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Maserati per La Russa

Posted ottobre 29th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Politica

ROMA – Qualche giorno fa sono state consegnate al ministero della Difesa 19 nuove Maserati, e questo in barba a quanto stabilito in finanziaria quest’estate. La manovra infatti, in materia di auto blu, prevedeva che le vetture in servizio non superassero i 1 600 di cilindrata e che le stesse, una volta dismesse, non potessero più venir sostituite. Ci dev’essere stato un fraintendimento fra camerati di governo. Tremonti non è riuscito a spiegare al riottoso ministro della Difesa quanto contenuto in uno dei sette articoli della sua finanziaria da 43 miliardi. Eppure il messaggio era a prova d’idiota, impossibile non afferrarlo: “Basta auto blu!” Niente da fare, il sedicente fascista di governo è duro di comprendonio, e si giustifica sostenendo di aver scelto Maserati per dare una mano all’industria italiana dell’auto. Poi forse, per un sussulto di sobrio pudore, aggiunge che le macchine non sono state assegnate né a lui, né ai suoi sottosegretari,né al capo di gabinetto e neppure a quelli del suo staff. E per chi saranno mai quelle lussuose vetture? Per l’usciere del palazzo di via XX Settembre? Ma veniamo al nocciolo, in Italia ci sono circa 829 000 auto blu, per un costo complessivo intorno ai 50 miliardi di euro. Sembra uno scherzo, eppure la casta chiede sacrifici ai cittadini a suon di finanziarie da 40/50 miliardi, evitando di toccare i loro privilegi reali. Anzi, quando riescono a non farsi scoprire, si concedono pure un aumentino di stipendio: il colmo della beffa per chi magari lavora precario a 500 euro al mese. D’altra parte non possiamo nemmeno lamentarci troppo, perché qualcuno li ha votati; forse proprio il nostro vicino di casa con cui ogni tanto scambiamo due chiacchiere, oppure la mamma dell’amichetto di nostro figlio con cui condividiamo l’attesa per l’uscita dei bambini da scuola. La persona comune insomma, con cui si evita di parlare di politica, perché è un argomento spinoso, per cui si litiga, e intorno al quale c’è un’ignoranza da far accapponare la pelle. Italiani, pecoroni sempre.

Fonti:

http://www.statoquotidiano.it/27/10/2011/le-auto-blu-in-italiacrisi-o-non-crisi-i-privilegi-non-si-toccano/59835/

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=168181&sez=HOME_INITALIA

Scopri quanto è razzista la tua città: Wheelmap

Posted ottobre 29th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Discriminazioni

Wheelmap è una mappa virtuale dove è possibile misurare il livello di accessibilità infrastrutturale di una città, per carrozzine e passeggini in genere. Chiunque su Wheelmap può segnalare la qualità dei punti di accesso a strutture pubbliche o private. L’idea balzana è stata partorita dalla mente di Raul Krauthausen, trentenne tedesco costretto in carrozzina. Il progetto, realizzato poi dall’associazione no profit “Sozial Helden” (Eroi del sociale), rappresenta, per un disabile, la cartina di tornasole della vivibilità urbana. Non solo, è anche lo specchio delle nostre città che riflette un’immagine diversa da quella che siamo abituati a osservare. Ciò che potremmo vedere, perlomeno in Italia è un razzismo diffuso, formato da marciapiedi senza scivoli, mezzi pubblici senza pedane per carrozzine, negozi con gradini, assenza di ascensori. Insomma un contesto in cui chi ha difficoltà motorie può rimanere interdetto. Purtroppo il razzismo in Italia viaggia a braccetto con l’indifferenza, e questo aberrante binomio ci contraddistingue dacché il fascismo instaurò la sua dittatura. All’epoca gli “italioti” erano un po’ razzisti e un po’ indifferenti, motivo per cui il regime non trovò grandi ostacoli alla sua ascesa. E ora gli Italiani si sono ripresi? A giudicare dalle barriere architettoniche delle nostre città sembrerebbe proprio di no. Nessuno ci pensa, fino a quando non capita proprio a te: un incidente, una grave malattia e guarda caso ti accorgi che guardare il mondo dalla prospettiva di una sedia a rotelle non è proprio il massimo. Non puoi nemmeno uscir di casa. Come faresti ad attraversare la strada, o ad andare a lavoro? Troppe barriere, fisiche e non. Già, perché la maggior parte delle gente non riesce a guardare un disabile se non con occhi di fugace compatimento. Ma chi ha un handicap è un individuo che come gli altri vuole essere autonomo quanto più possibile. Motivo per cui è indispensabile la diffusione di siti internet come questo, atti a migliorare l’integrazione dei disabili nella società, e a fungere da sprone per enti pubblici, privati e proprietari di esercizi commerciali che ancora non hanno provveduto ad abbattere le famigerate barriere architettoniche. Pena per l’inadempienza il bollino rosso sulla mappa (oltre che un bel salasso di multa)!

