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Enel Green “Profit” occupa le terre dei Maya

PROFITTO AD OGNI COSTO – L’Enel, compagnia di bandiera fornitrice di elettricità, aggredisce la terra dei Maya. Lo fa nella classica maniera subdola delle multinazionali che vanno in cerca dell’Eldorado, promettendo alle popolazioni autoctone civiltà e progresso. La branca denominata Enel Green Power, che si occupa di energie rinnovabili, si è infatti recentemente insediata nella zona indigena di Ixil in Guatemala, avviando i lavori per la costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Cotzal. “Cose che non ci riguardano” si obbietterà, ma che sono utili per capire come gli italiani si comportano in giro per il mondo. Parliamo un po’ di noi insomma! e conosciamoci meglio, prima di pianificare qualsivoglia politica estera! L’Enel, dicevamo, con un’operazione di stampo coloniale si è appropriato delle acque di un fiume a cui è legata l’economia e la vita di tante piccole comunità Maya, che tuttavia non si sono opposte al progetto. Non stiamo parlando perciò di rozze tribù primitive antimoderniste, ma di persone che sotto la guida di Concepción Santay Gómez, Sindaco Ixil di San Juan Cotzal, hanno deciso di chiedere a Enel il 20% dei ricavi della centrale elettrica.

ITALIANI ESPORTATORI DI CIVILTÀ – Enel ha tutte le carte in regola per poter procedere, ma ha la coscienza sporca. Gli accordi infatti sono stati presi con il precedente alcalde (sindaco) finito in galera per istigazione a delinquere, e con il latifondista proprietario della tenuta San Francisco dove passano i macchinari Enel. Il secondo tra l’altro è un noto schiavista che sfrutta il lavoro dei bambini per le sue piantagioni di caffè; ma la società italiana, per ripulirsi la reputazione, ha promesso la costruzione di qualche scuola e ospedale al fine di civilizzare gli indigeni. Dunque… sovvenzionare uno schiavista in cambio di qualche edificio!? Roba da pazzi! senza contare che stanno rubando un fiume ai legittimi proprietari, che per fortuna si sono riscattati eleggendo un sindaco onesto il quale tutela gli interessi delle comunità locali. Sarebbe questa la civiltà che esportiamo? A guardar bene non sembra altro che una mera ricerca di facile profitto a scapito di gente innocua e felice di vivere in simbiosi con la propria terra. La protervia dei nostri governanti però ha fatto male i calcoli, perché a San Juan Cotzal come in Val di Susa gli abitanti hanno cominciato a ribellarsi.

Fonti:

http://www.beppegrillo.it/2012/01/lenel_e_il_popolo_maya/index.html

No Tav: 25 arresti per infangare il movimento

Posted gennaio 26th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Ingiustizia sociale

I BANDITI DEL TRENO – Stamane il blitz della Digos che ha portato alla cattura di 25 persone in tutta Italia, più una serie di provvedimenti come obblighi o divieti di dimora. “Un’operazione contro i singoli e non contro la Val di Susa” dice Caselli, procuratore capo di Torino che ha autorizzato le ordinanze; ma a ben vedere sembra proprio che questa manovra sia stata architettata per screditare il movimento della Val di Susa che si oppone alla ferrovia. Solo due le persone fermate residenti in Valle per fatti inerenti alle contestazioni del 27 giugno e 3 luglio scorsi, quando si registrarono scontri fra Polizia e manifestanti. Gli arresti a pioggia hanno coinvolto anche due ex terroristi e qualche membro dei centri sociali e la stampa, quella torinese in primis, ha subito accostato in pomposi titoloni le parole No Tav e brigatisti, in modo da far passare quello dei Valsusini come un movimento quantomeno vicino al terrorismo. È un’obsoleta tecnica mediatica per appannare l’immagine dei nemici, ma con moderazione. Non sia mai che insigni testate come La Stampa o Repubblica tradiscano il loro spirito liberaldemocraticomoderato con titoli al vetriolo!

