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Viva la guerra

Posted agosto 25th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

Qualche volta penso che la guerra non ci abbia insegnato proprio niente. In guerra, fin dai suoi albori, ci sono sempre stati dei nemici in carne e ossa da fronteggiare. Lo scontro solitamente si è sempre contraddistinto per le sue tinte rutilanti, per la veemenza dei colpi sferrati, per le vibrazioni delle armi, per le viscere e le mutilazioni. D’altro canto bisogna notare come non tutti i guerrieri si dimostravano pronti allo scontro, tant’è vero che la stragrande maggioranza si pisciava addosso attanagliata dal terrore. Sarà forse per questo che buona parte degli storici o scrittori di corte, dagli antichi Egizi a oggi, non ha fatto altro che enfatizzare i tratti più virili, audaci, eroici di chi le guerre le combatteva? C’era forse da nascondere la puzza di pipi di soldati imberbi su cui i riti iniziatici non avevano sortito alcun effetto? Se a scuola fossero state più umanizzate le figure di eroi e soldati, attraverso una selezione di testi meno impegnati a decantare le lodi dei vincitori o degli eroi patri e più orientati verso una caratterizzazione degli stessi, o anche dei nemici, folcloristica e umoristica, la letteratura in senso lato si sarebbe radicata più facilmente nelle teste dei ragazzi.

Tornando ai precetti della guerra, perlomeno a quelli più vicini alla nostra subcultura televisiva, si potrebbe dire che di cotanta violenza passata sui nostri schermi non abbiamo imparato nulla. Tutti i nostri conflitti generalmente si incanalano in un imbuto che è quasi sempre destinato a occludersi. A causare l’intoppo il più delle volte sono tutti quei pensieri feroci, crudeli, orribili, xenofobi, che non trovano uno sbocco sul piano dell’azione. Siamo cattivi dentro e la nostra malvagità ci ingolfa, di conseguenza somatizziamo tutti i mali di questo mondo perdendo così di vigore negli scontri reali. Talvolta questa continenza o pavidità eccessiva provoca costipazione. Tante persone per esempio vorrebbero picchiare o uccidere un “fottuto ebreo, musulmano, negro, muso giallo, frocio, terrone, handicappato, ecc.”, ma non lo fanno, lo pensano fervidamente, ma non trovano una briciola di coraggio per farlo.

Sento il dovere di citare il grande artista Paolo Villaggio, il quale durante una trasmissione televisiva rivolgendosi al suino Borghezio (senza offesa per la razza, s’intende) affermò che quel partito (la Lega Nord, ndr) avrebbe fatto meglio ad appaltare a qualcuno il lavoro sporco per sbarazzarsi di coloro che danno fastidio, precisando che un giorno sarebbero potuti essere gli stranieri, mentre un altro gli anziani e così via. Aggiunse inoltre che i fascisti sono stati molto più bravi dei leghisti, in quanto loro sì che si davano da fare per eliminare personalmente chi non gli andava a genio.

Questi leghisti e più in generale tutti i pavidi violenti non hanno nemmeno la forza per andare di corpo… Non riuscirebbero a torcere neppure un capello a un “negro”.

P.S.:  Da non perdere al min 6:30.