Fonti:

http://nientebarriere.blogspot.com/2011/10/wheelmap-una-mappa-online-contro-le.html

Strage di via D’Amelio: la verità tra le righe

Posted ottobre 28th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Criminalità organizzata

PALERMO – Giovedì scorso la Corte d’appello di Catania ha dichiarato inammissibile l’istanza di revisione per il processo della strage di via D’Amelio. Il procuratore generale nisseno Roberto Scarpinto, è stato dunque invitato a procedere per calunnia nei confronti di Scarantino e Candura, autori di un vero e proprio depistaggio. I due manovali di Cosa nostra infatti si autoaccusarono di colpe gravissime, come il furto dell’auto usata per l’attentato, facendo condannare altri sicari della mafia, che però dopo i riscontri alle dichiarazioni di Spatuzza si sono rivelati estranei alla vicenda. Dopo quasi vent’anni dall’eccidio, ancora non si trovano i misteriosi pupari. Tutti sempre pronti a cercare d’individuare gli esecutori materiali dell’efferato crimine – eccetto uno sparuto numero di magistrati e uomini del mondo dell’informazione – e mai nessuno che tenta di scoprire chi ha ordito le trame. Forse non si arriverà mai a una sentenza di condanna per i reali mandanti, ma per rendere onore alla memoria di un magistrato, che per spirito di servizio ha sacrificato la sua vita, è opportuno divulgare quello che molti tacciono. E cioè che Paolo Borsellino era a conoscenza della trattativa fra Stato e mafia, e che fu ucciso perché l’avrebbe contrastata platealmente. Non si può biasimare a questo punto i giudici catanesi che hanno respinto la revisione del processo.

Il loro compito è stato quello di ravvisare se ci fossero gli estremi per celebrare un nuovo dibattimento. Siccome sarebbe stata necessaria una sentenza definitiva che incriminasse altri soggetti, hanno decretato nulla l’istanza, attenendosi così alle regole della giurisprudenza. Nodo cruciale della storia rimane però l’isolamento a cui Paolo Borsellino è stato sottoposto, una volta calata la sua popolarità dopo il Maxiprocesso. Se le istituzioni del tempo non sono state solidali con lui, allora sono quantomeno corresponsabili della sua morte, e se ancora i politici della Seconda Repubblica non hanno saputo prendere le distanze dai loro predecessori, be’ allora il sangue del probo magistrato macchia anche le loro mani. A Catania inoltre i giudici hanno sospeso l’esecuzione della pena a sei degli otto condannati all’ergastolo per l’eccidio del 19 luglio ’92. Magra consolazione per chi ha sete di giustizia, che comunque aggiunge un’altra tesserina al mosaico. Risulta tuttavia improbabile che due o tre sicari di basso rango abbiano potuto architettare un depistaggio così ben congegnato, senza l’aiuto di qualche membro delle istituzioni. Se non fosse stato infatti per le dichiarazioni di Spatuzza, nessuno avrebbe potuto contestare le menzogne di Scarantino e Candura, che adesso lamentano di essere stati costretti a mentire da un gruppo di investigatori della Polizia vicino a Falcone e Borsellino.