UN PO’ DI STORIA – Giova all’anima ogni tanto analizzare i fatti da una prospettiva diversa rispetto a quella dell’informazione di regime. Chiunque abbia preso il Tgv infatti, si sarà accorto che esiste già una ferrovia per la Francia, che attualmente è sottoutilizzata rispetto alla sua capacità. Il progetto del Tav del resto nasce negli anni settanta, quando si pensava che l’esistente tratta Torino Lione non fosse in grado di sostenere il traffico mercantile, che secondo le previsioni sarebbe dovuto crescere esponenzialmente. Come spesso succede le previsioni non si sono avverate, ma anzi dagli anni ottanta a oggi il traffico su quella linea è in costante diminuzione. La logica vuole che il progetto decada, ma ostinatamente la politica lo ha sempre considerato una priorità per il Piemonte e per il Paese. Molto più probabilmente come dice il giudice Imposimato, che ha dedicato gran parte della sua carriera a scovare il marciume nell’alta velocità italiana, quest’opera, data la sua inutilità, altro non è che una greppia di fondi pubblici, alla quale si sfameranno partiti, cooperative rosse e mafia. Si tratta cioè di 22 miliardi di euro, che potrebbero essere certamente meglio spesi!

Fonti:

http://www.ilgiornale.it/interni/scontri_val_susa_arrestati_30_no_tav/scontri-protesta-no_tav-val_susa-torino-lione-no_global/26-01-2012/articolo-id=568945-page=0-comments=1

Schettino, una barzelletta vivente: deriso negli States da Letterman

LA NAVE CHE FA IL GIRO DEL MONDO – Sabato scorso nel consueto monologo di apertura della sua trasmissione David Letterman ha dileggiato l’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Durante il Late Show, telegiornale satirico che ha generato epigoni in tutto il mondo (tra cui Striscia la notizia in Italia), Letterman non ha certo lesinato battute sul già arcivituperato Schettino. Il noto presentatore umorista ha deliziato il pubblico statunitense recitando in chiave ironica la telefonata fra Schettino e De Falco, quella per intenderci dove l’ufficiale della Guardia Costiera urla: “Salga su quella nave cazzo!”. Letterman non ha avuto difficoltà a trovare spunti di satira sulla vicenda della Costa Concordia. Tuttavia non ha mancato di rispetto alle vittime della tragedia, dedicando interamente il suo sketch alla figura di Schettino e alla sua inqualificabile inettitudine. Il conduttore infine non ha risparmiato nemmeno i suoi compatrioti, affermando che sarebbe meglio per Schettino che al processo gli capiti una giuria di Los Angeles.

IL CAPRO ESPIATORIO – La stampa italiana che, come al solito, fa del sensazionalismo il proprio vessillo ha puntato i riflettori sulla figura dello sciagurato comandante della Costa Concordia. La sua vita privata e la sua incapacità sono balzati rapidamente in primo piano adombrando gli aspetti più importanti della vicenda. Quasi a voler soddisfare quella fame di pettegolezzo di cui molti italiani sono ghiotti. Si cerca così di confezionare una storiella con tanto di eroe (De Falco) e antagonista (Schettino) ad uso e consumo della plebaglia, in modo da fugare ogni possibile dubbio riguardo alle responsabilità. L’ex comandante della Concordia è un personaggio comodo per la Carnival, società americana proprietaria di Costa Crociere, per la Guardia Costiera e per tutti coloro che dovevano vigilare sulle rotte della nave e sull’operato del comandate. La Costa Crociere peraltro paga fior di quattrini la sua pubblicità sui media che se ne guardano bene dal tacciarla quantomeno di correità. A Porta a Porta Vespa ha già pronto il plastico della nave per renderci tutti eruditi sulle manovre di sicurezza in caso di falla nello scafo… E veri responsabili tirano un sospiro di sollievo!

