LOBBY DELL’ACQUA – La prossima volta che il ministro Balduzzi vuole assurgere a paladino della salute pubblica, sarebbe meglio che qualcuno lo aiutasse a stendere una scaletta di priorità. Certo per partire dalle caraffe filtranti bisogna proprio essere dei tecnici… Pardon, dei brocchi. Tanto per restare in tema qualcuno nel governo dovrebbe prendersi la briga di rivalutare gli oneri di captazione dell’acqua sorgiva; se è vero che l’acqua è di tutti, non possiamo regalarla a quattro industriali con le pezze al culo che cercano un facile profitto forti della loro condizione di monopolio sul mercato. Non c’è niente di liberale in tutto ciò; se vogliono continuare a imbottigliarla prosciugando gli acquedotti delle comunità locali, almeno che la paghino salata! Caro Balduzzi, mi permetto di consigliarle amichevolmente di prodigarsi per cause più serie, come ad esempio l’inquinamento da micro e nanopolveri, oppure quello radioattivo (ripetitori di radio tv e telefoni), oppure ancora leggi più severe per i produttori di cellulari (potenziali detonatori di tumori), una tassa sul cibo spazzatura tanto per provare a risolvere il problema dell’obesità. Sa che c’è caro ministro, e che si ha come la sensazione che anche i provvedimenti di questo governo siano uguali a quelli dei precedenti, tutti a favore di lobby e affaristi dilettanti, che, timorosi della concorrenza, chiedono continuamente assistenza allo stato. Ecco, appunto, proprio quella che manca ai cittadini. Il mercato libero è solo un falso mito del capitalismo che nasce cresce e muore in regimi di assoluto monopolio.

Fonte:

Una legge sulle caraffe filtranti: servono più controlli e garanzie

Endometriosi: l’inquinamento rende sterili le giovani donne

TORINO – Uno studio dell’università di Torino attesta una maggiore insorgenza di endometriosi nelle donne che vivono in zone ad alto tasso di inquinamento ambientale. Il gruppo di ricercatori, guidati da Giuseppe Migliaretti, ha constatato che nelle aree più inquinate del Piemonte la possibilità di ammalarsi è superiore di circa il 30% rispetto a luoghi più salubri. La malattia, che colpisce le donne in età fertile, è caratterizzata dalla presenza anomala del tessuto che riveste l’utero in organi limitrofi, e tende a cronicizzarsi. La genesi della malattia è ancora oscura, ma i risultati di questa ricerca suggeriscono due tipi di considerazioni: la prima è che gli inquinanti chimici influiscono sullo sviluppo della patologia; la seconda è che occorre estendere la ricerca su larga scala, istituendo un registro nazionale per meglio inquadrare il fenomeno, come pure dei centri di eccellenza per il trattamento dell’endometriosi. Poiché tale disturbo – in se poco grave – provoca alterazioni dei processi biologici della donna come infertilità e menopausa precoce, meriterebbe ulteriori approfondimenti scientifici volti a favorirne la prevenzione.

OMICIDIO DI STATO LEGALIZZATO – In un paese civile la ricerca di base dovrebbe essere, oltre che pubblica, uno degli organi di indirizzo dell’azione politica dei governi. Dunque se viene scoperto che determinate sostanze presenti nell’industria e largamente diffuse costituiscono un pericolo per la salute dell’uomo, occorrerebbe un piano straordinario di emergenza per debellare tali agenti patogeni. Questo si tradurrebbe in divieti e in aumento delle tasse per chi commercializza prodotti potenzialmente tossici. Il legislatore dovrebbe così assumere il ruolo di regolatore del mercato nell’ottica di tutelare la salute dei cittadini. Tuttavia i governi delle moderne democrazie, pur consapevoli della pericolosità degli inquinanti, non cercano di abolirne l’uso e di finanziare una ricerca che fornisca alternative non nocive, bensì stabiliscono dei paletti entro i quali è consentito ammalarsi. Succede così che una certa quantità di polveri sottili e nano-polveri sia tollerato per legge, nonostante sia stato dimostrato che queste provochino neoplasie e e altri svariati disturbi meno perniciosi, come appunto l’endometriosi.