Fonti:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=WTGoNkNJE2I

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=4802:strage-di-via-damelio-pena-sospesa-per-sei-condannati&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

Internet lento? Italia ultima in Europa

Posted ottobre 26th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

L’Italia è l’ultimo paese in Europa per velocità di connessione a internet. A rivelarlo è l’ultimo rapporto del provider Akamai sull’analisi della banda larga nel Vecchio Continente. Tuttavia i provider nostrani continuano a propinarci pubblicità ingannevoli, evidenziando a caratteri cubitali solo la velocità massima di connessione, e non quella media. Una frode bella e buona, che passa impunemente a reti unificate senza colpo ferire. D’altronde nel Bel Paese siamo abituati ad avere a che fare con la cialtronaggine di certe imprese, che approfittando del lassismo legislativo sfavorevole al cittadino, infarciscono la loro propaganda di messaggi capziosi e talvolta inverecondi. Non è infatti contro questa lobby che bisogna scagliare il proprio risentimento, perché i soggetti più colpevoli del mancato potenziamento della banda larga sono ancora una volta i nostri politici fannulloni. La maggioranza è infatti impegnata quotidianamente a porre all’ordine del giorno in parlamento questioni di carattere privato legate al premier e ai suoi amici (intercettazioni, processo breve, ecc.). Per di più i finanziamenti per la connettività sono stati tra i primi a essere tagliati, in quanto non rientrerebbero, secondo il legislatore, tra le priorità anticrisi che il governo deve perseguire. Come se migliorare il sevizio di internet non favorisse la ripresa economica. Secondo lo studio “Internet matters: the net’s sweeping impact on growth, jobs and prosperity” lo sviluppo della rete contribuisce a creare nuovi posti di lavoro e aumenta la redditività dell’industria tradizionale in termini di produttività. Eppure la nostra classe dirigente fa orecchie da mercante, proponendo un modello di sviluppo miope, basato su incentivi a tecnologie morte e sepolte (digitale terrestre, automobili, ecc.). La casta sa bene infatti che un paese “connesso” è un paese pensante, e quindi potenzialmente pericoloso per loro. Non desiderano altro infatti che un branco di pecoroni da manipolare e sobillare a loro piacimento. Sono contro il progresso di cultura e connettività, ma hanno i giorni contati. Un click li cancellerà!

Fonti:

http://www.byoblu.com/post/2011/10/18/A-COSA-SERVE-INTERNET.aspx#continue

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=15960#axzz1bvLUtnxz

Federalismo fiscale: Bossi ce l’ha (quasi) duro

Posted ottobre 25th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

Onore al merito di Milena Gabanelli, che domenica sera ha cercato di spiegare che cos’è il federalismo fiscale. Nonostante sia sulla bocca di tutti, pochi hanno capito realmente in cosa consista. Anche dopo aver visto la puntata di Report però, risulta difficile raccapezzarsi. E questo non per demerito della conduttrice o dei suoi giornalisti, ma perchè la legge, fortemente voluta dalla Lega, è un insulto all’intelligenza, uno stupro della logica. Si tratta cioè di un misero e meschino tentativo di convincere la gente che una parte consistente delle tasse rimane ai comuni, anzichè andare a Roma. In realtà, come si evince dall’oggettiva ricostruzione della trasmissione, l’effettiva erogazione del denaro continuerà a essere gestita dal ministero del tesoro, lasciando ai comuni la magra consolazione di aumentare o di introdurre qualche gabella per i poveri. Quanto spacciato da Bossi per federalismo, altro non è che un nuovo centralismo tributario mascherato, che andrà a impoverire ulteriormente le casse dei comuni. Il leader del Carroccio bofonchia quindi fumose teorie demagogiche, che generano confusione e accontentano i fan più beceri di partito (quelli, per intenderci, affamati di slogan). Il problema sorge quando qualche giurista senza vergogna si presta a redigere una legge, sulla base dei deliri del citrullo padano per antonomasia. Se poi succede che tale legge viene approvata, come è avvenuto nel nostro caso, allora le conseguenze sono terribili: i cittadini pagano più tasse, i servizi vengono tagliati e il sistema erariale s’ingarbuglia ulteriormente. Un altro aspetto da considerare è il danno che questi surrogati di politici procurano alla cultura. Se prima una persona poteva avere idea del significato di federalismo, di federazione, di stati confederati, ora probabilmente andrà in confusione. Come si può considerare autonomo un ente, se questo deve trasferire i denari riscossi allo Stato, il quale poi decide in che misura restituirli? Questa si chiama presa per il culo. Non ha niente di federalista se non il nome. Inoltre, a fomentare il malcontento, ci pensano gli stessi bramini della casta. L’unica imposta veramente federalista, che rimpinguava un po’ le piccole tasche rammendate dei comuni, era l’Ici sulla prima casa, ma puntualmente è stata abolita per interessi di bottega dalla coalizione di centro destra. Insomma, almeno che ci si metta d’accordo fra alleati! Sarà forse chiedere troppo a queste megere della politica?