Fonti:

http://www.youtube.com/watch?v=hKX6QZGxyyM&feature=related

Forconi, i soliti briganti causano disagi

Posted gennaio 25th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni

SINCOPE DEL TRAFFICO MERCANTILE – La merce stipata nei camion di tutta la penisola è in deperimento, l’effetto inevitabile per i consumatori è l’aumento dei prezzi. Le conseguenze più gravi le vivono i mercati ambulanti, in quanto per la maggior parte venditori di prodotti freschi, mentre supermercati e centri commerciali sono stati meno colpiti. Tuttavia il prezzo del fresco (pane, verdura, carne, pesce) è aumentato vertiginosamente in tutti gli esercizi. Attualmente nel centro agroalimentare di Roma, il più importante nel Lazio e tra i più grandi d’Italia, i responsabili stimano una perdita delle forniture di circa l’80 – 90%. In certi casi un chilo di zucchine può arrivare a costare fino a sette euro. Disagi anche più a nord come a Firenze dove la Mercafir (società consortile di distribuzione) denuncia un calo delle consegne del 70% che si riperquote inevitabilmente sull’offerta dei mercati rionali cittadini. Più tenue la protesta al nord dove è ripresa la circolazione dei tir sulla tangenziale milanese e si registrano minori ricadute sui prezzi di carburante e alimenti. Rimane ancora alto l’allarme in tutto il Paese, poiché il numero degli aderenti alla protesta non accenna a diminuire.

FORCONI I SOLITI BRIGANTI – Ci provano sempre. Media collusi con col capitalismo malato di partiti, banche e grandi imprese che cercano di dipingere i Forconi (l’ennesimo movimento popolare di protesta contro l’attuale classe dirigente politica e imprenditoriale) come dei teppisti da strada che tagliano le ruote dei camion se questi si rifiutano di fermarsi. Può darsi che fra i manifestanti vi siano frange più estremiste che usano la violenza, ma non si può far di tutta l’erba un fascio. I principali quotidiani italiani si stanno dividendo in due categorie: quelli che si focalizzano sui disagi per i cittadini provocati dalla protesta e quelli che la demonizzano. Entrambe però sono accomunate dal sentimento di condanna nei confronti dei Forconi e di chi li sostiene. Inveire contro di loro sembra lo sport preferito di editorialisti parrucconi e bigotti. Lo scopo è ancora una volta quello di dividere la grande comunità che è lo Stato italiano. Mettere gli uni contro gli altri, nonostante questa protesta sia la dimostrazione concreta dell’esistenza di una forte identità nazionale. I Forconi non avrebbero altrimenti trovato la strada spianata fino a Milano. È un’impresa dei mille al contrario, per una nuova liberazione morale e sociale da questo capitalismo malato che ha schiacciato la democrazia.

Fonti:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/sciopero-camionisti-paralizza-paesebenzina-alimenti-freschi-scarseggiano/186211/

Sciopero tir: i camionisti solidali coi forconi

Posted gennaio 23rd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni

L’ITALIA S’È DESTA – Il patto sociale esiste, è quello stretto tra le molteplici parti sociali per fronteggiare la crisi economica. Non stiamo parlando dei consueti istituti di rappresentanza, quali sindacati partiti e altre cosche del genere, bensì di cittadinanza attiva che senza bandiere politiche si riunisce cercando di boicottare il traffico mercantile italiano. Continua pertanto l’opera di oscuramento portata avanti dalla stampa nostrana, asservita alle lobby economiche, che, non potendo evitare di pubblicare la notizia, cerca di minimizzarla. Lo stesso fa il governo che, tramite Mario Monti intervistato dalla giornalista Annunziata sulla terza rete, sminuisce l’entità della mobilitazione ormai endemica definendola “una semplice protesta”. L’intento dell’estabishment appare a questo punto chiaro: impedire che il contagio si diffonda provocando ulteriori blocchi stradali lungo lo stivale. Tuttavia gli aggiornamenti ci dicono che nell’intera penisola si stanno organizzando posti di blocco che impediscono il transito dei tir, qualora gli autisti non avessero già deciso di fermarsi autonomamente. La categoria aveva infatti indetto uno sciopero per la giornata odierna, galvanizzata per quanto stava e sta accadendo ancora in Sicilia.