IL PRESIDENTE FORMINCHIONE – Torna d’attualità a questo punto il caso Formigoni-Moratti, rispettivamente ex-sindaco di Milano – nonché moglie di un petroliere – e governatore della Lombardia. Entrambi infatti oltre alla miriade di pendenze giudiziarie e reputazionali a loro carico, sono stati raggiunti il primo dicembre 2009 da un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta su ambiente e inquinamento, nata da un esposto del Codacons per lo sforamento dei limiti di concentrazione delle polveri sottili o PM10. Benché questo (mis)fatto costituisca un’onta deterrente per il proseguimento di qualsiasi carriera politica – se mai sia morale perseguirne una –, il presidente Formigoni, sprezzante del ridicolo, in un sussulto di impudenza sbandierò davanti alle telecamere la lettera del tribunale a mo’ di sfottò nei confronti degli inquirenti milanesi – che secondo le direttive ideologico-dogmatiche del partito-azienda di Berlusconi sono inopinabilmente sinistrorsi – facendosene beffe. Se per il plurindagato sultano (è abusivamente alla quarta legislatura) ciellino è normale causare miasmi e tumori con una politica dolosamente negligente, forse sarebbe il caso che gli organi garanti della costituzione (e del decoro istituzionale – Napolitano svegliati!) come la Presidenza della Repubblica intervengano con moniti e prese di posizione. Mayday mayday, il velivolo Italia sta per precipitare!

Fonti:

Endometriosi e menopausa precoce: tra le cause l’inquinamento ambientale

Don Gallo su Monti: “Un chierico del capitalismo” (VIDEO)

Posted aprile 4th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Profeti moderni, Riscatto civile

MILANO – Nel filmato l’istrionico Don Gallo racconta il suo pensiero sulla figura del premier Monti, mentre sfreccia con tanto di casco fra le vie della città meneghina in sella a uno strampalato tandem. Sembrerebbe il prologo di una burlesca farsa se non fosse per il carattere stralunato del Don. Secondo il “prete anarchico” dunque il capitalismo ha perso – se mai ce l’abbia avuta – la spinta creativa e innovativa, ponendo come esclusivo regolatore delle dinamiche sociali il mercato. Un mercato sovrano che si sostituisce al concetto di democrazia, dove a essere sovrano è il popolo. L’anima di tale ideologia non è altro che la costante e progressiva ricerca del profitto, in nome del quale si mercifica ogni tipo di bene in barba al benessere generale e a qualsivoglia principio liberale; tant’è che avendo saturato il mondo di merci, ora gli interessi del capitale si sono spostati sui bisogni fondamentali dell’uomo, come acqua e cibo, dove si può operare – col bene placito dei governi – in regime di monopolio sbarazzandosi della concorrenza.

IO NON TACCIO – Il sacerdote poi incalza asserendo che se i cittadini non alzano la testa riaffermando la loro centralità nella politica, la “brama famelica del capitale” esacerberà la conflittualità fra concittadini e fra i popoli. Vien da sé che dalla seconda metà del novecento a oggi tutte le grandi guerre sono scoppiate per estendere l’egemonia commerciale delle lobby dei paesi occidentali. Gli Stati Uniti hanno primeggiato in tal senso scombinando gli equilibri nazionali di paesi direttamente o indirettamente collegati all’estrazione del greggio. Don Gallo è attualmente impegnato in un tour per i teatri del nord Italia dove porta in scena uno spettacolo dal titolo “Io non taccio”. Sul palco, oltre ai temi succitati, vengono portati alcuni testi delle prediche di Girolamo Savonarola che vengono letti, interpretati e attualizzati con maestria sopraffina dall’esuberante parroco. Il tutto viene amalgamato da melodie e canti rinascimentali per calare meglio il pubblico nelle cupe atmosfere della Firenze di fine ’400, dove l’eretico monaco era solito predicare.

Fonti:

Don Gallo: «Monti? Un chierico del capitalismo» (VIDEO)