No Tav: domenica l’inferno è in Val di Susa

Posted ottobre 23rd, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

Domenica la Val di Susa si ritrasforma in una bolgia, come ogniqualvolta viene convocato un corteo No Tav. Il sottile lembo di terra in quel della Maddalena non è adatto a ospitare grandi manifestazioni. Ciononostante se ne sono organizzate svariate e si continuerà su questa linea, come afferma Luigi Casel, coordinatore delle liste civiche contrarie al tunnel. Per il movimento la marcia di domani sarà infatti la prova generale della “campagna d’autunno”, come la chiama Casel. Campagna che prevede iniziative con cadenza settimanale. Sull’altra sponda fervono invece i preparativi tra le file dei birri: uno stuolo d’uomini d’arme presidia la zona rossa, che è stata recentemente allargata per l’occasione. L’obbiettivo è quello di impedire ai manifestanti di tagliare le reti e avvicinarsi così all’area del cantiere. Le recinzioni, guarnite di filo spinato, sono state collocate anche su terreni privati, ai cui proprietari non è tuttavia giunta alcuna richiesta di occupazione temporanea del suolo. Chi possiede appezzamenti in valle non è nuovo a questo tipo di angherie, che potrebbero addirittura configurarsi come reato. A dar man forte alla fanteria saranno presenti mezzi blindati e cingolati di ultima generazione, proprio come se ci si trovasse nel bel mezzo di una guerra. Ma così non è: molto probabilmente la compagine No Tav si prodigherà in atti di sedizione e disobbedienza civile, che al massimo sfoceranno nel taglio delle reti. La domanda resta una: cosa sta difendendo questo enorme presidio interforze (oltre 1700 fra poliziotti, carabinieri, finanzieri e reparti della Forestale, più i vigili del fuoco) di così importante? Ormai lo sanno anche i sassi che il Tav non ha nessuna utilità e che costerà 22 miliardi, quasi tutti a carico della collettività. In realtà si tratta di una linea merci che sarà finita tra 20 anni, per un traffico in costante diminuzione; la ferrovia attuale inoltre, viaggia con i vagoni mezzi vuoti. Come se non bastasse, la prefettura ha stabilito il coprifuoco nei dintorni del cantiere per tutta la giornata di domenica. Misura che tuttavia difficilmente potrà dissuadere chi manifesta dall’invadere la zona rossa. La determinazione dei valligiani, che da 20 anni portano avanti strenuamente la loro battaglia, ne fa dei moderni partigiani. Difendere la Val di Susa in questo momento significa esercitare la democrazia.

Fonti:

http://www.beppegrillo.it/2011/10/la_fata_morganda_e_il_dirimente_in_val_di_susa/index.html

http://www.roccocipriano.it/wordpress/2011/10/20/zona-rossa-per-i-no-tav-come-al-g8-di-genova/