IL CONSENSO CHE MANCA AI POLITICI – Nasce spontanea una riflessione: rispetto ad altre manifestazioni più elitarie quella attuale gode della solidarietà dei cittadini che, incontrando gli attivisti, li incoraggiano a continuare unendosi talvolta a loro. Il fatto che questo movimento non abbia appartenenza politica rende difficile per la stampa di regime la demonizzazione dello stesso. Ci hanno provato, s’intenda, ma con scarso successo: sono stati additati come mafiosi, fascisti e forse anche come membri del Ku Klux Klan, ma loro imperterriti non hanno mollato, rivelandosi autentici ambasciatori della più genuina indignazione popolare. Purtroppo in simili occasioni viene spesso azionata l’infamante macchina del fango, la cui principale funzione è quella di criminalizzare il dissenso. Solitamente infatti i governi occidentali, prima di cedere alle richieste del popolo, cercano di screditare i movimenti reazionari infiltrando al loro interno agenti di polizia che fomentino la violenza. Questa brillante tattica descritta minuziosamente dal defunto Francesco Cossiga, politico di spicco della prima repubblica, è stata spesso utilizzata per giustificare gli interventi repressivi delle forze dell’ordine. Non ci resta che vedere se anche questo governo è avvezzo a questa pratica ignobile.

Fonti:

http://www.tradingonlinefree.it/linvasione-dei-forconi-scioperi-tir-sulle-autostrade-italiane-6392.html

Acqua, un affare per pochi: placet del governo

Posted gennaio 22nd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

POLITICI O SCALDASEDIE – Le dichiarazioni d’intenti degli esponenti del governo sono inequivocabili: vogliono privatizzare il servizio idrico. Ma a questo punto resta da chiarire una questione: di che cosa dovrebbero occuparsi i politici? Di partecipare alla nomina dei consigli direttivi delle società partecipate? Se la gestione di un servizio viene affidata a un amministratore delegato, allora un organo politico viene privato della sua funzione principale. Un sindaco, un governatore, un presidente del consiglio potranno solo camuffarsi da sceriffi e limitarsi a profondere leggi su leggi determinando così un rapporto verticistico fra stato e cittadinanza. Proprio come in una dittatura o nel feudalesimo, dove il sultano di turno si divertiva a imporre dazi e leggi assurde che spogliavano i sudditi della propria libertà. Basti pensare all’operato dei sindaci nelle nostre città, molti non fanno altro che dirci fino a che ora un locale può rimanere aperto, se un barbone può o meno dormire su di una panchina, se è vietato fermarsi con la macchina da una prostituta etc. Così come i loro omologhi in regione e in parlamento hanno perso di vista il senso della parola repubblica.

LA COSA PUBBLICA – Gli esecutivi a ogni livello pensano quasi esclusivamente a legiferare, compito che spetterebbe di diritto all’assemblea di cui sono espressione. Ma siamo sicuri che abbiamo così tanto bisogno di leggi? Certo, qualcuna sarà pure necessaria, persino la costituzione comincia a mostrare i segni del tempo. Eppure sembra proprio che l’Italia sia alla disperata ricerca di qualcuno che la governi, che applichi le leggi di cui è già dotata, che ne gestisca le risorse. Affidare queste ultime ai privati, significa esautorare le istituzioni e in qualche modo gli stessi cittadini. L’acqua, l’energia, i trasporti, la connettività costituiscono la ricchezza condivisa del nostro paese, perché venderla a qualcuno. Di chi sta facendo gli interessi l’attuale governo con la complicità del parlamento? Il fatto che stia favorendo un’elite finanziaria è diventato ormai il segreto di Pulcinella; e checché ne dicano i media il popolo se n’è accorto. Dalla Sicilia coi forconi, dalle scuole con pudica indignazione, dalle fabbriche a gran voce, tutti esigono una politica migliore che persegua l’interesse generale di tutta la nazione e non solo quello di grandi imprese, banche e assicurazioni.