Contro la moderazione

Posted agosto 24th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria

Credo sia opportuno fare apostasia, perché la cosiddetta moderazione sta per essere contemplata fra le basi dell’etica moderna. Se moderato è il personaggio pubblico che di fronte a una strage, intestina o no, rimane impassibile, oppure al cospetto di un assassino, ladro, stupratore, concussore, truffatore (peggio se dello Stato) ecc. si rivela inerme, be’ ritengo sinceramente proficuo per l’umanità intera tacciarlo di ignavia e condannarlo per l’eternità a portare una bandiera bianca con un’alabarda conficcata tra le natiche. In senso più ampio si potrebbe considerare chi si prodiga in comportamenti o atti moderati come ignavo, e un gradino più sotto porre chi ne fa apologia bollandolo come pavido o banderuola. La moderazione inoltre, andrebbe annoverata fra le componenti del temperamento umano e non reputata una virtù in senso lato. Altrimenti ci si assopisce e si accetta supinamente tutto ciò che viene dall’alto: media, politici, insegnanti, medici, scienziati e ancora amministratori, pretori, prefetti, maestri, dirigenti, generali, maggiori, capi e prelati di sorta. E se un’autorità dovesse prendere un granchio e spacciare dolosamente il suo provvedimento come l’unica possibilità d’intervento? Servirebbe esagerazione in risposta, è uno dei principi cardine della giustizia: la bilancia pesa con un braccio il reato e con l’altro la pena, finché non trova il giusto equilibrio. Smodatezza ma in termini civili s’intende. Così se un politico non trova parole di disprezzo e di oculato odio di fronte ad atrocità quali pena di morte, eccidi, genocidi, stragi ecc. compiuti da chicchessia, penso che definirlo complice e traditore civile sia quantomeno ragionevole. L’enfasi, l’iperbole sono strumenti comunicativi che devono essere utilizzati, almeno al pari di menzogna e moderazione (che spesso viaggiano in coppia e che ultimamente dilagano immensamente), con lo scopo di reprimere la delinquenza e i comportamenti dannosi per l’umanità. Il campo entro il quale muoversi deve essere quello della non violenza e dello spirito critico nel senso più nobile del termine. Un esempio di moderazione viziosa potrebbe essere quella di un sacerdote che, invece di deplorare il comportamento di un altro epigono di san Pietro, magari macchiatosi di sodomia minorile, opta per un giudizio morbido nei confronti del reo, pur condannando l’atto in sé. Chiamasi complicità o accondiscendenza. Come pure un politico che ribadisce l’oscenità della mafia, ma trova parole solidali per il collega, magari anche di schieramento nettamente opposto, che è stato condannato per associazione a delinquere o concorso esterno in associazione mafiosa. “E’ stato uno scivolone, non voleva farlo e comunque non si discute l’integrità della persona” sono disposti a dire, e quale efferatezza uno dovrebbe compiere per intaccare la propria integrità? Rapire il papa, imbottirlo di tritolo e farlo esplodere a distanza nella moschea di Gerusalemme durante l’ora di preghiera?

D’altro canto molte volte siamo acritici e acquiescenti nei confronti della moderazione anche quando proviene da briganti incalliti (celebre è il giudizio molto moderato, che ha tanto suscitato un grande senso di condivisione nelle correnti moderate – ossimoro? – dei vari partiti,  espresso solo un anno fa dal nostro senatore a vita Giulio Andreotti sulla figura di Sindona), probabilmente perché la si considera troppo spesso un valore assoluto. Bisognerebbe cercare di esaminarla, di declinarla nei suoi vari aspetti in relazione ai contesti e di usarla solo quando è veramente necessaria, per esempio quando manca la prova o l’evidenza di una scelleratezza, quando abbiamo dei dubbi insomma. Per il resto la vita bisognerebbe cercare di costruirla all’insegna della passione, del piacere, dell’amore, della libertà, dell’individualità, e anche di altri sentimenti di senso opposto che siano costruttivi in qualche modo. D’altronde Gramsci scriveva “Odio gli indifferenti”, Dante nutriva ripugnanza per gli ignavi (collocati addirittura nel vestibolo dell’inferno) e io sulla scia di questi grandi maestri mi sento di dire molto umilmente:”Odio i moderati”.

Gli autisti della seconda repubblica

Posted agosto 23rd, 2011 by marcomachiavelli and filed in Senza categoria
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Guidava solo il bestione, un grande bruco blu, era al rientro dopo l’ultima corsa e sulla testa del mostro la scritta “fuori servizio”. Lui e il mostro avevano un buon rapporto fatto di rispetto e reciproca tolleranza: il primo sopportava gli acciacchi del lombrico, dovuti all’età e alla ruggine, il secondo invece le brusche accelerate e frenate dell’uomo in divisa. Quest’ultimo, persona assai meditabonda, era dedito a estraniarsi alla guida, guardava cioè la strada ma la trasformava in un racconto a lui gradito: i pedoni cambiavano in striminzite cavallette, i veicoli in variopinte coccinelle, le biciclette in buffi formichieri. Tutto questo durò a lungo, inossidabile era la coppia, finché  un giorno i capi decisero per la rottamazione della bestia. Sulla nuova e fiammante fiera era più piacevole e comodo sedersi, così parecchia gente cominciò a fare compagnia all’uomo pensieroso, il quale per sua natura continuava a rimanere in silenzio, anche quando qualcuno gli rivolgeva garbatamente una domanda.

I passeggeri, dapprima stupiti, a poco a poco si abituarono a quel clima religioso, pensando che al volante ci fosse una persona molto devota; così nei giorni successivi si attrezzarono con rosari di ogni colore e genere per recitare insieme le preghiere. Ma egli rimaneva impassibile. Provarono più e più volte a cercare di interpretare quel suo rigore tombale, ma con scarsi esiti. Una volta si vestirono persino tutti come lui, sembravano un manipolo di militari da parata con davanti il comandante, che però non dava ordini, o meglio non comunicava verbalmente, ma solo gestualmente e ognuno dei sottoposti ne replicava la pantomima. Prima della sua pensione tutti gli autisti si erano allineati al suo stile e così i passeggeri, a loro volta mutati in autisti. La nuova bestia si chiamava seconda repubblica.