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/425986/

Ferrara, altrimenti detto “Chi striscia non inciampa”, intervistato dal Fatto

Posted ottobre 20th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Politica

Sul Fatto di oggi appare una simpatica intervista del gozzovigliante Ferrara, il quale asserisce, con turgida saccenteria, di aver cambiato livrea nel corso degli anni, a seconda del vento che tirava. A pagina quattro del quotidiano di Padellaro, il protoquamquam dei nobili salotti ribadisce il suo orgoglio di banderuola, e al tempo stesso il suo disprezzo per i cittadini liberi e informati. La sua arte da venditore di scope porta a porta, si basa infatti sull’inganno elevato a strumento di controllo delle masse. Forse sta perspicacemente cercando di attualizzare i precetti de “Il Principe” o quelli gattopardeschi, non accorgendosi però della modernità dei tempi in cui vive. Se oggigiorno dichiari di essere un opportunista, trattando li popolo come un branco di pecore, stai pur certo, caro Mangiafoco, che le tue affermazioni fanno il giro del mondo in men che non si dica. Sarà forse per questo che nessuno più lo guarda in TV? Ricordiamo inoltre, l’esilarante gogna a cui si è sottoposto candidandosi come antiabortista. Fa quasi pena, ormai è diventato una maschera della “farsa italiana”. Non è più una persona fisica, ma ha subito una trasfigurazione: è la caricatura di se stesso. Potremmo quasi annoverarlo tra le maschere di carnevale come Arlecchino o Balanzone. Lui, insieme a una miriade di altri personaggi, ha perso irrimediabilmente i contatti con la realtà, soffre perciò, a mio parere, di un’acuta forma di autismo che non gli permette di comunicare con i meno abbienti. Vive insomma, insieme agli altri berluscones, in un’altra Italia, surreale e immaginaria, dove partecipa come cameriere al grande banchetto delle lobby economiche. L’Italia reale invece, fatta di gente indignata e costretta ai sacrifici, di lui, come degli altri cortigiani, non ne può più. Ipse dixit: “Era giusto menare… con il Pci difendevo la democrazia”, sì… la democrazia del prosciutto al massimo!

Strage di via D’Amelio: revisione del processo

Posted ottobre 17th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Criminalità organizzata

Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta morirono in un attentato e ancora gli inquirenti sembrano brancolare nel buio. Sono quasi 20 anni che vanno a sbattere contro il muro di gomma costruito da politica e malavita, ma forse questa volta sta per aprirsi una breccia. Venerdì 14 il procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato ha avviato il procedimento di revisione per sette ergastolani e altri quattro condannati per la strage di via D’Amelio. L’iniziativa è nata sulla scia delle nuove indagini della Procura nissena, avviate dopo le rivelazioni di Gaspare Spatuzza, ex braccio destro dei boss di Brancaccio. Le deposizioni rese dal superpentito sono state passate a setaccio per parecchi mesi e hanno trovato numerosi riscontri, inducendo così Scarpinato a trasmettere l’istanza di revisione alla Corte d’appello di Catania. Il magistrato che ha riaperto le indagini sulla strage ha definito un “clamoroso depistaggio” quello fornito dai due falsi pentiti Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura, rei di essersi autoaccusati di fatti gravissimi che non avrebbero commesso, costretti da esponenti della polizia.

Candura sostenne infatti di aver rubato la 126 che esplose in via D’Amelio su ordine di Scarantino, uno strano personaggio con precedenti per droga che, a dire di ex boss di calibro, con Cosa nostra non ha mai avuto a che fare. In realtà le parole di Spatuzza non lasciano dubbi sul ruolo che ha giocato nell’eccidio, e annientano la marea di fandonie raccontate dai due infimi sgherri di cui sopra. Non ci sono elementi per definire tal depistaggio un complotto, ma appare evidente che sia stata attuata una strategia per occultare i fatti, in cui pezzi dello Stato e criminali si sono spalleggiati a vicenda. Ora si attende che la Corte di appello di Catania si dichiari competente e avvii il procedimento di revisione, in caso contrario dovrà trasmettere il fascicolo a Messina, dove ad occuparsi della questione potrebbe essere il Pg Franco Cassata, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa a Reggio Calabria. Se la loquacità del collaboratore di giustizia più vicino ai Graviano non accenna a diminuire, sarà sempre più difficile per gli alti ranghi della politica chiamarsi fuori dalla vicenda.

Fonti:

il Fatto Quotidiano del 15 ottobre, “Via D’Amelio, si ricomincia da zero” pagina 12
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/424900/

Le ali dell’altruismo (scritta fra le brezze del volo)

Posted ottobre 16th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

 

E mi dispiace per gli altri

perché non san cos’è

è forte, intenso, piacevole,

riscalda

lo spirito.

Non lo puoi toccare

solo assaporare,

t’inebria e il cuore sboccia.

Lascia fluire la sua energia,

lei ti dona poesia

ti offre ambrosia

e tu sprigioni cascate d’allegria.

Chiamalo come vuoi

per me è altruismo o frenesia.