Governo ladro, Polillo vuole privatizzare l’acqua

Posted gennaio 21st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

VOLONTÀ POPOLARE CALPESTATA – L’eminente professor Polillo, sottosegretario all’economia, ha recentemente dichiarato che il referendum sull’acqua si è rivelato “un mezzo imbroglio”, innescando così una dinamica di reazioni che ha portato gli attivisti del comitato referendario a organizzare il blitz di mercoledì scorso all’interno del ministero di via XX Settembre. I paladini dell’acqua hanno chiesto con voce striscioni e manifesti che venisse emendato l’articolo 20 del decreto in approvazione alla camera, cosiddetto “fase due”. Quello insomma che prevede le tanto osannate liberalizzazioni e che dovrebbe risollevare le sorti dell’economia nazionale. Il governo sta dunque lavorando affinché i processi di privatizzazione, che investono gran parte dei monopoli naturali italiani, vadano a buon fine. Lo dimostra la sequela di insulsaggini propinate da vari esponenti dell’esecutivo, che da quando si è insediato ha rivitalizzato la campagna pro privatizzazione affievolitasi durante il tramonto berlusconiano. Una per tutte, quella del Ministro dell’ambiente Corrado Clini: “Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso… La gestione dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione”.

L’ACQUA LA GESTISCE IL COMUNE – Cosa suggerirebbe l’esito dei referendum a una classe politica lungimirante? Probabilmente di gestire dei beni fondamentali quali acqua, energia, trasporti, connettività attraverso società di diritto pubblico e non società per azioni. Il motivo è molto semplice, infatti le società di diritto privato hanno lo scopo di produrre profitto che è alla base della loro stessa esistenza. In un ente pubblico invece l’utile ricavato viene giocoforza reinvestito per migliorare l’offerta o le infrastrutture del servizio, nell’ottica di una redistribuzione collettiva di beni che dovrebbe essere alla base di uno Stato Sociale degno di questo nome. Nessuna azienda privata può dunque potenzialmente superare in efficienza una pubblica che ha l’obbligo di utilizzare l’intero capitale al proprio interno, senza poterlo trasferire a soci o azionisti. Per non parlare poi delle finalità sociali di un’azienda pubblica che nell’impresa privata sono totalmente assenti o ottenute con estenuanti lotte sindacali. Lo Stato Sociale è il frutto di una lotta millenaria fra ricchi e poveri, patrizi e plebei, schiavi e padroni, braccianti e imprenditori per garantire alle categorie più deboli una vita quantomeno dignitosa. Ecco qual era il senso più profondo del referendum che non è stato dolosamente colto dalla nostra politica senescente e conservatrice. Questo governo ha tradito 27 milioni di cittadini, contrari alla privatizzazione del servizio idrico, catapultandoci indietro nel tempo quando l’acqua era un bene precario che si otteneva su gentile concessione del sovrano.

Fonti:

Salviamo il referendum dal decreto “Cresci Italia” – padre Alex Zanotelli

I Comitati per l’acqua pubblica in piazza: «Monti vuole privatizzare la distribuzione»

Sicilia bloccata dal Movimento dei Forconi, assente la politica

OBLIO MEDIATICO – In Sicilia il Movimento dei Forconi sta bloccando le principali arterie stradali per contestare l’aumento delle accise sui carburanti, che ha messo in ginocchio l’economia locale. L’ennesima piaga per gli isolani, la cui protesta vive indissolubilmente legata alla realtà di un territorio che reclama giustizia da tempo immemore. I siciliani finalmente hanno trovato il coraggio di aggregarsi e manifestare, liberandosi dal giogo politico e mafioso che mira al mantenimento dello status quo. La loro battaglia è dunque autentica, come dimostra il fatto che nessun pezzo grosso dell’establishment abbia voluto appoggiarla. Persino il servizio pubblico ha ignorato la notizia, nemmeno un accenno al Tg3 regionale. Eppure la portata dell’evento avrebbe meritato l’apertura di qualsiasi telegiornale nazionale e la prima pagina dei maggiori quotidiani. E invece se ne discute solo in rete, nella penombra, all’insaputa del grande pubblico. Il Movimento dei Forconi infatti non gode dei favori della casta che difficilmente lo può strumentalizzare per ricavarne qualcosa, e perciò merita l’oblio mediatico.

CRONACHE DI ORDINARIA FOLLIA – Quando si arriva a bloccare il traffico organizzando dei presidi e brandendo dei forconi, significa che la politica ha fallito. Se la classe dirigente non è in grado di intercettare le istanze dei cittadini costringendoli ad azioni estreme per farsi ascoltare, allora abbiamo dei governanti che non sono all’altezza del loro compito. Molto probabilmente questo atto di sedizione sarà punito con cruenti pestaggi e torture da parte delle forze dell’ordine. Quegli stessi agenti che non hanno abbastanza mezzi per sedare due risse contemporaneamente nella stessa città, ma che all’occorrenza vengono chiamati a raccolta da ogni dove per formare un plotone pronto ad attaccare inermi manifestanti. L’Italia è anche questa, con un corpo di Polizia asservito alla casta disposto a malmenare la plebe per pochi spiccioli come i bravi di Don Rodrigo. Il rischio dunque è che le richieste di questi pastori, allevatori, artigiani e altri lavoratori autonomi siciliani s’infrangano contro i manganelli degli sbirri, rimasti gli unici referenti istituzionali per i cittadini.

Fonti:

http://www.cadoinpiedi.it/2012/01/17/il_movimento_dei_forconi_e_il_riscatto_del_sud.html

http://www.beppegrillo.it/2012/01/il_movimento_de.html

Debito pubblico, cicale e formiche secondo Giannino

Posted gennaio 16th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia

IL DITO E LA LUNA – Gli italiani hanno accumulato un debito di circa 1 900 miliardi. Politici ed economisti ne parlano spesso come di una malattia da debellare e nessuno, per ovvie ragioni, se ne assume la responsabilità. Sono tutti pronti a rinnegare le proprie origini pur di poter affermare che il debito l’hanno ereditato, il che secondo loro li scagionerebbe a priori. Come se i partiti di oggi non affondassero le proprie radici in quelli di ieri e, a ogni legislatura, si cancellasse la memoria del passato. Un perenne default (termine tanto caro al regime che lo usa come spauracchio per giustificare la riduzione della spesa sociale) mentale che ci condanna a commettere sempre gli stessi errori, risucchiandoci inesorabilmente in un gorgo infernale. In informatica default significa avviare il ripristino del sistema, cioè ripulire il disco rigido da ogni tipo di dato, riportando così la macchina alla sua funzionalità originale. Di solito questa operazione si effettua quando l’efficienza del computer è stata intaccata da qualche agente patogeno, quali virus, code di file etc. L’amnesia di cui soffrono i politici però non elimina affatto i virus, ma solo le loro colpe. La tragedia tuttavia non riguarda solo i nostri governanti, ma anche e soprattutto i loro elettori che si ostinano a votarli ad onta delle loro menzogne e nefandezze. Ogni cinque anni questo parco buoi non si accorge di svegliarsi in una situazione peggiore della precedente, continuando a difendere a spada tratta i propri rappresentanti. La speranza per i passeggeri di una nave intrappolata in un gorgo è quella di toccare velocemente il fondo per poter finalmente emergere. Fatalità vuole però che a riaffiorare non sia che il relitto dell’imbarcazione con qualche superstite. Il transatlantico Italia è stato calamitato sul fondo e non riceve alcuna spinta ascensionale, come se fosse imprigionato in un limbo nel quale espiare i propri peccati. Finché gli italiani fisseranno ostinatamente il dito che indica la luna la classe politica potrà stare tranquilla: nessuno le chiederà mai di rendere conto dei propri sperperi.