Indignados a Roma, la favola dei black bloc

Posted ottobre 16th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

ROMA – Ieri 15 ottobre la città ha ospitato un corteo di indignati che con striscioni e cori canzonavano i ricchi parrucconi della BCE e le loro antiquate politiche del debito. I manifestanti chiedono la trasparenza nelle istituzioni e provvedimenti alternativi ai tagli orizzontali per risollevarsi dalla crisi. Ma c’è una cosa che desiderano ancor più ardentemente e cioè una rappresentanza all’interno del palazzo. Già perché ormai buona parte delle sedi istituzionali sono occupate dai bramini della politica e la stragrande maggioranza della popolazione è scivolata nella condizione dei paria. Ecco il succo! Gli industriali hanno rappresentanza, i massoni hanno rappresentanza, i criminali idem, e il popolo? Tra le file del corteo c’erano dottori, laureandi, lavoratori, disoccupati, ma soprattutto incazzati. Gente che alle armi dei black bloc preferisce quelle del sarcasmo, dell’ironia, della mobilitazione pacifica.

Come al solito ai margini della civil protesta troviamo i bravi delle forze dell’ordine assiepati fra gli angiporti della zona, impreparati a garantire quello che per deontologia e definizione sarebbero tenuti a mantenere. L’ordine per l’appunto. In cosa si è trasformata la Polizia? In un surrogato dell’esercito con avamposti dai quali scagliare offensive a suon di lacrimogeni e manganellate? Perché non accompagna il corteo cercando di isolare le frange violente infiltrate? Perché non salvaguarda l’incolumità dei manifestanti lasciandoli in balia dei guastatori?

Forse una spiegazione c’è e non è piacevole. Si potrebbe trattare ancora una volta della solita inettitudine al comando. Ufficiali alla testa di squadre che non sanno minimamente abbozzare una strategia per mantenere la sicurezza. Oppure potrebbe essere che il retaggio fascista che marchia indelebilmente la Polizia sia talmente forte da non suggerire altro che l’intervento a testuggine. Un’altra ipotesi rivelerebbe che dietro alla negligenza e all’inadeguatezza del modus operandi ci sia una macchinazione. Dei pupari, forse, che dietro le quinte ordiscono trame con lo scopo di selezionare dei beoti a capo delle forze dell’ordine, aumentando così la probabilità che si verifichino tafferugli. Capita sovente inoltre che dei birri camuffati da teppisti si muovano tra le file dei cortei per innescare la violenza (Cossiga docet), oppure che la Polizia o i Carabinieri allarghino le maglie dei controlli per far passare masnadieri da strapazzo che macchino la reputazione di chi manifesta liberamente le proprie idee. La parola d’ordine per il regime resta sempre e comunque criminalizzare il dissenso.

Anche ieri dunque le ragioni della protesta sono passate in secondo piano, poiché nessun partito dell’arco politico ha potuto cavalcarne l’onda. Subito infatti sono arrivati i lai di condanna bipartisan nei confronti dei black bloc e non una parola invece sulle istanze degli indignati. I black bloc sono come i voti fanno comodo sia a destra che a sinistra.

Tossine nel cibo, tranquilli tutto legale

Posted ottobre 13th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, L'industria della morte