LE CICALE DI GIANNINO – Il giornalista Oscar Giannino ha recentemente elaborato un documento nel quale mette in relazione i governi succedutisi dal ’46 a oggi con la rispettiva quota accumulata di debito pubblico. Ne emerge un quadro a dir poco sbalorditivo: secondo quanto ricostruito da Giannino attraverso i dati della Banca d’Italia, il debito contratto dalla prima repubblica (1946 – 1992) si aggira intorno agli 800 miliardi di euro. La rimanenza dunque (circa 1 200 miliardi) è da imputare esclusivamente alla seconda repubblica, i cui esecutivi nell’arco di un ventennio hanno indebitato la nazione più di quanto abbiano fatto i loro predecessori in mezzo secolo. Un’aberrazione se pensiamo che nel dopoguerra lo Stato ha dovuto elargire ingenti somme per rimettere in moto l’economia del paese, mentre invece dal ’92 in poi non ci sono state emergenze di tale portata. Si può quindi convenire sul fatto che quei 1 200 miliardi siano stati, perlomeno in parte, scialacquati e distratti dal loro debito utilizzo. Per onor di cronaca bisognerebbe ricordare inoltre che i governi Craxi, in anni di crescita economica galoppante, hanno fatto schizzare il debito dal 65% del PIL al 90% rivelandosi i più spreconi della prima repubblica. Tuttavia il titolo di peggior spendaccione di tutti i tempi spetta al primo governo Berlusconi, che ad onta della breve durata è riuscito a indebitare gli italiani per 330 milioni di euro al giorno. Dal ’95 invece l’alternanza fra destra e sinistra ha segnato una netta distinzione fra le relative politiche economiche che hanno inesorabilmente affibbiato ai due schieramenti i nomignoli di cicala e formica. Naturalmente la cicala è il centro destra che ogniqualvolta saliva al potere aumentava sistematicamente l’onere del debito, mentre il centro sinistra da buona formichina cercava di ridurlo. Se la cicala di Arcore badava più all’incetta di consensi trascurando il bilancio dello Stato, la formica si occupava ossessivamente di far quadrare i conti inimicandosi l’opinione pubblica. Le tasse, si sa, non piacciono, specialmente se le si esige sempre dai meno abbienti.

Fonti:

http://www.youtube.com/watch?v=x71BGsuojTU

Governo Monti pro liberalizzazioni, l’ennesimo “pacco” per gli “itaGliani”

Posted gennaio 12th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni

FASE UNO FASE DUE - Il presidente del consiglio Monti nel corso di una recente intervista televisiva ha rifilato agli “itaGliani” una serie di panzane degne del miglior pinocchio. Per cominciare ha parlato delle asettiche due fasi di cui è composta la manovra del governo: la prima prevede misure d’urgenza di taglio alla spesa sociale, la seconda invece incentivi per la crescita economica. Ci ha tenuto inoltre a precisare, da buon parruccone imbolsito, che la sua politica volta a un riassesto del bilancio pubblico si basa su criteri di giustizia ed efficienza. Il solito vacuo discorso in politichese insomma, avvolto però in una melensa aura di spocchiosa pacatezza, quasi soporifera; parlava e ammaliava, bisbigliava e sonnecchiava (un po’ come Romano Prodi) cercando di spacciare tasse e tagli per una medicina amara, austera ma necessaria. Un rimedio che secondo lui sarà edulcorato dalla cosiddetta fase due, ovvero provvedimenti che garantiranno maggiori entrate per l’erario e nessun sacrificio per gli italiani. Ma la ricetta proposta dal primo ministro sembra più frutto dell’Alzheimer che di un assennato progetto di sviluppo. Immemore di quanto è accaduto e sta accadendo in Africa, America Latina, Grecia e altri paesi in difficoltà, promuove come panacea assoluta le liberalizzazioni, conosciute meglio come svendita del pubblico demanio. Ma egregio dottor Monti secondo lei non sarebbe più vantaggioso mettere a rendita questo patrimonio anziché regalarlo per un pugno di dollari alle solite cricche imprenditoriali?

UNA FRODE SEMANTICA – Si scrive liberalizzazione, si legge privatizzazione. Se parliamo infatti di monopoli naturali quali l’acqua, l’energia, l’etere, la banda larga, l’igiene urbana e altri settori che non possono essere gestiti che da un unico soggetto, si tratta di un vero e proprio furto alla collettività. Il caso dell’acqua è emblematico: se un ente pubblico affida la gestione del servizio idrico a un azienda privata questa avrà il monopolio su un dato territorio, in quanto un cittadino non potrà che rivolgersi esclusivamente ad essa per poter avere l’acqua in casa. Idem per l’elettricità, esiste un’unica rete di tralicci ch’io sappia. Dunque sarebbe opportuno chiamare queste operazioni col loro giusto nome ovvero saccheggio demaniale, ad opera dei colossi finanziari. La gestione del servizio in questo caso coincide con il controllo pressoché assoluto sull’erogazione dello stesso. Questo significa che un imprenditore può applicare arbitrariamente la tariffa che vuole su beni o merci a domanda fissa. Resta però il dilemma se considerare elementi naturali, come acqua ed energia, delle merci o dei beni comuni da sottrarre alle logiche di mercato. Be’, a tal proposito 27 milioni di italiani hanno già dato il loro responso col referendum dello scorso giugno, affermando che l’accesso all’acqua potabile è un diritto fondamentale dell’uomo, inalienabile. Non è dunque un bene di rilevanza economica e non può essere affidato a società di capitale che ne garantirebbero la fruizione solo a chi ha i soldi per permetterselo. Se il governo vuole tanto liberalizzare qualcosa cominci pure ad aprire il settore notarile alle nuove generazioni abolendo le licenze.

Napoli rifiuti, addio a un bravo manager

Posted gennaio 11th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni

NAPOLI – Nei giorni scorsi la giunta comunale di Napoli ha revocato a Raphael Rossi la carica di presidente di Asìa. Il giovane dirigente è stato a capo della società per azioni che si occupa della nettezza urbana nella città partenopea fino al due gennaio. Durante la conferenza stampa tenutasi nel medesimo giorno il sindaco Luigi De Magistris ha tentato di spiegare le motivazioni del suddetto licenziamento, avvalendosi di una dialettica tanto vecchia quanto inefficace e fumosa. Le parole dell’ex magistrato non solo non hanno toccato il cuore della questione, ma erano intrise di pedante sussiego. Breve e di circostanza è stato invece l’intervento di Raphael Rossi che con aria sommessa ha elencato i risultati ottenuti dall’azienda grazie alla sua conduzione. Ancora una volta dunque non sono stati affrontati temi scabrosi che hanno ammorbato Napoli e le sue precedenti giunte. In primis quello del clientelismo che entra a gamba tesa in questa vicenda dato che, come ha spiegato lo stesso Rossi sul suo blog, il licenziamento è avvenuto dopo il rifiuto di 23 assunzione considerate inutili. Il nesso di causalità tra i due fatti è evidente, non foss’altro perché il consiglio comunale aveva chiesto quelle assunzioni entro il 31 dicembre e la revoca è arrivata il due gennaio con la prima delibera emanata dal consesso nel nuovo anno: come mai tutta questa fretta quando si tratta di rimuovere persone che non si piegano a logiche mafiose e clientelari?

UNA FIGURA BARBINA - Nessuno ha messo in dubbio la qualità del lavoro svolto da Rossi in Asìa. Nessuno, nemmeno il sindaco che davanti al codazzo di giornalisti ha sciorinato scuse infantili per giustificare la revoca dell’incarico, abdicando così platealmente alla propria dignità e alla propria onestà intellettuale. Ma come si fa a sostenere un discorso in cui prima annunci di destituire una persona e subito dopo ne tessi le lodi? Licenziato perché troppo bravo… Suvvia signor De Magistris, avrebbe potuto trovare qualcosa di meglio da raccontare!  Tuttavia la politica del rigore applicata da Rossi in azienda, a fronte di buoni risultati, ha portato con sé anche parecchi malumori. La società che l’onesto Raphael è stato chiamato a dirigere è infatti un orribile carrozzone dove vengono imbarcati parenti e amici dei pezzi grossi di Napoli. Chi sono i pezzi grossi? Be’, i camorristi ad esempio, ma anche politici e imprenditori di alto rango; i soliti noti, insomma, che in Italia cercano di salvarsi dall’estinzione contro ogni logica darwiniana, perpetuando la loro specie all’interno dei palazzi del potere. È contro questa abominevole razza che De Magistris aveva promesso di combattere in campagna elettorale, ma da quando è stato eletto il suo impeto si è affievolito. Ora sembra che abbia sepolto l’ascia di guerra tradendo le aspettative dei suoi concittadini. Dottor De Magistris è giunto il momento di farci sapere da che parte ha deciso di schierarsi!

Fonti:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/rossi-sentito-procura-napoli-opposi-alle-assunzioni-asia-erano-inutili/181732/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/dopo-aver-pulito-napoli-arriva-fango/182225/

http://www.youtube.com/watch?v=7J4RDbdTeC8&feature=player_embedded