Immagine: www.oggipanesalamedomani.it

Nei cibi che abitualmente trangugiamo sono presenti una gran quantità di tossine, alcune delle quali si sviluppano a causa delle pessime condizioni igieniche in cui i prodotti vengono trasportati e conservati. Trattandosi di agenti patogeni, sono state introdotte delle norme per limitarne l’assunzione. Esiste dunque quella che viene chiamata “soglia di tolleranza”, superata la quale un prodotto non può essere commercializzato. I principi ispiratori della norma però non considerano che, anche i cibi che superano i controlli, nel tempo possono diventare molto dannosi. Se infatti mangiamo della pasta lievemente contaminata ogni giorno, sarà più pericoloso che mangiarla una volta al mese. La soglia di tolleranza è riferita perciò alla quantità di tossine contenute nel singolo prodotto e non alla periodicità con cui questo si assume. In un alimento come la pasta per esempio il grado di tossicità accettabile sarà probabilmente maggiore rispetto a quello del riso, cereale maggiormente consumato al mondo. Ma se in Italia la domanda di pasta (grano) è più alta, che succede? Bisognerebbe dotarsi di una legge nazionale che abbassi l’asticella della soglia. Purtroppo però, così non accade e le malattie autoimmuni continuano a proliferare. Vien da chiedersi se non sia il caso di creare un’autorità indipendente che vigili sulla questione, mettendo in correlazione le abitudini alimentari di un paese con il grado di tossicità tollerabile degli alimenti. Meglio ancora se le tossine sviluppatesi in seguito al deterioramento dei prodotti, come le micotossine, vengano messe al bando. Soluzione questa insufficiente a eliminare la tossicità degli alimenti, ma comunque di buon auspicio per avviarsi verso la soluzione del problema. Esistono inoltre tossine di origine industriale e ambientale, ma questa è un’altra storia. Tuttavia essendo questo un argomento ad alto impatto sull’opinione pubblica bisognerebbe divulgarlo su larga scala, come da anni sta cercando di fare Greenpeace e come ha fatto domenica scorsa la trasmissione d’inchiesta Presa Diretta. Solo raggruppando molte istanze con l’obbiettivo comune di ridurre i livelli di contaminazione nei cibi si potrebbe metter all’ordine del giorno nell’agenda politica una proposta di legge ad hoc. Nel frattempo possiamo iscriverci al Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) più vicino o costituirne uno.

Brusca: “Riina mi parlò della trattativa” e con Bruscolo fine delle stragi

Posted ottobre 12th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

PALERMO – Giovanni Brusca non si smentisce confermando che Riina ordiva trame occulte con pezzi dello Stato. Nel caso specifico il pentito ha confermato ieri, nell’aula del processo Mori, che “i cc non avevano rispettato i patti” meritandosi dunque di subir vendetta. Questo è quanto raccontatogli da Gaspare Spatuzza e la vendetta sarebbe riferibile al mancato attentato dello stadio Olimpico. Se si cerca di costruire la fabula della storia si capisce meglio il significato del periodo stragista di Cosa nostra. La mafia specialmente negli anni ’80 e nei primi anni ’90 ha commesso molteplici eccidi al solo scopo di “sistemarsi”. Ovvero cercare di ottenere determinati agi che si sono poi condensati in quel sudicio “papello”, balzato poco tempo fa agli onori delle cronache.

Se ci atteniamo ai fatti le vicende successive alla trattativa ci riportano alla strage di via d’Amelio, segno di un accordo mancato o di promesse infrante. Mentre gli italiani sono sconvolti dall’efferatezza di tale crimine, la cupola è già al lavoro col suo ambasciatore Ciancimino senior. Cosa nostra infatti, insoddisfatta dei rapporti intercorsi fino ad allora con i propri referenti istituzionali, va alla ricerca di nuovi soggetti politici bramosi di una rapida quanto facile ascesa. Potrei fermarmi qui ma sento l’impellenza di citare lui, il sultanino gaglioffo. In quel periodo un pessimo imprenditore, che già aveva intrattenuto rapporti con siciliani poco raccomandabili (Mangano – ergastolano e sicario pluriomicida), sentiva l’esigenza di “scendere in campo” politico per dare degna rappresentanza alla classe media italiana. La verità però risiedeva nel fatto che questo nuovo messia tanto agognava quello che oggi chiameremmo un privilegio della casta, ma che all’epoca non era altro che un soverchio diritto dei politici, e cioè l’immunità parlamentare. Alcuni l’anno anche simpaticamente ribattezzata impunità.

A spalleggiare il baldo rampollo dell’imprenditoria edile milanese (di cui non farò il nome per non lederne la privacy) un giovane avvocato siciliano propenso a bazzicar fra coppole e lupare, sulla cui testa pende attualmente una spada di Damocle, ovvero una condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Un bel quadretto se si pensa che questi due allegri bricconi sono gli attuali esponenti di maggior spicco della classe politica del bel paese. Ecco spiegato il motivo dello sbeffeggiamento che i nostri connazionali subiscono inevitabilmente all’estero ogni qualvolta si scopre che sono italiani: “Ah! ah! Berlusconi! – ops! l’ho nominato! – ah! ah! ah! is he really still the prime minister?”

Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 11/10/2011, pagina 9 “I boss volevano vendicarsi contro i Carabinieri”